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Osteoporosi: individuata una molecola che rinforza le ossa

Osteoporosi: individuata una molecola che rinforza le ossa

Si chiama Ap503 e agisce stimolando il processo di formazione del tessuto osseo e rendendo le ossa più forti in sole 4 settimane. Per un possibile utilizzo sull’uomo serviranno però ulteriori studi

Prima di avere a disposizione a costi contenuti e con limitati effetti collaterali un farmaco utilizzabile sull’uomo servirà ancora tempo. Ma i risultati della ricerca indicano che la strada intrapresa dalla ricerca nel contrasto dell’osteoporosi puntando su un’innovativa molecola che riporta l’equilibrio nel processo di continuo rinnovamento delle ossa potrebbe essere quella giusta.
Lo conferma il recente rilancio dei risultati di uno studio pubblicato a giugno 2025 da parte dell’Università tedesca di Lipsia, che ha coordinato il team scientifico internazionale al lavoro su questa sperimentazione. Manca ancora la fase di test sull’uomo, per verificare tutti gli aspetti di efficacia e tossicità, ma quanto emerso dagli esperimenti sui topi è infatti molto incoraggiante.

Verso una nuova risposta all’osteoporosi?

Per capire il meccanismo del composto sperimentale, chiamato Ap503, bisogna partire dal meccanismo attraverso il quale il nostro organismo rinnova continuamente le ossa. Per evitare che lo scheletro diventi troppo fragile, è fondamentale che, in questo processo, ci sia un equilibrio tra osteoclasti (che riassorbono il tessuto osseo vecchio) e osteoblasti (che producono quello nuovo).
In chi soffre di osteoporosi (malattia che colpisce circa il 5% degli italiani, con punte del 17,5 tra gli over 65, soprattutto donne), ma per esempio anche negli astronauti che rimangono a lungo nello spazio, questo bilanciamento viene meno. Una perdita di densità ossea associata da precedenti studi alla mancanza di un particolare recettore: il Gpr133, che stimola l’attività degli osteoblasti.

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Come funziona la nuova molecola

La ricerca, per la quale la prima autrice, Juliane Lehmann, ha ricevuto a marzo il premio scientifico Copp della Società tedesca di osteologia, si è incentrata sull’individuazione di potenziali sostanze in grado di stimolare l’attivazione di Gpr133. E, tra queste, la molecola Ap503 è riuscita, nei test di fase preclinica, ad aumentare la resistenza delle ossa dei topi, sia sani che con perdita ossea.
I topi geneticamente modificati per eliminare Gpr133 presentavano infatti una riduzione di massa ossea, alterazioni della struttura interna delle ossa e una loro minore resistenza alle sollecitazioni meccaniche. Ma, dopo 4 settimane di trattamento con Ap503, i parametri sono notevolmente migliorati. E lo stesso risultato si è avuto anche nei topi in cui è stata provocata la menopausa.

I risultati della sperimentazione sui topi e le questioni aperte

I riscontri ottenuti sembrano dunque indicare che, oltre al rallentamento della perdita ossea, la nuova molecola stimoli attivamente anche la formazione di nuovo tessuto osseo.
Nell’ultimo aggiornamento dell’Università di Lipsia, ripreso da ScienceDaily, si sottolinea come un precedente studio abbia associato l’attivazione di Gpr133 anche a un rafforzamento dei muscoli scheletrici.
L’associazione tra trattamento con Ap503 e attività fisica ha rafforzato questa idea, visto che il miglioramento di diversi parametri ossei è risultato più marcato nei topi sottoposti a esercizio su un tapis roulant. Resta invece da chiarire sia la persistenza degli effetti a lungo termine, sia una connessione tra il miglioramento della struttura ossea e una possibile riduzione delle fratture.

Alberto Minazzi

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Tag:  ossa, ricerca

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