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Marco Polo, il veneziano che fece viaggiare il mondo

Marco Polo, il veneziano che fece viaggiare il mondo
Marco Polo con il Milione, mosaico

Il 15 settembre è tradizionalmente indicato come il giorno della nascita del grande viaggiatore veneziano che partì giovanissimo verso l’Oriente e consegnò all’Europa uno dei primi grandi racconti di un mondo allora ancora misterioso

Oggi, 15 settembre, Marco Polo avrebbe un compleanno da festeggiare.
Questa, per lo meno, è la data tradizionalmente associata alla sua nascita, anche se gli storici, in merito restano prudenti.
Quel che è certo è che la storia di Marco Polo, nato, questo sì, nel 1254, a quasi ottocento anni di distanza, continua ad avere qualcosa di incredibilmente moderno.
Un ragazzo parte, va dall’altra parte del mondo e qui vede cose che in Europa quasi nessuno ha mai visto.
Quando torna, decide di raccontarle. Oggi avrebbe una telecamera, un blog, un podcast o almeno una diretta Instagram.
Marco Polo poteva solo scrivere. Ed è uscito così Il Milione, un libro divenuto uno dei più grandi successi editoriali del Medioevo.

Il Milione
Per gentile concessione della BibliotecaLudovico Jacobilli della Diocesi di Foligno

Venezia, i mercanti e un ragazzo di 17 anni

Marco nacque in una famiglia di mercanti.
Il padre Niccolò e lo zio Maffeo conoscevano già le rotte verso Oriente.
Erano stati per lunghi anni lontani da Venezia raggiungendo la corte di Kublai Khan, il grande sovrano mongolo che, dalla Cina fino alle steppe dell’Asia, controllava un territorio immenso.
Nel 1269, quando tornarono a Venezia, Marco era ancora molto giovane.
Tre anni dopo, nel 1271, a soli 17 anni, decise di mettersi in viaggio con loro.
Non sapeva se sarebbe tornato e quando sarebbe tornato.
Sapeva che lo aspettava un lungo viaggio avventuroso, che davanti aveva migliaia di chilometri da percorrere e che ci sarebbero voluti circa tre anni.

La Cina

Marco Polo non ha scoperto la Cina. L’Oriente era già conosciuto attraverso mercanti, missionari e viaggiatori che avevano raggiunto l’Asia.
Nessuno di loro però aveva mai raccontato quei luoghi facendo immaginare le città, i mercati, le strade, le abitudini, le ricchezze, le religioni e i sistemi di governo che avevano.
Nessuno poi aveva raccontato la corte di Kublai Khan, il sovrano che, fidandosi di Marco, gli ha affidato diverse missioni nel suo immenso regno.
Marco rimase in Mongolia ben 17 anni e attraverso le sue missioni conobbe regioni e situazioni che per gli europei erano del tutto sconosciute.
Finché arrivò, nel 1291, il momento di tornare.
Di nuovo in viaggio, arrivò a Venezia nel 1295: venticinque anni dopo e con una quantità enorme di storie da raccontare.

La mostra su Marco Polo a Palazzo Ducale

Poi successe una cosa quasi incredibile

Già fino a questo punto, la sua storia potrebbe sembrare straordinaria.
Me destino volle che si trovasse coinvolto nel conflitto tra Venezia e Genova e che fosse imprigionato.
Forse non aveva mai pensato prima di scrivere un libro.
Ma in carcere incontrò Rustichello da Pisa, autore di romanzi cavallereschi.
I due si intesero subito e trovarono un buon modo per occupare il tempo:  Marco raccontava, Rustichello scriveva.
Un giorno dopo l’altro, nacque Il Milione, il Devisement dou monde, il “racconto del mondo”.
Una sorta di best seller del Medioevo.

Il primo grande best seller

Il termine, naturalmente, è moderno. Ma l’idea rende perfettamente.
Il Milione cominciò infatti a circolare in moltissime copie in Europa.
Fu tradotto, adattato, riscritto, diventando uno dei libri di viaggio più fortunati dell’epoca.
Non esiste neppure oggi un unico Milione. Esistono molte tradizioni manoscritte.

La Via della Seta non era una strada

In quel libro si raccontava anche di una rete di rotte commerciali terrestri e marittime, continuamente modificata dalle guerre, dagli imperi, dai commerci e dalle condizioni del territorio: la Via della Seta.
Che non era dunque una specie di autostrada medievale tra Venezia e Pechino, come tendiamo a immaginarla.
Così come la seta non era l’unico prodotto a viaggiare lungo quelle rotte, ma un simbolo di tutti gli scambi che vi avvenivano.
E’ tutto vero ciò che si legge ne Il Milione? Nessuno può dirlo.
Il manoscritto originale non esiste, le varie copie sono state rielaborate, tradotte.
Ma rappresentano comunque la testimonianza straordinaria di un veneziano che, quasi ottocento anni fa, partì per vedere il mondo e finì per insegnare a generazioni di lettori come immaginarlo.

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