Il 25 settembre la Fondazione Querini Stampalia celebra la Giornata Mondiale dei Sogni con “Dreamy Night”: arte, musica, performance e visioni si incontrano tra le sale di “The Dreamer” e la nuova mostra di Luca Rento
“La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?”
Chi non ricorda la celebre domanda di Gigi Marzullo? È forse una delle citazioni più immediate e attuali quando si parla di sogni, un tema sul quale ciascuno di noi ha una propria risposta, costruita attraverso esperienze, desideri e aspettative.
Una cosa, però, è certa: tutti sogniamo.
Nel corso del tempo, poeti, filosofi e pensatori hanno cercato di raccontare il significato del sogno.
Eleanor Roosevelt sosteneva che «il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni»; per Arthur Schopenhauer «la vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro»; mentre Cesare Pavese definiva il sogno «una costruzione dell’intelligenza, cui il costruttore assiste senza sapere come andrà a finire». E poi c’è l’invito, diventato quasi un manifesto, attribuito a Walt Disney e Tom Fitzgerald: «Se puoi sognarlo, puoi farlo».
Ma che cos’è, davvero, un sogno? La risposta cambia a seconda della prospettiva. La biologia lo studia come un fenomeno legato al sonno e all’attività cerebrale; la psicologia lo interpreta anche come espressione dell’inconscio, capace di portare in superficie desideri, paure, ricordi e conflitti interiori; la filosofia lo ha indagato come spazio di libertà, immaginazione e conoscenza. E, nella vita quotidiana, il sogno diventa aspirazione, progetto, ambizione: la capacità di immaginare qualcosa che ancora non c’è e, forse, di provare a renderlo possibile.
Proprio in occasione della Giornata Mondiale dei Sogni che si celebra il 25 settembre, la Fondazione Querini Stampalia di Venezia organizza l’evento “Dreamy Night”, una serata per celebrare il sogno non come evasione ma come esercizio di immaginazione e responsabilità: quella di guardare il presente e provare a immaginare ciò che ancora non c’è.
“Dreamy Night” prevede l’apertura gratuita degli spazi della Querini Stampalia dalle 18 alle 23.
Il pubblico potrà visitare le esposizioni temporanee in corso e assistere dalle 21 in Campo Santa Maria Formosa a un intervento performativo e sonoro di Ceri Wax, tra i produttori e DJ più iconici e innovativi della scena elettronica italiana, in collaborazione con Argo 16, realtà no profit dedicata alla musica e alle arti performative gestita dai soci volontari dell’Associazione Culturale Spazio Aereo.
Il sogno protagonista
L’evento riprende, il tema della mostra The Dreamer, dedicata al fondatore della Querini Stampalia, Giovanni Querini Stampalia, che nel 1869 donò i suoi beni alla collettività di Venezia.
La mostra si sviluppa attraverso un nuovo concept e allestimento della collezione, che comprende, tra gli altri, capolavori di Giovanni Bellini, Palma il Vecchio, Giambattista Tiepolo, Pietro Longhi e le Tele di Gabriele Bella che documentano la vita veneziana del Settecento.
Le opere si intrecciano con interventi di sei artisti contemporanei e citazioni cinematografiche dal film “Senso” di Luchino Visconti per guidare nei sogni e nelle passioni del fondatore, di sua sorella Caterina, della sua famiglia e del suo tempo. In un mondo che ci circonda di immagini del futuro, che posto hanno ancora i sogni nella nostra vita e soprattutto nella nostra idea di futuro?

“Oggi siamo immersi in una quantità senza precedenti di immagini del futuro – spiega Cristiana Collu, direttrice della Fondazione Querini Stampalia-. Vediamo continuamente come potremmo vivere, abitare, lavorare, curarci, viaggiare. Ma c’è una differenza fondamentale tra l’immagine di un futuro che ci viene mostrato e la capacità di immaginare un futuro che desideriamo. La prima può essere solo comprata e consumata. La seconda ci appartiene, ma sembra che non abbiamo più il tempo, lo spazio e persino il linguaggio per trasformare sogni, visioni e desideri in realtà. Il futuro è sempre stato una costruzione collettiva.
Non esiste soltanto il futuro che ciascuno immagina per sé: esistono i futuri che una società rende pensabili, quelli che considera desiderabili, quelli che esclude. La modernità ha trasformato il rapporto tra esperienza e aspettativa: il futuro si è progressivamente separato dal passato, diventando un orizzonte di possibilità aperte. Oggi quella distanza sembra essersi complicata. Da una parte il futuro viene continuamente promesso come innovazione, accelerazione, trasformazione. Dall’altra, molte delle immagini che lo rappresentano sono variazioni del presente e del passato. È come se avessimo moltiplicato gli strumenti per anticipare il futuro e ridotto lo spazio per desiderarlo”.

