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Allerta fulmini: cosa sta succedendo e come proteggersi

Allerta fulmini: cosa sta succedendo e come proteggersi

Dopo gli episodi degli ultimi giorni, dalla montagna al mare cresce l’attenzione sui temporali estivi. I consigli della Protezione civile

Dopo le ondate di caldo, che almeno su parte dell’Italia sembrano non essere ancora finite, negli ultimi giorni nuovi protagonisti atmosferici sono balzati agli onori delle cronache, con episodi purtroppo a volte drammatici.
Parliamo dei fulmini, che nella giornata di domenica 16 hanno provocato addirittura 2 vittime agli estremi opposti della Penisola. Dopo essere stati colpiti dalla scarica elettrica sono infatti deceduti un turista statunitense di 29 anni sull’Etna e un 42enne del posto sul Piz Starlex, nella altoatesina Val Monastero. E non è stato il primo caso dell’estate 2026.
Si è fortunatamente conclusa positivamente la vicenda dello scout di 16 anni in arresto cardiaco dopo essere stato colpito da un fulmine sul monte Livata, in Lazio: martedì 18, dopo 10 giorni di ricovero in terapia intensiva, il giovane si è svegliato e ha ripreso a muovere gli arti. Ma i fulmini si sono fatti sentire anche senza coinvolgere persone.
Lunedì 17, per esempio, sulla Gorgona e sull’Isola d’Elba, davanti alla costa toscana, si calcola che ne siano caduti oltre 21 mila in sole 6 ore, Roma è stata letteralmente illuminata a giorno per un’ora dalle scariche e in varie zone della provincia di Treviso una pioggia di saette ha provocato blackout, disservizi alle centraline elettriche e incendi di alberi.

Fulmini, che fare? La prevenzione nelle indicazioni della Protezione civile

Di fronte alle insidie legate ai fulmini diventa insomma fondamentale assumere comportamenti che minimizzino il rischio, evitando nel contempo quelli potenzialmente fonte di situazioni pericolose. Non a caso, le indicazioni “in caso di temporali e fulmini” riportate sul sito del Dipartimento della Protezione Civile partono proprio da quelle relative alla prevenzione.
“Associati ai temporali, i fulmini rappresentano uno dei pericoli più temibili”, si sottolinea, aggiungendo poi che “ una nube temporalesca può dar luogo a fulminazioni anche senza precipitazioni”.

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Il consiglio generale è quello di “tener conto della rapidità con cui le nubi temporalesche si sviluppano e si accrescono, e conducono quindi il temporale a raggiungere il momento della sua massima intensità senza lasciare molto tempo a disposizione per guadagnare riparo”. Già nella fase di pianificazione di un’attività all’aperto vanno comunque verificate le condizioni del tempo, attraverso i bollettini emessi dagli uffici meteorologici competenti.
Tra le numerose informazioni contenute nelle previsioni rientra infatti anche la segnalazione relativa al fatto che la situazione, nella zona e nella giornata che interessa, sia più o meno favorevole allo sviluppo di temporali. “Ricordati – precisa in ogni caso la Protezione civile- che la localizzazione e la tempistica di questi fenomeni, nella maggior parte dei casi, sono impossibili da determinare nel dettaglio con un sufficiente anticipo: il quadro generale tracciato dai bollettini di previsione, quindi, va sempre integrato con le osservazioni in tempo reale e a livello locale”.

I comportamenti da tenere quando arriva un temporale

Le condizioni atmosferiche vanno allora osservate costantemente. Vi sono infatti alcuni segnali che possono indicare l’imminente arrivo di un temporale, a cui porre particolare attenzione per decidere prontamente cosa fare. Anche perché il tempo a disposizione per mettersi in sicurezza quando arriva il temporale nella maggior parte dei casi è insufficiente. “Non esitare – si invita – a rivedere i programmi della tua giornata: ricorda che con questi fenomeni è sempre preferibile un eccesso di cautela che un difetto di prudenza”.
Tra le condizioni favorevoli ai temporali, la Protezione civile indica la presenza di nubi cumuliformi molto sviluppate verticalmente, tanto più se la giornata in valle è calda e afosa. In questi casi, “nelle ore che seguono è meglio evitare ambienti aperti ed esposti, come una cresta montuosa o la riva del mare o del lago”.
Se ci si trova in un ambiente esposto mentre inizia a lampeggiare e tuonare è invece utile sapere che, specie di sera e di notte, con soli lampi il temporale può essere ancora lontano, mentre se si sentono i tuoni il temporale è già a pochi km.
“All’aperto – prosegue la Protezione civile – nessun luogo è sicuro, quindi la prima cosa da fare è raggiungere rapidamente un luogo chiuso e aspettare almeno 30 minuti dopo l’ultimo tuono, prima di riprendere le attività”. E, in mancanza di un edificio, il consiglio è quello di “cercare riparo all’interno dell’automobile con portiere e finestrini chiusi e con l’antenna della radio possibilmente abbassata”.

