Nel palazzo dove lo stilista progettava il futuro nasce una Casa Museo con oltre 350 creazioni: un omaggio alla sua inesauribile capacità di anticipare mode e tendenze
L’ultimo sogno di Pierre Cardin era la realizzazione di una torre di 55 piani alta 250 metri, il Palais Lumière che avrebbe dovuto sorgere proprio a Venezia, per la precisione in terraferma a Porto Marghera. Un progetto che mai vide la luce ma nel quale il grande stilista veneto ha creduto fino alla fine.
“Voglio farlo a Venezia perché sono nato qui (a Sant’Andrea di Barbarana, in provincia di Treviso, ndr) – aveva sottolineato a Metropolitano.it in un’intervista del 2016-. Perché sento questa come la mia terra, perché è un grande progetto ambizioso, lo so, ma non si tratta di un’ambizione personale, non è egoistica ma utile. E’ un progetto che ha a che fare con la moda e con l’arte, con la creatività. Ma è anche un progetto concretamente utile, che può creare 6.000 posti di lavoro. Non voglio farlo in Africa, in Giappone o in Arabia. Voglio farlo a Venezia”.
Dieci anni dopo, è il nipote Rodrigo Basilicati Cardin, presidente della Maison Pierre Cardin, ingegnere architetto di formazione, designer e pianista, a rendergli omaggio, quasi a riscattare il sogno infranto di allora.
Palazzo Bragadin, l’abitazione veneziana dove negli anni Ottanta progettava e disegnava, dal 12 settembre apre al pubblico diventando un Museo che racconta la storia di Pierre Cardin e l’approccio avanguardistico dello stilista che ha messo in dialogo moda, design e architettura.

Il ricordo di zio Pierre Cardin
“Mio zio è stato ed è tuttora, attraverso l’eredità artistica che ho colto e porto avanti con passione, un faro puntato sul futuro, un uomo libero con una creatività geniale e che ha sempre seguito le sue intuizioni – racconta Rodrigo Basilicati Cardin -. L’ho incontrato per la prima volta quando avevo 24 anni in occasione di una sua sfilata di moda al Teatro Del Monaco di Treviso, dove andai con mio nonno, suo fratello. Non conoscevo la sua moda ma appena ho visto gli abiti che aveva realizzato ho immediatamente pensato che fossero vere e proprie sculture in movimento. Tutto ha preso il via da quel momento. Successivamente abbiamo iniziato a frequentarci e sono entrato sempre più nel suo mondo”.

Oggi Rodrigo Basilicati Cardin, alla guida della Maison Cardin, porta avanti l’eredità dello zio continuando a sviluppare le collezioni e il design. La Maison parigina realizza abiti, accessori per abbigliamento, borse, cappelli, occhiali, cravatte ma anche mobili e oggetti di design, un universo di creatività che ruota attorno all’immensa figura di ciò che è stato e continua ad essere Pierre Cardin per il mondo.
“Come lui amo fare delle cose originali, senza imitare gli altri, prendendo ispirazione dalla natura, da quello che ci circonda e cercando nuovi materiali: tessuti ecologici e sostenibili, creazioni diverse con nuove forme sempre mantenendo – questo è fondamentale afferma – una propria riconoscibilità”. Tra le iniziative di Rodrigo Basilicati Cardin c’è anche un programma di residenza per giovani stilisti che seleziona in tutto il mondo e che oltre a Parigi, vorrebbe portare a Venezia. Oltre all’idea di realizzare un Museo analogo a quello di Palazzo Bragadin in Costa Azzurra, a Theoule sur Mer, nell’avveniristico Palais Bulles, acquistato nel 1992 e ricco del design firmato Cardin e al desiderio di realizzare una linea di giocattoli per bambini.

Il legame con Venezia
Pierre Cardin, morto nel 2020 all’età di 98 anni, ha regalato a Venezia la propria attenzione, il proprio amore e la propria fierezza nel sentirsi veneto nelle viscere, lui che, emigrato con la famiglia in Francia alla tenera età di 2 anni, non appena ha potuto, ha acquistato Palazzo Bragadin, con l’orgoglio di vivere nelle stesse stanze che erano state di Giacomo Casanova. Ora in quegli stessi spazi, dove progettava e realizzava sempre con occhio rivolto al futuro, sono ospitate oltre 350 opere tra creazioni storiche e contemporanee, disegni originali, pezzi di alta moda, mobili, lampade e oggetti di design distribuiti su una superficie di quasi mille metri quadrati.

