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Animali: i nuovi migranti

Animali: i nuovi migranti
Una rondine con i suoi piccoli @Francescodemarco

La natura in Veneto e i suoi equilibri: c’è chi arriva e chi va. All’ordine del giorno il granchio blu, “che sta devastando le aree di produzione di vongole e cozze nella zona di pesca e molluschicoltura”

Incontriamo delfini mentre con la barca siamo in mare a poche miglia dalla riva, cervi che nuotano in fiumi e canali, tartarughe che nidificano sulle nostre spiagge, cinghiali, serpenti, vipere e lupi nei centri urbani, granchi blu che prendono il posto di quelli nostrani. Anche a tavola.
Ma le vongole sono sempre meno, le mucche vanno in depressione e producono meno latte e molte specie di uccelli migratori spariscono.
La natura si sta misurando, anche in Veneto, con nuovi equilibri: gli animali della zona alpina scendono a valle e caprioli, cervi e daini si fanno vedere mentre scorrazzano sulle spiagge di ValleVecchia, nel Veneto Orientale, o quando impattano sulle automobili in strada.
Famiglie di anatre vivono e passeggiano a Piazzale Roma, a Venezia, tra gli sguardi incuriositi della gente.
I cervi, seguendo i corsi di Sile e Piave raggiungono le città, i cinghiali nuotando nel Dese arrivano nel Bosco di Mestre o, attraverso la laguna, al Lido di Venezia. E via di seguito i lupi, secondo quanto previsto dalla catena alimentare. O dalle leggi della riproduzione.

Nuove presenze e diversi comportamenti

Le motivazioni, secondo gli esperti, sono molteplici. Alla base ritornano i cambiamenti climatici in corso, ma incidono anche le modifiche infrastrutturali che hanno caratterizzato alcuni territori e persino i nuovi processi agricoli, per lo più  meno intensivi e orientati alla rinaturalizzazione, comprendendo quindi anche il recupero di aree che possono rispondere maggiormente – o nuovamente – alle esigenze di alcuni tipi di animali.
Non solo il caldo. Anche la siccità ha il suo bel ruolo in questo andirivieni di animali e nel mutamento dei loro comportamenti.
Basti pensare alle mucche, che producono meno latte. O ai cani domestici (1.347.696 in Veneto secondo la Banca Dati regionale Animali d’Affezione), che tendono a dormire sempre di più, ai gatti (147.931 quelli censiti), che invece iniziano a nutrirsi meno.

Chi viene e chi va

Le rondini sono quasi scomparse, mentre invece sono diventate oramai di casa la zanzara tigre, la cimice asiatica e le locuste.
Per il riscaldamento dei mari, nell’Adriatico si sono ridotte la riproduzione dei molluschi (di cui si ciba, pare voracemente, il “nuovo” granchio blu) e la presenza degli scampi. Per converso, nelle nostre acque è oramai sempre più presente il granchio blu, per il quale è atteso un decreto del Governo a sostegno dei pescatori e per impedire che il Callinectes sapidus, questo il suo nome scientifico, aggravi ulteriormente i danni già inferti all’economia del settore ittico.
“La sofferenza ambientale dell’area lagunare è ai limiti e dal Veneto alla Romagna i danni sono ingenti per la categoria della pesca e acquacoltura – ha detto a questo proposito il presidente della regione Luca Zaia -. Non è sufficiente la lotta biologica per contrastare la presenza di questo crostaceo. I nostri operatori sono stremati e continuano a registrare perdite di prodotto che riguardano sia le zone di semina sia le aree di prodotto maturo di vongole veraci e cozze”.



Gli animali sono i nuovi migranti del Veneto, dove le cronache raccontano di serpenti e di tartarughe, di delfini, di cinghiali e di vipere tra gli arbusti di una ciclopedonale non in montagna, ma a Bibione.
Un passaggio da documentare, come abbiamo tentato di fare, chiedendo agli esperti di spiegare i cambiamenti in atto.

I lupi sono arrivati anche in pianura

L’ultimo monitoraggio dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale Ispra stima in Italia la presenza di 3.300 esemplari di lupi.
La regione che ospita il maggior numero di questi animali è la Toscana. Ma i lupi sono presenti – e numerosi – anche in Puglia e da diversi anni anche nella Pianura Padana.
Come conferma il recente avvistamento in un campo di Lughetto di Campagna Lupia, dove un contadino che stava arando con il suo trattore se l’è trovato davanti, oramai è possibile incontrare il lupo anche nelle nostre campagne e sempre più vicino all’uomo.
D’altra parte i lupi non sono più solo animali di montagna. Tant’è che la loro presenza, in Veneto, si registra anche in Lessinia, nei Colli Euganei e Berici e ora anche alle porte di Mestre.
«Ci si aspettava che i lupi potessero arrivare in pianura – sottolinea Mauro Bon, responsabile Ricerca e divulgazione scientifica del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue di Venezia -. Sono animali che amano la foresta ma possono vivere tranquillamente anche in zone umide e costiere.  Le segnalazioni fatte riguardano in genere giovani maschi provenienti dai branchi instaurati nelle zone pedemontane – continua Mauro Bon – e che cercano una femmina per colonizzare. Recentemente la presenza del lupo è stata segnalata anche nel territorio di Cavarzere. Arrivano probabilmente seguendo il corso dei fiumi. Il fenomeno di migrazione dalle zone montane riguarda anche qualche caso di martora, animale tipico montano». Ma c’è da aver paura?
«No –risponde Bon -Sebbene il lupo sia un animale selvatico dal quale è comunque opportuno mantenere le distanze, in genere quale animale piuttosto schivo non attacca l’uomo, perché non lo riconosce come una possibile preda ma come una minaccia da cui allontanarsi velocemente. Se si dovesse incontrare un lupo l’importante è non spaventarlo e lui si allontana spontaneamente ».