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Fulmini: cosa è importante sapere

La maggior parte degli incidenti causati dai fulmini si verifica all’aperto, pur esistendo anche un rischio residuo, fortemente ridotto, anche al chiuso. Un edificio, cioè, “è un luogo sicuro, purché non si entri in contatto con nulla che possa condurre elettricità”. Al contrario, il luogo più a rischio è la montagna.
“Ma lo sono anche tutti i luoghi ampi ed esposti, come ad esempio un prato o un campo di calcio, soprattutto in presenza dell’acqua, come il mare, le spiagge, i moli, i pontili, le piscine all’esterno”.
Ancora, va ricordato che i fulmini possono colpire ad alcuni chilometri di distanza dal centro del temporale.

E ci sono alcune diffuse credenze riguardo alle quali è utile fare delle precisazioni. In primis, non è vero che il metallo, nonostante sia un buon conduttore di elettricità (così come l’acqua, da cui è opportuno stare lontani), non attira di per sé i fulmini e dunque non è pericoloso indossare o tenere in mano piccoli oggetti metallici.
Per capire dove si abbatteranno più spesso le scariche elettriche, cioè, “bisogna considerare la forma degli oggetti, non il materiale di cui sono composti”.
I bersagli privilegiati sono quelli a forma appuntita (dagli ombrelli alle canne da pesca) e quelli alti, come alberi, pali, tralicci, o comunque sporgenti rispetto a un ambiente circostante più basso: “anche una singola persona in un luogo ampio e piatto, come un prato o una spiaggia”, si avverte. Se si è costretti a restare all’aperto, bisogna dunque allontanarsi da questi punti ed evitare di creare queste condizioni. In generale va inoltre ricordato che una persona colpita da un fulmine non resta elettricamente carica e quindi può essere soccorsa subito, senza alcun rischio. Anzi, in caso di arresto cardiaco, la rapidità dell’intervento è fondamentale per aumentare le possibilità di sopravvivenza.

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Luoghi diversi, strategie diverse: la montagna

I suggerimenti della Protezione civile su cosa fare quando si viene sorpresi da un temporale variano a seconda dei luoghi.
In montagna, per esempio, bisogna “scendere immediatamente di quota, evitando la permanenza su percorsi particolarmente elevati, esposti o di forma appuntita, come creste o vette, tenendosi alla larga dai percorsi attrezzati con funi e scale metalliche e interrompere immediatamente eventuali ascensioni in parete”.
Utile sapere anche che, quando si è in compagnia, non bisogna tenersi per mano, ma camminare a una distanza di almeno 10 metri gli uni dagli altri.
Per raggiungere, il più rapidamente possibile, un percorso a quote inferiori è consigliato anche di seguire gli avvallamenti del terreno come conche, valloni e fossati, ma facendo attenzione a eventuali inondazioni in caso di forti piogge.
Il miglior posto in cui ripararsi sono gli edifici o le automobili. “Ricoveri meno sicuri, ma utili in mancanza di alternative migliori, sono grotte, bivacchi o fienili, a patto di mantenersi distanti dalla soglia e dalle pareti”, si precisa.
Un consiglio valido sia all’aperto che quando si trova riparo è ancora quello di mantenere i piedi uniti, “rendendo minimo il punto di contatto con il suolo, così da ridurre l’intensità della corrente in grado di attraversare il tuo corpo”.
Per lo stesso motivo, va evitato di sedersi o, peggio, sdraiarsi per terra. “Sempre con i piedi uniti – prosegue la Protezione civile puoi assumere una posizione accovacciata, meglio se frapponendo tra te e il terreno un qualsiasi materiale isolante”. E, in ogni caso, bisogna restare il più possibile distante dalle altre persone.

Da mare e lago, a campeggi e case

Le norme di comportamento “antifulmini” per chi si trova in una località di mare, vicino a un lago o in una piscina sono simili: va evitato qualsiasi contatto o vicinanza con l’acqua, allontanandosi quindi dalle rive.
Il fulmine, infatti, può causare gravi danni anche per folgorazione indiretta fino ad alcune decine di metri dal punto colpito.
Ci si deve inoltre liberare di oggetti appuntiti di medie e grandi dimensioni, come gli ombrelloni, non restando in spiaggia (nei luoghi ampi e piatti si è più esposti) ma entrando in un edificio o in auto: una barca rovesciata non è una protezione.
Le strutture in muratura, con le automobili anche in questo caso come alternativa in mancanza di queste, sono il punto di rifugio da raggiungere anche da parte dei campeggiatori. A meno che non siano in lamiera metallica, “non è invece indicato cercare riparo in roulotte o camper”. E chi fosse costretto a restare in una tenda deve isolarsi dal terreno con qualsiasi materiale adatto a disposizione ed evitare di toccare strutture metalliche, pareti e oggetti metallici collegati all’impianto elettrico. “È comunque bene – ricorda la Protezione civile – disalimentare le apparecchiature elettriche”.
Se infine si è in casa, bisogna evitare di utilizzare le apparecchiature connesse alla rete elettrica e il telefono fisso (si possono invece utilizzare, in caso di bisogno, cellulare o cordless); vanno tenuti spenti gli apparecchi ad alimentazione elettrica, meglio ancora staccando la spina, in particolare televisore, computer ed elettrodomestici; non si devono toccare gli elementi metallici collegati all’esterno e l’acqua; si deve restare distanti da porte e finestre, che devono essere chiuse, evitando di sostare sotto tettoie, balconi, capannoni, padiglioni, gazebo e verande.

Alberto Minazzi

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