“Palazzo Bragadin era il un posto speciale per Pierre Cardin, in una città unica al mondo, dove si rifugiava per pensare, studiare, progettare, anche il nostro punto d’incontro – spiega Rodrigo Basilicati Cardin -. Ho vissuto a lungo nella casa di Venezia prima di trasferirmi con lui a Parigi. Ora porto avanti con determinazione assoluta il suo pensiero e la sua arte che molto assomigliano alla mia visione della moda anche se lui prediligeva le forme geometriche tridimensionali quali il cerchio, il quadrato, il rettangolo e il triangolo, mentre io le linee curve”.
Il genio creativo
Pierre Cardin, grazie alle sue capacità e la sua visione futuristica, è riuscito a creare uno stile personale con punti di forza nei materiali e volumetria.
L’amore per il teatro, che lo ha impegnato nella produzione di tantissimi abiti per opere teatrali a partire dal 1968, è uno degli aspetti più caratterizzanti del genio della moda .
Quando nel 1950 aprì il suo primo atelier, la sua attività iniziale consisteva quasi esclusivamente nella creazione di maschere e costumi per il teatro. Tuttavia la personalità eclettica gli permise di spaziare in diversi ambiti.
La nuova Casa Museo è un insieme di testimonianze dell’attività di uno dei più importanti protagonisti della moda internazionale del Novecento. Il percorso espositivo, curato da Andrea Burroni, svela ai visitatori il suo lavoro caratterizzato dalla sperimentazione, dall’innovazione e dalla capacità di rompere gli schemi, anticipando linguaggi e forme che hanno profondamente influenzato la moda e il design contemporanei.
Viene spontaneo chiedersi. “Cosa non ha saputo fare Pierre Cardin?”
Lui che con la sua genialità ha abilmente saputo mettere assieme moda, architettura, e industria con uno stile inconfondibile , un’estetica futurista, forma geometriche audaci e una visione d’avanguardia che continuano a contraddistinguerlo. Lui che ha sempre trattato gli abiti come veri e propri oggetti di design; che si è ispirato ai primi viaggi nello spazio per look cosmici; che è stato un pioniere nel creare capi fluidi e intercambiabili; che ha portato innovazione nei materiali sperimentando tessuti plastici, termoplastici e modellabili; che tra i primi ha creduto nel pret-à-porter e a espandere il proprio marchio tramite licenze globali.
Il linguaggio futurista di Pierre Cardin tra sartoria, arti decorative, spettacolo e architettura
Pierre Cardin fondò la sua casa di moda nel 1950. Dapprima creava costumi e maschere per il teatro, tre anni dopo si avvicinò all’haute couture dopo aver fatto esperienza come sarto nell’atelier di Elsa Schiapparelli e Christian Dior.
La Maison Pierre Cardin ha un archivio di circa 30 mila abiti, parte dei quali saranno esposti a rotazione ogni anno, nella nuova Casa Museo veneziana.
La visione di Pierre Cardin è stata in grado di sconvolgere la moda quanto le arti decorative e lo spettacolo, come sottolineano le sue stesse parole: “la sartoria per me è l’occasione per continuare la mia carriera di architetto. Un vestito è come una casa, bisogna sentirsi a casa. Ogni modello che concepisco è una costruzione architettonica e scultorea, l’unica differenza è che le forme si muovono”. Un pensiero che trova conferma nel nuovo Museo dove proporzioni, libertà di forme e audacia creativa dialogano in armonia. Tra le opere esposte vi sono le “Sculture utilitarie” degli anni Settanta: mobili, lampade, oggetti d’arredo e di design in cui Pierre Cardin applicava il suo linguaggio futurista e geometrico a elementi di uso quotidiano.

Visitare la Casa Museo Pierre Cardin significa dunque un’immersione a 360 gradi nel suo universo, un mondo nel quale ogni opera racconta la sua genialità.
Silvia Bolognini










