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Veneto, 600 mila caregiver senza tutele: si va verso il riconoscimento

Veneto, 600 mila caregiver senza tutele: si va verso il riconoscimento

Il disegno di legge passa all’aula del Consiglio regionale, che dovrà definire anche gli strumenti di sostegno concreto

Un esercito di oltre 600 mila persone, fondamentali nel sistema che assicura l’assistenza domiciliare a non autosufficienti, anziani, disabili o malati cronici.
La stima si riferisce ai cosiddetti “caregiver familiari” attivi in Veneto, che svolgono il loro importantissimo ruolo anche in assenza di un riconoscimento formale della loro figura.
Un vuoto normativo che, però, si avvicina sempre più a essere colmato.
Manca infatti solo l’ultimo passaggio, quello del voto finale atteso in Consiglio regionale per il prossimo 29 settembre, per convertire in legge il progetto n° 81, depositato il 25 maggio 2026 e licenziato il 16 settembre anche dalla Quinta commissione, competente in politiche sociosanitarie.
“Il via libera definitivo in aula consentirà di rendere il Veneto più giusto e riconoscente nei confronti di chi si prende cura di un parente malato”, ha commentato il presidente della Regione, Alberto Stefani, esprimendo “grande soddisfazione” e parlando di “promessa mantenuta”, visto che è cofirmatario della proposta che vede come prima firmataria la consigliera Chiara Luisetto.

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Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto

Il riconoscimento e il sostegno del caregiver familiare

Il progetto di legge intitolato “Disposizioni per il riconoscimento, la valorizzazione e il sostegno del caregiver familiare quale persona che presta cura e assistenza alla persona cara” punta innanzitutto a dare un riconoscimento formale a chi fornisce quotidianamente e continuativamente questo servizio. Allo stato attuale, il carico assistenziale assunto da chi svolge questo compito è infatti assai rilevante e non supportato attraverso un quadro omogeneo di tutele.
Il primo passo proposto è dunque quello dell’individuazione del ruolo svolto dalla figura specifica. Il caregiver familiare è così definito come la persona che, volontariamente, gratuitamente e responsabilmente, senza necessità di convivenza o condivisione di residenza o domicilio, presta assistenza a una persona cara consenziente che si trova in condizioni di non autosufficienza o necessita di un aiuto di lunga durata nell’ambito del piano assistenziale individualizzato.
Spetterà adesso ai consiglieri regionali, partendo da qui, trasformare il riconoscimento in strumenti concreti di sostegno quotidiano, individuando le modalità con cui alleggerire il carico di lavoro di cura e facilitare l’accesso ai servizi all’interno di un coordinamento tra strutture regionali e servizi sociali e sociosanitari attivi sul territorio. Nel prossimo passaggio, l’aula di Palazzo Ferro-Fini dovrà, a tal fine, valutare anche le risorse disponibili.

Una direzione condivisa e super partes

Come era avvenuto il giorno prima in occasione dell’espressione del parere sul disegno di legge da parte della Prima commissione, anche la Quinta si è espressa all’unanimità. “Di fronte a scelte come questa che mettono al centro il valore della persona e delle relazioni – sottolinea Stefani – non ci possono essere divisioni politiche”.
Il passaggio in commissione ha chiuso del resto il percorso costruttivo della fase istruttoria, per la quale si è puntato ad arricchire il confronto sul tema attraverso il coinvolgimento dei soggetti che operano direttamente sul campo.
La Regione ha cioè ascoltato, in audizione, le testimonianze di associazioni, realtà del Terzo settore, organizzazioni sindacali e altre persone che hanno vissuto o vivono esperienze dirette nell’ambito specifico.

Alberto Minazzi

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