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Serpenti : diverse segnalazioni anche nel veneziano

La cronaca di luglio 2023 ha informato più volte sulla presenza di rettili per le strade di Roma e di Recanati, dove due grosse bisce dalle sterpaglie vicine sono riuscite a entrare negli appartamenti a piano terra degli alloggi popolari di via Mascambruni. A Mestre è stato invece recuperato morto un Biacco, la specie più comune di serpente che si può incontrare in un centro abitato e a Bibione una bambina di sette anni è stata morsa da una vipera. Ma perché i rettili arrivano in città?
« La loro presenza non è una notizia eclatante se non per il fatto che può spaventare trovarsi faccia a faccia con uno di loro, magari anche di dimensioni considerevoli – spiega Nicola Novarini del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue di Venezia, Zoologo specializzato nello studio dei rettili e degli anfibi -. In città come Roma ci sono parecchi parchi, giardini, aree verdi dove non è difficile trovarli. Talvolta riescono anche a intrufolarsi tra le pareti domestiche o in altri spazi chiusi, ma non c’è da destare allarmismo. Nel 90% dei casi, quando si avvista un serpente in città si tratta di un innocuo Biacco, Colubri viridiflavus. Questa specie, non velenosa, viene segnalata anche nel veneziano». Il Biacco è un serpente dalle abitudini diurne che frequenta in genere la terraferma ma è un abile nuotatore. Per questo lo si può trovare anche nei canali e sulle isole. La sua lunghezza varia da 80 a 150 centimetri; eccezionalmente i maschi possono raggiungere i due metri.

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Il Biacco (Coluber viridiflavus)

Si riconosce dagli occhi gialli con pupilla nera circolare, il corpo ricoperto da squame lisce e una colorazione tipica. Nella parte superiore predominano il giallo, il verde, il nero con un disegno a macchie regolari che nella seconda parte del corpo diventano meno nette fino a trasformarsi in strisce longitudinali sottili; la parte inferiore è giallo- biancastra o giallo-verdastra. Velocissimo, è capace di arrampicarsi agevolmente su alberi e arbusti. Non è velenoso ma se disturbato diventa aggressivo, causando morsi che provocano piccole lacerazioni della pelle.
« Ma il Biacco, come la Natrice Tassellata e la Coronella Austriaca, non costituiscono una minaccia per l’uomo. Diverso il discorso –sottolinea Novarini – per le vipere, unici serpente avvelenatori in Italia».
La vipera si distingue per la testa a forma triangolare e a punta, un corpo tozzo e una coda corta che si restringe in modo brusco.

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vipera

In ogni caso, suggeriscono gli esperti, la prima cosa da fare quando si incontra un rettile è avvisare immediatamente le autorità. Segnalazioni possono essere fatte agli esperti del Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue alla mail erpetologia.msn@fmcvenezia.it

Il granchio reale blu: problema da contrastare o “specie di interesse commerciale”?

In alcune città è già proposto dai ristoranti cotto al vapore, bollito oppure come ingrediente speciale di insalate e zuppe. Talvolta saltato in padella con burro e aglio.
Ed è considerato un alimento prelibato.
Giunto dall’Oceano Atlantico all’Adriatico una quarantina di anni fa, il granchio reale blu è però un vorace divoratore di vongole e pesci piccoli e la sua presenza sempre più massiccia rappresenta un problema, soprattutto nella stagione invernale, perché, per le basse temperature per esempio delle lagune, gli altri pesci emigrano verso il mare. Restano le vongole, che diventano così ancora più prelibate vittime del granchio reale blu.
«E’ sicuramente un animale che si sta rapidamente diffondendo in tutto il Mediterraneo e in Adriatico – spiega il biologo marino Luca Mizzan, direttore del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue di Venezia – ma al momento non rappresenta una minaccia per la biodiversità dell’habitat in cui vive. Vero è che potrebbe diventarlo nel momento in cui il numero crescesse in modo esponenziale e che è una specie predatoria e voracissima di pesci, molluschi e altri crostacei».
Il granchio reale blu è infatti un crostaceo che si riproduce rapidamente: il numero di uova è compreso tra 700 mila e due milioni e 100 mila a seconda delle dimensioni delle femmine.
Oltre oceano è pescato a livello industriale e consumato in grandi quantità.
Si stima che ogni anno ne siano prelevate 58 mila tonnellate.

