Decine di roghi hanno segnato la storia della Serenissima, che nel 1800 diventò la prima città italiana ad assicurarsi contro gli incendi
Venezia è nata sull’acqua, ma ha dovuto imparare soprattutto a difendersi dal fuoco.
Bastava una favilla per metterla in balia delle fiamme.
E gli inizi di incendio che si sono verificati in questi giorni in cui le temperature hanno riportato l’attenzione sul tema, l’hanno dimostrato.
Per secoli, le fiamme sono state uno dei nemici più temuti della Serenissima.
Si sono scatenate decine e decine di volte.
Hanno distrutto mercati, chiese, palazzi del potere e, in epoca recente, anche il Teatro La Fenice.
Ma proprio questa lunga convivenza con il pericolo ha spinto la città a diventare una delle più moderne d’Europa nella prevenzione degli incendi.
Tanto da arrivare, nel 1800, a una scelta destinata a fare scuola: essere la prima città italiana a stipulare una vera polizza assicurativa contro gli incendi.
Una sensibilità che Venezia conserva ancora oggi. Non è un caso che nel centro storico il rapporto con il fuoco resti rigidamente regolamentato: persino qualcosa di apparentemente innocuo come un forno a legna per una pizza può diventare una questione complessa. Non è vietato in maniera automatica, ma richiede soluzioni tecniche molto rigorose: una canna fumaria adeguata, compatibile con edifici storici, vincoli architettonici e norme di sicurezza è difficile poterla far autorizzare.
Quando il fuoco era il grande incubo della Serenissima
Nella Venezia antica il fuoco era ovunque.
Serviva per illuminare le strade, cucinare, riscaldare le abitazioni e alimentare le botteghe degli artigiani.
Ma una città fatta di edifici vicini, magazzini pieni di merci e strutture spesso in legno aveva un punto debole enorme: una scintilla poteva trasformarsi in una tragedia.
Per secoli spegnere un incendio significò soprattutto combatterlo con mezzi rudimentali: catene umane con secchi d’acqua, demolizione degli edifici vicini per fermare l’avanzata delle fiamme e interventi spesso disperati.
Fu per questo che, già a fine Seicento, la città concentrò l’attenzione sulle “macchine idrauliche” per spegnere gli incendi.
Se ne interessò per la prima volta il cosmografo Padre Vincenzo Maria Coronelli del Convento di San Nicolò della Lattuga ai Frari, attuale sede dell’Archivio Storico di Venezia.
Ma il primo acquisto importante risale al 1736: fu in quell’anno che Venezia comprò un sistema antincendio a Londra passando dai secchi a un dispositivo allora estremamente innovativo che pompava acqua a pressione.
Soprattutto, e già ben prima, iniziò però a lavorare sulla prevenzione. Non solo limitando l’uso del legno nelle nuove costruzioni ma anche trasferendo – già nel corso del Cinquecento- tutte le fornaci del vetro su un’isola, a Murano, proprio per evitare di mettere a rischio le abitazioni.

Dalla Basilica di San Marco alla Fenice: mille anni di roghi
La storia veneziana è costellata di grandi incendi.
Nel 1419 le fiamme colpirono la Basilica di San Marco.
Nel 1514, invece, il fuoco devastò Rialto, dove gran parte del mercato fu inghiottito dalle fiamme.
Anche Palazzo Ducale, simbolo della potenza della Serenissima, non fu risparmiato: subì gravi incendi nel 1574 e nel 1577, con danni enormi alle sale e alle opere conservate al suo interno.
Ma uno degli episodi più impressionanti si lega a San Marcuola e all’incendio del 1789.
A causarlo fu probabilmente la fuoriuscita dell’olio dei lampioni cittadini conservato in botti di legno nei magazzini lungo i canali. Per motivi mai chiariti, una quantità di combustibile finì nel canale e il fuoco si propagò seguendo la corrente, trasformando l’acqua stessa in una via di diffusione delle fiamme.
Anche l’Arsenale non fu risparmiato dalle fiamme.
Nel corso del 1600, durante la guerra contro i Turchi, scoppiò infatti un importante incendio per il quale, in seguito, si parlò di fatto di un atto di sabotaggio dell’impero ottomano, che avrebbe assoldato un operaio del cantiere per impedire la costruzione di nuove navi da guerra.
La Fenice, il teatro che è rinato due volte
Il Teatro La Fenice bruciò per ben due volte nel corso della storia.
Il primo incendio arrivò nel 1836, quando il rogo fu causato da un problema legato a una stufa.
La ricostruzione fu rapidissima e già l’anno successivo la musica tornò nelle sue sale.
Il secondo incendio, doloso, fu quello, più famoso, del 29 gennaio 1996.
Il teatro fu distrutto quasi completamente e l’inchiesta subito aperta dalla magistratura veneziana individuò nei due elettricisti che vi stavano facendo dei lavori, i responsabili.
La Fenice è stata ricostruita “com’era” e “dov’era” riaprendo i battenti nel 2003.