Ogni sala del percorso espositivo proposto dalla Fondazione è come una sequenza dove le opere entrano in relazione come le immagini nel montaggio cinematografico in un susseguirsi emotivo che attiva una tensione tra ciò che si vede e quello che invece rimane fuori dal campo.
Ogni spazio, sono oltre 170 le opere che costituiscono il set, allude così a un altrove invisibile, non termina nel proprio perimetro ma continua nello spazio successivo, nella memoria della stanza precedente e nell’aspettativa di quella futura. Parte integrante del progetto è la dimensione sensoriale, esaltata dai preziosi tessuti Bevilacqua, Fortuny e Rubelli che avvolgono gli ambienti, mentre suoni evocativi e il profumo, affidato alle fragranze di The Marchant of Venice, contribuiscono a costruire un’esperienza immersiva, stratificata, vere e proprie geografie sensibili.
The Dreamer e il sognatore Querini
The Dreamer nasce proprio dalla convinzione che il sogno non sia il contrario della realtà, ma una delle forme attraverso cui la realtà può essere trasformata.
“Abbiamo pensato la mostra come un set cinematografico: non una ricostruzione, ma un luogo da attraversare -anticipa Cristiana Collu -. La casa di Giovanni Querini Stampalia sembra essere ancora abitata, e di fatto lo è, da tutte le persone che continuano a dare un presente a questo luogo. Mi interessava sottrarre la casa all’idea di un passato congelato, conservato come se fosse possibile riconsegnarlo intatto al presente – contina -. Il patrimonio, se è vivo, non è ciò che resta uguale ma ciò che continua a produrre senso nella sua trasformazione.
Giovanni Querini Stampalia è precisamente una figura che rende possibile questo cortocircuito. È stato un sognatore, un visionario, un pioniere, un imprenditore, un uomo curioso e generoso, profondamente innamorato della cultura, della scienza, del viaggio, dei libri. Ma soprattutto è stato qualcuno capace di trasformare una visione in una forma concreta di futuro. La Fondazione nasce da un gesto di immaginazione che diventa responsabilità: non soltanto conservare ciò che aveva, ma affidarlo a chi sarebbe venuto dopo. Per questo attraversare “The Dreamer” significa essere contemporaneamente spettatori e protagonisti. Entriamo in una storia che sembra appartenere al passato e ci ritroviamo, quasi senza accorgercene, dentro le domande del nostro presente. Le opere, gli oggetti, le immagini, i pensieri non costruiscono un sogno incantato nel quale rifugiarsi: costruiscono piuttosto uno spazio nel quale possiamo chiederci che cosa vediamo, che cosa desideriamo, quale mondo stiamo contribuendo a costruire. The Dreamer restituisce a Giovanni Querini anche il suo statuto di sognatore, inguaribile filantropo che con un gesto di radicale fiducia nel futuro di una comunità che lui non avrebbe mai conosciuto, ha definito la sua fertile eredità che noi siamo ancora qui a testimoniare.

È un progetto che parte da Giovanni Querini Stampalia, dal suo desiderio di restituire alla comunità ciò che aveva costruito. Non soltanto un palazzo, una collezione, una biblioteca, ma un’idea di futuro. Il sogno, in questo caso, non è qualcosa di intimo che rimane chiuso nella vita di chi sogna. È un gesto che si apre agli altri. Che diventa istituzione, patrimonio, spazio pubblico. Abbiamo voluto che il secondo piano della Querini fosse attraversato come un sogno: non una successione cronologica, non un racconto già scritto, ma una serie di scene, di set, di rimandi, di apparizioni. Il visitatore si muove nello spazio come un regista, costruendo la propria narrazione. È una sorta di cinema rovesciato: non sono le immagini a scorrere davanti a uno spettatore fermo, è lo spettatore che attraversa le immagini. Il passato e il futuro, la memoria e il presente, si mescolano continuamente aprendo in questo intreccio uno spazio di libertà nel quale pensare a cosa siamo e saremo capaci di mettere in condizione di continuare a vivere dopo di noi. «Le responsabilità cominciano nei sogni» scrive Josif Brodskij nelle Fondamenta degli incurabili citando Yeats, l’idea di The Dreamer nasce da quella frase”.
Inaugurazione della mostra di Luca Rento “Prima che tutto svanisca”
A partire dalle 18 il programma della serata prevede anche l’inaugurazione della mostra “Prima che tutto svanisca”, la personale dell’artista feltrino Luca Rento.
L’esposizione riunisce una selezione di opere realizzate nell’arco di venticinque anni, essenze di film che mostrano radicalmente qualcosa che riguarda tutti: il nostro essere al mondo, il nostro rapporto con il tempo, con ciò che muta e che, inevitabilmente è destinato a scomparire.
Come sottolinea la Direttrice della Querini Stampalia Cristiana Collu, Rento ha sviluppato “un linguaggio che possiede la densità, la luce e la profondità della pittura”.

