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Sei donne uccise in pochi giorni: dopo Tania, la domanda che l’Italia non può più evitare

Sei donne uccise in pochi giorni: dopo Tania, la domanda che l’Italia non può più evitare

Tania aveva denunciato. Cosa non ha funzionato? Il Ministero della Giustizia annuncia la valutazione dell’invio di ispettori alla Procura di Venezia

Sei donne uccise in pochi giorni.
Una sequenza che, nell’estate italiana del 2026, sembra quasi impossibile da raccontare senza ricorrere alla parola “emergenza”. Eppure il problema è proprio questo: non siamo davanti a un’emergenza improvvisa.
La violenza contro le donne è da anni una delle questioni più studiate, normate e monitorate dal nostro Stato.
Sono cambiate le leggi, sono stati accelerati i procedimenti, sono stati introdotti nuovi reati e nuove aggravanti.
Sono stati creati sistemi di protezione e finanziati centri antiviolenza, case rifugio, il 1522.
Sono state istituite banche dati e sistemi statistici e, nel dicembre 2025, è stato anche introdotto nel Codice penale il reato autonomo di femminicidio, punito con l’ergastolo. Un reato che qualcuno vorrebbe eliminare.
Ma allora perché Tania Terrin è morta?
È questa la domanda che dovrebbe interessarci più delle solite discussioni sulle pene.

Tania aveva già chiesto aiuto

Tania Terrin, 39 anni, è stata uccisa a Camponogara, nel Veneziano, dall’ex compagno Dino Keber, che poi si è suicidato.
Non era, la sua, una storia sconosciuta alle istituzioni.
La madre ha raccontato di anni di violenze, minacce e pedinamenti e di numerose denunce: sette o otto, secondo il suo racconto, presentate da lei, da Tania e dal padre della donna.
Nei confronti di Keber era inoltre stato emesso un ammonimento del questore.
E qui arriva il punto che fa più male.
Una donna che denuncia non sta semplicemente consegnando un pezzo di carta allo Stato.
Sta dicendo: “Ho paura. Valutate voi quanto sono in pericolo.”
E se quella donna viene poi uccisa, la domanda non può essere soltanto se l’assassino sarà condannato.
Deve essere anche: come è stata valutata quella paura? Quali informazioni aveva lo Stato? Chi le aveva messe insieme? Le misure adottate erano proporzionate al rischio reale?

ergastolo per femminicidio

Ispettori a Venezia

Non sappiamo ancora tutte le risposte nel caso Terrin. Ed è giusto non inventarle.
Proprio per questo il Ministero della Giustizia ha annunciato la valutazione dell’invio di ispettori alla Procura di Venezia per capire che cosa non abbia funzionato.
Il sottosegretario Alberto Balboni ha definito il femminicidio una “sconfitta per lo Stato”.
Ma il caso Terrin arriva dopo anni durante i quali l’Italia ha continuato ad aggiungere pezzi al proprio sistema.
La svolta legislativa più importante degli ultimi anni è il Codice Rosso, la legge 69 del 2019, che ha modificato la risposta giudiziaria alla violenza domestica e di genere, accelerando alcuni passaggi e introducendo o rafforzando diverse fattispecie di reato. Poi sono arrivate altre misure.

Dal Codice Rosso al reato di Femminicidio

Nel 2022 la legge 53 ha cercato di migliorare radicalmente anche un aspetto apparentemente meno spettacolare ma fondamentale: sapere esattamente che cosa sta succedendo attraverso la creazione di un sistema statistico nazionale che raccoglie dati provenienti da diverse fonti.
Nel 2023 ci sono stati ulteriori interventi sul piano della prevenzione e della protezione con l’introduzione di  ulteriori misure cautelari.
E alla fine del 2025 è arrivato il salto simbolico e penale più forte: il femminicidio è diventato un reato autonomo.
La legge è entrata in vigore il 17 dicembre 2025.
Insomma: se guardiamo alla quantità di interventi, non possiamo dire che l’Italia non abbia fatto nulla.
Anzi.
Ma è stato costruito un sistema in grado di intervenire PRIMA che sia troppo tardi?

donne

Gli omicidi diminuiscono, ma il femminicidio resta un’emergenza

Perché il numero dei morti non racconta tutta la storia
I dati ci dicono che gli omicidi in Italia sono diminuiti enormemente rispetto al passato.
Ma questa buona notizia non si traduce automaticamente in una vittoria contro il femminicidio.
Nel 2024 ci sono state 116 donne vittime di omicidio. Di queste, 62 sono state uccise da un partner o ex partner, quasi sempre un uomo. Istat ha stimato inoltre 106 femminicidi presunti sulla base del quadro statistico ONU.
Nel 2025 il Ministero dell’Interno ha registrato un calo degli omicidi con vittime donne: 97 contro 116 nel 2024, una diminuzione del 18%.
Ma 85 delle 97 donne uccise erano state uccise nell’ambito familiare-affettivo.

