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Cambiamenti climatici: gli animali rispondono con becchi e code più grandi

Cambiamenti climatici: gli animali rispondono con becchi e code più grandi
Pappagallo australiano

Dal 1871, i pappagalli australiani hanno mostrato in media un aumento tra il 4 e il 10% della superficie del loro becco. Ma anche mammiferi come toporagni e pipistrelli hanno aumentato le dimensioni delle loro orecchie, coda, zampe e ali in concomitanza con il riscaldamento.
Sono solo due degli esempi, riportati dallo studio svolto da alcuni ricercatori australiani e canadesi e ora pubblicato su “Trends in Ecology and Evolution”, di come tra gli effetti dei cambiamenti climatici non ci sia solo il rischio di estinzione di alcune specie, ma anche il “semplice” cambiamento delle morfologie animali.

Animali che cambiano col clima

Gli animali, cioè, possono adattarsi e diventare complessivamente più o meno grandi, o anche solo aumentare le dimensione di alcune loro parti, a seconda delle variazioni delle temperature medie o degli eventi climatici estremi. A giocare un ruolo fondamentale, nella termoregolazione animale a sangue caldo, sono infatti le appendici, come becchi o zampe prive di piume per gli uccelli, orecchie o code nei mammiferi.

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Tecnicamente, si parla di “cambiamento di forma”. E gli studiosi sottolineano come “i cambiamenti nell’ecologia e nella storia della vita degli animali dovuti al cambiamento ambientale globale non sono più un concetto teorico, ma una realtà”. Sono infatti state trovate prove che “la temperatura può essere un forte predittore del cambiamento morfologico, indipendentemente o in combinazione con altri cambiamenti ambientali”.

Le regole di Allen e Bergmann

Attraverso “prove emergenti che una serie di animali mostra aumenti delle dimensioni delle appendici in risposta ai cambiamenti climatici”, le osservazioni effettuate hanno confermato la validità di uno dei due modelli noti in materia. Si tratta della cosiddetta “regola di Allen” che dice come gli animali a latitudini più basse, in climi più caldi, hanno appendici più grandi. E lo studio ricorda che, in una recente revisione, si è evidenziato come “il 58% delle 110 specie di uccelli studiate mostra la regola di Allen nella dimensione del becco”.

 

“In accordo con la regola di Allen – aggiunge lo studio – gli animali possono aumentare le dimensioni delle loro appendici rispetto alle dimensioni del corpo”. Vi è poi anche la “regola di Bergmann”, che afferma che latitudini più elevate sono correlate a dimensioni coroporee più grandi. In altri termini, anche in tempi brevi gli animali sono in grado di adattare il loro corpo al clima per cercare di evitare la perdita di funzioni fisiologiche, fino al rischio di morte.

Le conclusioni

Il rapporto riporta anche le conclusioni dello studio su 168 piante e animali condotto da Siepielski ed altri, che ha dimostrato che “sia la temperatura massima che quella media spiegano quasi la metà della variazione complessiva della morfologia”.
Anche se, ammettono gli studiosi, “è difficile stabilire con sicurezza la causalità” tra riscaldamento climatico e cambiamento morfologico”, “gli studi a lungo termine sulle popolazioni selvatiche possono essere adatti a trovare prove dirette della selezione”.

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In ogni caso, “gli animali – concludono gli studiosi – stanno rispondendo in una miriade di modi” al cambiamento climatico. “Il cambiamento morfologico è un modo finora sottovalutato in cui gli animali stanno rispondendo alle maggiori richieste di termoregolazione, ma sosteniamo che ci siano prove che ciò stia avvenendo su ampie scale filogenetiche e geografiche”.

Alberto Minazzi

 

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