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Tumore al polmone, il vaccino della speranza: sopravvivenza quasi raddoppiata

Tumore al polmone, il vaccino della speranza: sopravvivenza quasi raddoppiata

Incoraggianti risultati dai test su un farmaco sperimentale per la malattia che ha colpito anche Papa Leone XIV. Tedopi, nato da uno studio italiano, apre nuove prospettive contro il cancro avanzato

Per due volte, in pochi giorni, il tumore al polmone si è preso la scena dell’informazione scientifica e non solo. E se il lieto fine, con l’esito positivo dell’intervento per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare, ha permesso di tirare un sospiro di sollievo sulle condizioni di Papa Leone XIV, adesso c’è un annuncio che dà nuove speranze per la cura della malattia anche quando ha raggiunto un livello avanzato.
Partendo dai risultati di uno studio italiano, promosso dalla Fondazione Ricerca Traslazionale, l’azienda biotecnologica francese Ose Immunotherapeutics ha sviluppato infatti un vaccino, chiamato “Tedopi”.
Il farmaco, nei test di fase 2 della sperimentazione, si è dimostrato in grado di aumentare significativamente le possibilità di sopravvivenza dei malati per i quali le terapie tradizionali non erano riuscite a ottenere l’effetto di fermare la progressione del cancro.
Lo studio, che vede come primo autore Federico Cappuzzo, direttore di Oncologia medica 2 dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma ed è stato sviluppato in 17 centri oncologici di eccellenza italiani, francesi e spagnoli, sarà presentato domenica a Madrid, nel corso del congresso della Società europea di oncologia medica.

tumore al polmone

Il tumore al polmone “non a piccole cellule”

Il vaccino terapeutico di nuova generazione apre a una vera e propria svolta per il trattamento del tumore al polmone non a piccole cellule. Ovvero una delle più frequenti patologie cancerose, visto che, secondo i dati Airtum nel solo 2025 nel nostro Paese si sono registrate 43 mila nuove diagnosi di questa malattia. Una forma che rappresenta circa l’85% del totale dei casi di tumore al polmone.
Ed è anche la più letale, prima in assoluto per mortalità in Italia.
Al momento, le opzioni terapeutiche disponibili per questo tipo di tumore sono estremamente limitate. Lo standard di cura è rappresentato dalla chemioterapia tradizionale, che però ha elevata tossicità e una efficacia comunque contenuta. Inoltre, nei casi in cui questo tumore abbia raggiunto lo stato metastatico e, dopo le terapie di prima linea, si ripresenti o progredisca, solo il 29% dei pazienti è ancora in vita dopo un anno dalla ricomparsa della malattia.
Il nuovo vaccino di precisione si inserisce allora in questo contesto sfruttando le opportunità offerte dai continui progressi registrati nel campo dell’immunoterapia. “Tedopi” combina sinteticamente 10 brevi frammenti di amminoacidi selezionati da antigeni tumorali. E la sua somministrazione si traduce quasi in un raddoppio delle possibilità di sopravvivenza, portandole al 47% se combinata con la chemioterapia e al 46% quando unita all’immunoterapia.

mini polmoni
Organoidi di polmone

Il meccanismo del nuovo vaccino

Questi risultati, ottenuti senza un eccesso di effetti collaterali, sono emersi dalla sperimentazione clinica effettuata su un campione di 106 pazienti con malattia in progressione, per i quali ora prosegue il monitoraggio. L’obiettivo è quello, qualora arrivino nuove conferme negli ulteriori test di fase 3 già in corso, di chiedere alle autorità regolatorie l’autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco.
Il meccanismo di azione può essere descritto come una sorta di addestramento molecolare mirato del sistema immunitario. Il vaccino sperimentale presenta cioè le caratteristiche degli antigeni tumorali specifici ai linfociti T, insegnando in tal modo alle cellule che difendono il nostro organismo a riconoscere e distruggere le cellule del tumore con elevatissima precisione e senza incrementare la tossicità.
Nei test, questo processo si è dimostrato efficace nei pazienti positivi all’antigene “Hla-A2”. Si tratta di una caratteristica genetica, presente in circa il 40%-50% della popolazione, che si traduce nella capacità delle cellule dell’organismo di produrre una molecola che aiuta il sistema immunitario a riconoscere eventuali cellule infette o maligne.

Papa Leone: non servono ulteriori terapie

La patologia del nuovo vaccino peptidico è la stessa che ha colpito Papa Leone XIV. Fortunatamente, nel caso del Pontefice, gli esami hanno individuato il tumore maligno in fase iniziale. E questo ha consentito, grazie al pronto intervento chirurgico di rimozione del nodulo, di ottenere una pronta guarigione e un rapido ritorno all’attività. Operato il 13 ottobre, Prevost è stato dimesso il sabato 17, permettendogli di recitare l’Angelus il giorno successivo.
E, nelle ultime ore, i medici che hanno seguito il Papa hanno comunicato che gli esami istologici definitivi e le indagini di biologia molecolare sul materiale asportato sono stati refertati, confermando tanto la diagnosi di adenocarcinoma polmonare quanto il fatto che la malattia era localizzata. Per questi motivi, in base a una successiva valutazione oncologica, non si rende ora necessaria per il Pontefice “alcuna ulteriore terapia”.

Alberto Minazzi

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