“Anche l’opera di Luca Rento -spiega la direttrice della Fondazione – non registra la perdita per consolarci ma la espone e guardare ciò che muta, ciò che si consuma, ciò che sta per scomparire. Non è un esercizio malinconico ma presenza. Sognare il futuro senza attraversare la perdita è una ingenuità. Le sue immagini in movimento hanno la densità dell’istante fotografico, ma dentro quella apparente immobilità il tempo continua ad accadere e Rento ci ricorda di non attraversarlo distrattamente. “Prima che tutto svanisca” contiene una tensione che vede da una parte la percezione quasi apocalittica che tutto possa finire, dall’altra il desiderio di trattenere, di salvare qualcosa anche minimo dalla inesorabile dissipazione del tempo. Ogni istante è fugace e irripetibile, per questo indugiare con lo sguardo significa custodire, conservare nella retina, nel corpo, nella memoria, qualcosa che sappiamo già essere destinato a trasformarsi. La definirei una forma di attenzione radicale.
In questo senso l’arte può certamente aiutarci a sognare il futuro, insegnandoci a stare nel presente con una consapevolezza diversa della durata. E questa esperienza non è soltanto individuale perché essere presenti significa anche riconoscersi parte di un tutto che ci precede e ci supera, comprendere di essere dentro un flusso che non abbiamo inventato e che non possiamo governare interamente ma possiamo però scegliere come abitarlo. Forse il futuro comincia anche qui: non nell’illusione di poterlo controllare, ma nella capacità di essere presenti abbastanza da poterlo incontrare”.
La Fondazione Querini, luogo in cui memoria e immaginazione si incontrano
Ma che rapporto esiste tra ciò che ereditiamo dal passato e ciò che siamo ancora capaci di immaginare?
“Un’eredità non è mai soltanto ciò che riceviamo ma anche ciò che decidiamo di farne. Giovanni Querini Stampalia ha lasciato alla comunità non soltanto i suoi beni, ma una forma di immaginazione – sottolinea Cristiana Collu -. Ha immaginato che il sapere e la bellezza dovessero essere accessibili, che una collezione privata potesse diventare un bene comune e noi non dobbiamo soltanto conservare ciò che abbiamo ricevuto ma chiederci come renderlo sempre nuovamente significativo, come metterlo in relazione con il presente, come aprirlo a possibilità che forse chi ci ha preceduto non poteva ancora immaginare. La Querini è un luogo in cui il passato non è messo al riparo dal tempo ma esposto alla sua trasformazione che è il senso più fertile e profondo dell’eredità”.

Anche la Biblioteca della Fondazione prolunga in occasione di Dreamy Night l’apertura fino alle 23 con tutti i servizi attivi: saranno proposte letture dedicate al tema del sogno, e invitati i presenti a immaginare la propria biblioteca dei sogni. Se una biblioteca non custodisse soltanto i libri del passato, ma anche i sogni del futuro, che cosa dovrebbe contenere la “biblioteca dei sogni” della Querini Stampalia?
“Sarebbe una biblioteca capace di accogliere le domande che il futuro ci pone, anche quando non abbiamo ancora le parole per formularle. Ma ogni biblioteca è una biblioteca di Babele come ci ricorda Jorge Luis Borges, dove ogni libro possibile, anche quelli non ancora scritti, anche quelli che nessuno scriverà mai, esiste già, nascosto tra le combinazioni infinite delle lettere e delle parole, degli alfabeti di tutte le lingue del mondo. – conclude la direttrice -. Il futuro non è uno scaffale vuoto. La biblioteca dei sogni della Querini esiste già, è fatta dei mille modi di attraversare quelli che già possiede. Del resto uno stesso unico libro può diventare un’opera diversa a seconda di chi lo legge, quando e come. Potremmo dire infine che il futuro non si scrive ma si attiva e la biblioteca dei sogni potrebbe essere non tanto un fondo speciale, ma un dispositivo che permette a chi entra di trovare il libro che ancora non sapeva di cercare e tra poco potrà di nuovo farlo fino a mezzanotte, come da testamento del nostro Conte fondatore”.



