A Venezia i vaporetti hanno cominciato a navigare con un carburante prodotto anche dagli oli di cucina usati già nel 2018. Oggi quello stesso principio è arrivato alle automobili: si chiama HVO, si trova in sempre più distributori e, in qualche caso, costa quanto il gasolio o perfino meno
Tutto inizia da una padella.
Olio caldo, una frittura, poi l’olio che avanza, che viene raccolto dai ristoranti e diventa carburante.
A Venezia non è una novità: già nel 2018 l’olio usato nelle cucine è finito in una filiera che passava da Veritas, arrivava a Porto Marghera e da lì tornava in città sotto forma di biodiesel per i vaporetti.
Con un titolo che poteva sembrare allora quasi uno scherzo, Olio fresco, Tutti a bordo! lo raccontavamo noi di Metropolitano.it nell’aprile 2019: la raccolta arrivava dai ristoranti attraverso Veritas, ma il progetto comprendeva anche l’olio alimentare domestico.
Per sette mesi, dal 1° aprile al 31 ottobre 2018, Venezia mise alla prova sui suoi mezzi un carburante che trasformava l’olio alimentare esausto in energia. Era un esperimento su scala reale: milioni di litri di carburante e due domande molto concrete: i motori marini avrebbero funzionato regolarmente? E quanto si sarebbero ridotte le emissioni?
Le risposte furono abbastanza buone da spingere avanti la tecnologia.
Negli anni successivi Venezia ha continuato a cercare anche altre strade per rendere più efficiente la propria mobilità acquea e oggi la direzione è soprattutto quella dell’ibrido: nel 2026 sono stati ordinati nuovi vaporetti e motobattelli diesel-elettrici, mentre negli anni precedenti erano già stati sperimentati interventi di ibridazione su mezzi esistenti.
Ma la storia dell’olio di frittura non si è fermata sulla laguna.
E oggi comincia a essere interessante anche per l’automobilista che guarda con preoccupazione il prezzo del diesel.
Quello stesso principio, oggi, ha infatti un nome preciso: HVO.
Un carburante “verde” (prodotto da materie prime rinnovabili, soprattutto scarti e residui) che si trova sempre più spesso alle pompe italiane e che può essere utilizzato dalle auto diesel compatibili.
In alcune stazioni costa quanto il gasolio. In alcune altre costa persino meno.

Dal vaporetto all’automobile
HVO sta per Hydrotreated Vegetable Oil, olio vegetale idrotrattato.
La bioraffineria Eni di Porto Marghera ne produce 400 mila tonnellate all’anno, con un potenziamento previsto fino a 600 mila. È conforme alla specifica europea EN 15940.
Non tutti i diesel possono usarlo.
Devono essere compatibili e la verifica va fatta con il costruttore.
Alcuni veicoli riportano la sigla XTL nello sportellino del carburante; in caso di dubbio bisogna controllare il manuale o chiedere alla casa automobilistica.
Quanto costa?
Per anni il problema dei carburanti “verdi” sembrava abbastanza semplice: belli, ecologici, ma costosi.
L’HVO sta complicando la storia.
Il suo prezzo, infatti, come quello del gasolio, cambia da distributore a distributore.
Ma non è più scontato che costi di più.
In molte stazioni italiane le due pompe sono ormai praticamente alla pari e in altre l’HVO risulta addirittura più economico.
In una rilevazione recente, per esempio, una stazione del Vicentino, in Veneto, riportava HVO100 a 2,159 euro al litro contro 2,169 euro per il gasolio.
A Bassano del Grappa l’HVO risultava a 2,259 euro contro 2,279 per il diesel.
Sono prezzi che raccontano una trasformazione del mercato: non sempre scegliere un carburante rinnovabile significa pagare un sovrapprezzo. E la rete cresce.
Enilive indica oggi oltre 1.500 stazioni in Italia nelle quali è disponibile HVOlution; a livello europeo la società parla di oltre 1.700 punti vendita.
In un periodo di transizione come questo, significa che chi ha un’automobile diesel omologata, può continuare a usarla.
E’ il motivo che ha spinto nel luglio 2026 BMV ad annunciare un accordo con il gruppo Eni per utilizzare HVO nelle flotte aziendali in Italia.
Ma c’è un asterisco grande come un vaporetto. Se la macchina è un diesel Euro 5 sottoposto a un divieto, resta un diesel Euro 5 anche se nel serbatoio c’è HVO. Il carburante può ridurre l’impronta climatica del combustibile utilizzato, ma di fatto non modifica la classe Euro riportata sul veicolo.

Lombardia, il caso che farà discutere
Dal primo ottobre 2026, per esempio, in Lombardia scatta lo stop alle autovetture diesel Euro 5 nei Comuni con più di 100 mila abitanti interessati dal provvedimento.
Le città coinvolte sono Milano, Monza, Brescia e Bergamo, con il divieto previsto nei giorni feriali nella fascia 7.30-19.30.
E l’HVO non costituisce, di per sé, un lasciapassare.
Il Veneto ha invece appena rinviato al primo ottobre 2027 il blocco degli Euro 5, grazie all’adozione di misure compensative. Piemonte ed Emilia-Romagna hanno seguito strategie diverse per evitare o modificare lo stop previsto.
HVO non significa emissioni zero. Il carburante brucia in un motore termico e dal tubo di scarico escono comunque emissioni.
Enilive dichiara che l’HVO prodotto nel 2025 nelle sue bioraffinerie ha ottenuto una riduzione media del 79,5% delle emissioni di CO₂ equivalente rispetto al riferimento fossile, calcolata lungo l’intera catena del valore secondo i criteri della direttiva europea sulle energie rinnovabili. È una media riferita alle materie prime effettivamente lavorate, non significa che ogni litro di HVO tagli del 79,5% la CO₂ che esce dal tubo di scarico. Ma il carbonio proviene in larga misura da materie prime rinnovabili e residui, invece che dall’estrazione e dalla combustione di petrolio fossile.
E quella storia dell’olio di frittura?
Nel progetto veneziano del 2018, Veritas raccoglieva l’olio alimentare esausto, lo trattava e lo conferiva alla bioraffineria di Porto Marghera.
Lì la materia prima entrava nel processo industriale che produceva la componente rinnovabile del carburante. Quella componente finiva poi nel carburante dei mezzi acquei veneziani.
Oggi il cerchio è diventato molto più grande: la tecnologia è andata avanti e quello che allora era un carburante miscelato con una componente rinnovabile oggi viene venduto anche come HVO puro.
L’HVO prodotto a Venezia viene utilizzato per automobili, autobus, mezzi pesanti e altri impieghi compatibili.
Nel 2026, per esempio, tutta la flotta Itabus è passata all’HVOlution. E l’automobilista può trovarlo alla pompa con una domanda molto semplice davanti agli occhi: gasolio o HVO?
Consuelo Terrin