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Un provvedimento per contrastare la presenza del granchio blu

Ma in Laguna per il momento sta creando soprattutto grandi danni al settore ittico. Tant’è vero che il Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida è giunto in Veneto “per incontrare associazioni, categorie e rappresentanti delle cooperative interessati al provvedimento a sostegno al contrasto al granchio blu che verrà discusso nel corso del Consiglio dei Ministri in programma per oggi (7 Agosto 2023 ndr) pomeriggio.
Recentemente il crostaceo è stato segnalato anche nelle acque del Delta del Po e di  Chioggia.
Proprio in Veneto, tra Eraclea e Cortellazzo, diversi pescatori già si sono cimentati nella pesca del granchio blu, proposto ora dai menù di alcuni ristoranti.
La dimensione del suo guscio può arrivare ai 23 cm nei maschi e a 20 nelle femmine e ha un carapace con due dentelli frontali triangolari e nove dentelli laterali, molto lunghi e appuntiti.
Le zampe sono piuttosto allungate, con il primo paio tramutato in chele, più grandi nei maschi rispetto alle femmine.
L’attaccatura e la parte terminale sono di un blu intenso mentre il colore del corpo è verde oliva sulla parte superiore e bianco azzurrino sul ventre.
La presenza di quest’ospite nei nostri mari è un segnale del cambiamento delle condizioni climatiche e dell’aumento della temperatura dell’acqua marina, che avrebbero facilitato la migrazione di questa specie aliena.

Tartarughe:  record di nidi nel 2023

Quella del 2023 è stata un’estate da record per le tartarughe Caretta Caretta nel Mediterraneo.
Il monitoraggio delle nidificazioni sulle coste italiane della piattaforma Tartapedia.it ha evidenziato infatti che i numeri di quest’anno superano abbondantemente quelli dei nidi identificati nel 2022.
La vera novità, però, sta nel fatto che oltre alla Sicilia, che detiene il primato, alla Calabria, alla Puglia e ad alcune altre regioni del Sud e Centro Italia, le tartarughe Caretta Caretta hanno iniziato a nidificare anche nelle spiagge venete.
Legambiente conferma che “il cambiamento climatico e il surriscaldamento delle acque stanno spostando sempre di più l’areale delle tartarughe marine verso il Mediterraneo occidentale”.
Le cronache rimandano, per la prima volta in cui questo è stato testimoniato, già all’estate del 2021 quando, a Jesolo, sono state attese, monitorate, perfino indirizzate verso il mare attraverso lievi fasci di luce, 9 piccole tartarughine uscite pian piano dalle loro uova.

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Neonato di Tartaruga Caretta caretta a Jesolo – Ph. Cert Padova

L’eccezionale evento ha riunito ricercatori, biologi e tanti volontari che ne hanno seguito lo sviluppo fin da quando la tartaruga madre ha deposto le uova: ben 80.
Nonostante nelle nostre acque siano stimati circa 20 mila esemplari di Caretta caretta, non era mai accaduto che questa specie si riproducesse in Adriatico.
«Per la prima volta in assoluto – spiega Guido Pietroluongo, medico veterinario del CERTdi Padova – questa specie di tartaruga ha nidificato nell’Adriatico. Un evento significativo perché vuol dire che ha trovato l’habitat giusto».
Ogni nido di Caretta caretta contiene in media un centinaio di uova – ma possono arrivare fino a 200 – delle dimensioni di una pallina da ping pong. La femmina scava una buca nella sabbia e le depone per poi ricoprirle accuratamente. La temperatura della sabbia determina anche il sesso delle piccole tartarughe: al di sopra di un valore soglia di 29°C nascono femmine, al di sotto maschi.
«Purtroppo – continua Guido Pietroluongo – la stima di sopravvivenza è di 1 piccolo su cento, considerato che alcune uova talvolta marciscono, in altri casi le tartarughine sono vittime dei predatori o muoiono appena nate».
Alla nascita la tartaruga Caretta Caretta è lunga circa 5 cm, da adulta arriva a 80 -140 cm con massa variabile tra i 100 e 160 kg.

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Tartaruga Caretta caretta

Predilige le acque temperate. Respira aria essendo dotata di polmoni ma è in grado di fare lunghe apnee e trascorre la maggior parte della vita in mare profondo. In acqua nuota agilmente con il caratteristico movimento sincrono degli arti e arriva a raggiungere i 35 Km/h.
In estate, al largo delle spiagge, c’è il momento della riproduzione.
Le femmine si accoppiano in acqua con diversi maschi collezionandone il seme per le successive nidiate della stagione. Successivamente attendono qualche giorno in acque calde e poco profonde prima di raggiungere la spiaggia dove, in una buca profonda scavata con le zampe posteriori, depongono le uova.
Le ricoprono poi di sabbia e fanno ritorno al mare. Le uova hanno un’incubazione che varia tra i 45 e 70 giorni e si schiudono quasi tutte simultaneamente. Usciti dal guscio, i piccoli impiegano dai due ai sette giorni per scavare lo strato di sabbia che sormonta il nido e raggiungere, in genere al calar del sole, la superficie e quindi il mare.

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