La misura introdotta dal decreto-legge approvato a Palazzo Chigi riguarda auto e moto fino a 80 kw: ecco chi ne ha diritto
Si può discutere che il bollo auto sia, come l’ha definito la premier Giorgia Meloni, “la tassa più odiata” dagli italiani.
Quel che invece adesso è certo è che, almeno nel 2027 (ma il Governo ha già annunciato la prospettiva abolire il tributo a regime, rendendolo cioè strutturale nell’ambito della prossima Legge di bilancio), potenzialmente (ovvero nel rispetto anche delle ulteriori limitazioni previste) tutti i proprietari di 14,5 milioni di veicoli (le stime del Governo parlano di oltre 13,2 milioni) potranno essere esentati dal pagamento del tributo legato al semplice possesso di auto e moto.
Si tratta del 71% del parco circolante, usato in particolare dalle famiglie per gli spostamenti quotidiani.
Il via libera è arrivato a Palazzo Chigi ieri, 16 settembre 2026, con il decreto-legge contenente “Disposizioni urgenti per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento del costo dei carburanti, nonché in materia fiscale”.
L’esenzione dal bollo: le linee generali
L’esenzione dal pagamento del bollo contenuta nel testo approvato dal Governo entrerà in vigore, inizialmente per 12 mesi, dal 1° gennaio del prossimo anno.
I beneficiari della misura sono innanzitutto le persone fisiche proprietarie di un’autovettura e coloro che utilizzano il veicolo in leasing o a noleggio.
Le auto interessate, che devono essere regolarmente assicurate, sono solo quelle che non superano gli 80 kw di potenza, siano esse a benzina, a gasolio o con alimentazione ibrida.

Un ulteriore limite riguarda chi possiede più veicoli agevolabili. L’esenzione si applica infatti a uno solo di essi, ed esattamente quello di potenza minore. Il provvedimento, in ogni caso, non si limita alle sole auto.
“Chi non possiede autovetture rientranti nei limiti indicati – precisa il comunicato di Palazzo Chigi – può fruire dell’esenzione per un motociclo o un ciclomotore”. Anche in questo caso, è prevista una potenza massima di 80 kw, senza esclusione di nessun tipo di alimentazione, e l’applicabilità a un solo motociclo: quello meno potente, o che paga la tassa automobilistica più bassa, o che sia stato immatricolato prima nel tempo.
Il costo complessivo della misura è stimato in circa 2,36 miliardi di euro.
Una somma che apre la questione delle coperture, riguardo al quale il decreto non si esprime. C’è comunque un’ipotesi, abbastanza fondata, di ricorrere anche alle risorse Pnrr e più esattamente alla parte di sovvenzioni e prestiti non utilizzata alla data del 30 giugno 2026.
Come capire se si rientra nel taglio del bollo
La prima domanda da porsi, per capire se si rientra tra i beneficiari della misura, che consentirà di risparmiare fino a circa 200 euro l’anno, è quella relativa alla potenza della propria auto. Normalmente, infatti, se non addirittura di “cilindrata” (che però non è rapportabile attraverso scale di conversione alla “potenza”) non si ragiona in termini di “potenza”, ma di “cavalli”. Indicativamente, 80 kw corrispondono dunque a 109 cv.

Il dato esatto sulla potenza, in ogni caso, è inserito nel libretto di circolazione, sotto la voce “P2”, ma può essere recuperato, attraverso il semplice inserimento del numero di targa, anche online sul Portale dell’automobilista.
Va sottolineato poi, relativamente alle auto ibride, che il riferimento va alla sola potenza del motore termico e non a quella complessiva del veicolo.
A titolo indicativo, rientrano nell’esenzione del bollo modelli molto diffusi come Fiat Pandina, Citroën C3, Dacia Sandero, Toyota Yaris, Renault Clio, Hyundai i10 e i20, Mitsubishi Colt, Suzuki Swift Hybrid, Kia Picanto, Peugeot 208, Volkswagen Polo, Seat Ibiza e Opel Corsa. Al riguardo, va chiarito che l’esenzione è sempre valida per alcuni di essi (come Pandina e Yaris), mentre in altri è applicabile solo al modello meno potente.
La limitazione a un solo veicolo non si applica quando una famiglia possieda più auto, ma queste appartengano a diversi intestatari, per esempio moglie e marito (resta però aperto il quesito sulle cointestazioni). Eventuali esenzioni già in atto, come quelle per le auto elettriche, restano in vigore. Mentre, se si pagano quote ridotte, come avviene in certe regioni per le ibride, si applica la nuova esenzione. E il bollo 2026 deve comunque essere pagato, anche se ancora non si è provveduto a farlo.
Il tema-Regioni
I proventi del bollo auto, che normalmente viene pagato ogni 12 mesi e il cui importo totale vale tra i 7 e i 7,5 miliardi annui, finiscono prevalentemente nelle casse delle Regioni.
La nuova esenzione prevista dal Governo si traduce dunque in un taglio di risorse per gli enti locali.
In Veneto, per esempio, si calcola che, senza contare i motoveicoli, le entrate relative sono pari a circa 600 milioni, a cui se ne aggiungono circa 300 dal recupero dell’evasione.
Per questo, Palazzo Chigi, dopo aver chiarito che “la misura si applica anche nei territori delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome, previo accordo con ciascuna autonomia titolare del tributo”, spiega come il taglio di entrate sarà accompagnato “da un trasferimento a favore delle Regioni e delle Province autonome”, proprio “a compensazione della riduzione di gettito”.
A fronte di minori introiti per 2,362 miliardi di euro, il trasferimento totale previsto dal decreto per il 2027 ammonta a 2,293 miliardi, a carico del Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la definizione degli importi esatti spettanti a ciascuno degli enti locali che saranno stabiliti entro il 31 marzo del prossimo anno.
Alberto Minazzi



