L’introduzione dell’obbligo di domicilio digitale per i proprietari dei veicoli è tra le proposte oggetto di studio per l’inserimento nel nuovo Codice della strada
I proprietari di auto e moto lo sanno bene: dopo 4 anni dall’immatricolazione, e poi ogni 2 anni, il proprio veicolo deve essere sottoposto a revisione.
Un obbligo, introdotto in Italia con la revisione del Codice della strada del 1992, per rispettare il quale basta prenotare un appuntamento presso un centro di controllo autorizzato o la Motorizzazione civile.
Ma, in futuro, potrebbe essere necessario anche avere una casella di posta elettronica certificata.
Non solo: il domicilio digitale rappresentato dalla pec potrebbe essere richiesto come requisito vincolante anche per un’altra serie di operazioni relative ad auto e moto: da immatricolazione e reimmatricolazione in caso di furto o smarrimento delle targhe, a trasferimento di proprietà, aggiornamento della carta di circolazione e iscrizione al Registro dei veicoli esteri per i residenti che utilizzano veicoli con targa straniera.
L’ipotesi di pec obbligatoria per proprietari di auto e moto
Anche se l’idea è effettivamente stata presa in considerazione dal Governo, l’uso del condizionale, riguardo all’introduzione di questo nuovo obbligo, al momento è assolutamente necessario.
La misura è infatti inserita nella bozza del nuovo Codice della strada, attualmente in fase di consultazione pubblica fino al 13 settembre. Solo allora verrà redatto il testo definitivo, da approvare entro il 14 ottobre, che dunque potrebbe contenere modifiche.
In ogni caso, se la norma restasse invariata, il proprietario dovrebbe comunicare e registrare (gratuitamente) nell’Indice nazionale dei domicili digitali (Inad) il proprio indirizzo pec da associare alle pratiche relative all’auto o alla moto. Un adempimento che non scatterebbe immediatamente per chi possiede un veicolo già circolante, ma solo alla prima pratica amministrativa legata allo stesso. Ovvero, a parte i passaggi di proprietà, normalmente, appunto, la revisione.

La bozza prevede che il domicilio digitale debba rimanere attivo per tutto il periodo in cui si detiene la proprietà del veicolo. Ciò non esclude la possibilità di cambiare il gestore della pec, ma tale operazione deve avvenire senza creare vuoti temporali nella reperibilità e nella validità della casella. Il senso della riforma è del resto quello di creare un unico canale di comunicazione digitale con valore legale attraverso cui inviare notifiche e aggiornamenti sul veicolo.
Pec e veicoli: cosa già c’è e cosa potrebbe cambiare
Già dal 2023, ma su base volontaria, automobilisti e motociclisti possono registrare infatti il proprio domicilio digitale e ricevere comunicazioni sui relativi veicoli o multe in formato digitale attraverso la posta certificata.
In prospettiva, allora, la pec sarebbe per esempio richiesta, a pena di blocco della pratica, per ottenere targa e carta di circolazione quando si immatricolano nuovi veicoli, per rendere operativo il passaggio di proprietà sul mercato dell’usato, nelle pratiche necessarie per reimmatricolare un veicolo già circolante o per inserire nella carta di circolazione le modifiche alle caratteristiche costruttive del mezzo derivate da interventi effettuati sul veicolo.
L’obbligo di acquistare una casella pec, al costo medio tra i 5 e i 10 euro l’anno più Iva per i piani base, è finora previsto per legge solo per i professionisti iscritti a un albo o per le imprese tenute all’iscrizione all’apposito registro. Adesso scatterebbe, senza possibilità di deroga, in primis per gli acquirenti di un veicolo nuovo, che dovranno comunicare l’indirizzo al concessionario o all’agenzia di pratiche automobilistiche insieme a carta di identità e codice fiscale.
Alcuni nodi da chiarire
Tra i casi più complessi che dovranno essere chiariti c’è quello del passaggio di proprietà di un veicolo usato, visto che, sulla base di quanto previsto nella bozza, sia il venditore che l’acquirente dovrebbero essere in possesso di una pec attiva. Quanto alle revisioni, c’è il rischio che, successivamente a una effettuata in regola, risulti un domicilio digitale di riferimento di fatto inesistente in caso di scadenza della pec per mancato pagamento.
È aperta anche la questione degli intermediari, come agenzie e concessionarie, che gestiscono le pratiche dei clienti: per ridurre i tempi, potranno usare una propria pec di servizio o dovranno obbligatoriamente accompagnare l’automobilista che ne sia privo nell’attivazione del domicilio digitale? E cosa succederà nel caso di un erede privo di pec che acquisti la proprietà di un veicolo e debba completarne la voltura per diventarne intestatario?
Il tema è particolarmente delicato soprattutto se collegato a quello del cosiddetto “divario digitale”. Al momento non sono infatti previste forme di assistenza o deroghe per chi rischia di restare escluso da una serie di adempimenti ordinari, a partire dalle persone anziane e dai residenti in zone con una connettività internet di basso livello, ma anche chi ha semplicemente poca dimestichezza con la posta elettronica certificata.
Alberto Minazzi