Pericolo e reato: due storie diverse

L’Italia parte da una domanda specifica quando una donna chiede aiuto: “E’ stato commesso un reato?”.
In altri Paesi, la domanda è un’altra: “Questa donna è in pericolo?”
La differenza sembra piccola. In realtà è enorme.
La Spagna questa domanda se l’è fatta vent’anni fa
Ed eccoci alla Spagna. Non perché sia un paradiso. Non lo è.
Ma perché Madrid ha cominciato a costruire un sistema nazionale specifico vent’anni fa, già nel 2004, approvando la Ley Orgánica 1/2004, una legge integrale sulla violenza di genere.
Non una semplice legge che aumentava le pene: un sistema che interveniva contemporaneamente su giustizia, prevenzione, protezione, assistenza e formazione. La legge creò anche una magistratura specializzata, i Juzgados de Violencia sobre la Mujer.
Due anni dopo, nel 2007, arrivò un altro pezzo decisivo: VioGén, un sistema nazionale di monitoraggio dei casi di violenza di genere in grado non solo di raccogliere informazioni ma anche di valutare il rischio reale, di stabilire il livello di pericolo, di proteggere la donna e di aggiornare continuamente le valutazioni.
A ogni livello corrispondono misure di protezione. Il sistema può inoltre generare avvisi, allerte e allarmi.
Perché la violenza domestica spesso è una storia fatta di episodi: una minaccia oggi, uno stalking domani, un’aggressione tra qualche settimana, una separazione, un’altra minaccia.
Se ogni episodio rimane dentro il proprio fascicolo, il rischio è di perdere la storia complessiva.

ergastolo per femminicidio

I numeri spagnoli

Nel 2003, quando la Spagna cominciò la sua serie statistica nazionale, le donne uccise dal partner o ex partner furono 71.
Nel 2022 erano 50: -29,57%.
Nel 2024 sono state 48.
Sarebbe scorretto scrivere “la legge spagnola dal 2003 al 2024 ha ridotto i femminicidi del 32%”: il calo è avvenuto in vent’anni e non si può dimostrare che sia un diretto effetto della legge.
Ma il dato esiste ed è importante.
La Spagna ha iniziato a costruire quel sistema nel 2004. VioGén è operativo dal 2007. Oggi siamo nel 2026.
Sono quasi vent’anni di sperimentazione, correzioni, raccolta dati, formazione e aggiornamento.

Il problema non è solo stabilire che l’assassino sarà punito

Noi continuiamo ad aggiungere leggi.
Ogni volta che una donna viene uccisa si ragiona su una nuova legge, una nuova pena, una nuova aggravante, una nuova stretta.
Ma il problema del femminicidio non è soltanto stabilire che l’assassino sarà punito.
Quello arriva dopo. E se ci fosse un’efficace valutazione della valutazione del rischio neanche servirebbe arrivarci.
Quando una sequenza di comportamenti apparentemente separati stanno diventando potenzialmente letali?
Nel caso di Tania Terrin, questo è esattamente ciò che dovrà essere ricostruito per capire se e dove il sistema aveva già tutte le informazioni necessarie per capire che era in pericolo.
Perché se la risposta fosse sì, allora il problema non sarebbe la mancanza di una legge.
Sarebbe la capacità dello Stato di far funzionare quelle che già esistono.

Troppe domande

Nel frattempo, restano aperte troppe domande.
Quanto sappiamo davvero del rischio di ogni donna che denuncia?
Chi mette insieme le denunce precedenti?
Chi vede che quell’uomo era già stato denunciato da un’altra compagna?
Chi sa che ci sono state minacce di suicidio usate per manipolare la vittima?
Chi valuta la separazione come possibile momento di escalation?
Chi aggiorna la valutazione quando la situazione cambia?
Chi decide che una donna deve essere protetta di più, prima che accada qualcosa di irreparabile?
Perché, quando Tania ha chiesto aiuto, lo Stato non è riuscito a impedirne la morte?

 

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Tag:  femminicidio

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