Venezia e il fuoco: cronache documentate degli incendi di Venezia

incendio

La fragile Venezia è miracolosamente sopravvissuta nei secoli a decine e decine di incendi.
E’ quanto racconta il libro “Venezia e il fuoco“, nuova opera editoriale di Gianpietro Zucchetta, chimico e fire investigator, ovvero il perito chiamato dai tribunali a far chiarezza sull’origine e le cause degli incendi. Zucchetta è impegnato da 40 anni a investigare sugli incendi in tutta Italia.
Il volume, edito da Lineadacqua, è stato presentato dal Collegio Ingegneri Venezia al Centro Cardinal Urbani di Zelarino in occasione dell’Assemblea 2020 dell’Ingegneria Veneziana.
“I documenti sopravvissuti, scovati, raccolti e sistemati da Milena Zangirolami, consentono all’autore di ricostruire un quadro d’insieme ricco di cronache straordinarie, note culturali, dettagli tecnici sulle macchine idrauliche, curiosità varie”, spiega nella prefazione all’opera il giornalista Gian Antonio Stella.

Venezia tra fuoco e acqua

“Venezia e il fuoco” è un’avvincente e puntuale cronaca documentata, mai scritta prima ad ora, degli incendi a Venezia da prima dell’anno Mille al rogo del Gran Teatro La Fenice fino ad oggi.
L’ultima parte del libro è dedicata alla storia delle macchine idrauliche antincendio e alla legislazione veneziana per gli incendi, inclusi gli aspetti assicurativi.
“Era un incubo, il fuoco, a Venezia. Bastava una favilla per scatenare le fiamme – aggiunge Stella – Ctensibio, autorevole membro della grande scuola meccanica di Alessandria, aveva già progettato nel secondo secolo a.C. una pompa dotata di due stantuffi metallici, immersi in una vasca riempita d’acqua, che mossi mediante grandi leve, erano in grado di “sparare” l’acqua ad una decina di metri di distanza. L’invenzione era andata però perduta e si tentava di spegnere gli incendi solamente buttando secchiate d’acqua sul fuoco e di limitare l’avanzamento del fronte d’incendio abbattendo gli edifici contigui a quelli incendiati prima che finissero anche loro divorati dalle fiamme”.

La devastazione di San Marcuola

“L’incendio più devastante – racconta l’autore del libro, Gianpietro Zucchetta – si verificò nel 18° secolo a San Marcuola. All’epoca, per illuminare le strade, si usavano i lampioni a olio e il materiale infiammabile era immagazzinato all’interno di botti in legno conservate nei magazzini con riva d’acqua. Una notte, per ragioni sconosciute, l’olio conservato in una o più botti fuoriuscì all’esterno, finendo in canale. Il combustibile fu trasportato dalla corrente lungo l’intero canale, appiccando il fuoco a tutto ciò che incontrava lungo il suo percorso. L’intera zona di San Marcuola fu distrutta“.
Ma questo non fu certo l’unico incendio che deturpò Venezia: “Palazzo Ducale prese fuoco almeno tre volte nel corso della storia – racconta Zucchetta -. In un’occasione, il segretario del Consiglio del Senato della Serenissima riuscì ad allertare i propri domestici, che portarono in salvo i preziosi documenti conservati all’interno del Palazzo prima che l’incendio si propagasse”.

Palazzo Ducale, una delle sedi principali dei Musei Civici di Venezia

Il dolo con i mandanti turchi

Anche l’Arsenale non fu risparmiato dalle fiamme.
Un incendio doloso fu appiccato nel corso del 1600 quando la Serenissima era in guerra contro i Turchi.
“A provocarlo fu un operaio che lavorava all’interno dell’Arsenale. In cambio una lauta ricompensa in denaro, aveva accettato di appiccare il rogo. I mandanti – rileva Zucchetta furono proprio i turchi che, in questo modo, tentavano d’impedire la costruzione delle navi da guerra veneziane”.

L'Arsenale di Venezia
L’Arsenale di Venezia

I roghi della Fenice

Venendo a tempi più recenti, tutti ricorderanno il devastante incendio che distrusse nel 1996 il Teatro La Fenice.
Il rogo fu appiccato da due elettricisti che non volevano pagare la penale sul ritardo di alcuni lavori.
Era la sera del 29 gennaio 1996 quando le fiamme si levarono improvvisamente alte sul cielo di Venezia.
In poche ore, del teatro lirico aperto di oltre 200 anni prima, erano rimasti poco più che i muri portanti.
I vigili del fuoco erano comunque riusciti a circoscrivere il rogo ed evitare che si propagasse anche alle case vicine. Era rimasta semi indenne una sola parte delle Sale Apollinee.
La causa del fuoco, come fu ricostruito dall’allora Pm Felice Casson, fu il dolo per il rischio di fallire da parte del titolare della Viet, Enrico Carella, aiutato da suo cugino e unico dipendente, Massimiliano Marchetti. I due sono stati arrestati un anno dopo l’incendio e poi condannati in via definitiva: sette anni di carcere per Carella (fuggito ma riacciuffato in Messico) e sei anni per Marchetti. Il teatro fu ricostruito “com’era e dov’era”e tornò alla musica con la riapertura la sera del 14 dicembre 2003.
Ma quella non fu l’unica volta che La Fenice brucio: “In epoca austriaca, nel 1836, a causa di un errore di costruzione di una stufa, il teatro prese fuoco”, ricorda Zucchetta.

Il Teatro La Fenice di Venezia

Le prime macchine idrauliche.

La prima volta che a Venezia si sentì parlare di “macchine Idrauliche” per spegnere gli incendi fu verso la fine del ‘600, ad opera del cosmografo Padre Vincenzo Maria Coronelli del Convento di San Nicolò della Lattuga ai Frari, attuale sede dell’Archivio Storico di Venezia.
Ma fu solo nel 1736 che il Governo della Serenissima decise di comperare a Londra la prima macchina idraulica, poi replicata in venti pezzi.

Un’intera città assicurata

“Nel 1800 Venezia fu la prima città italiana a stipulare una polizza contro gli incendi e lo fece con le Assicurazioni Generali – spiega l’autore di “Venezia e il fuoco” – La legislazione veneziana prestava molta attenzione all’aspetto costruttivo, tanto da vietare l’uso del legno lì dove si supponeva potessero facilmente verificarsi incendi“.
Sempre per ovviare alla possibilità che il fuoco devastasse la Serenissima, già nel 1500 il Senato deliberò che tutte le fornaci che producevano vetro fossero spostate dal centro storico all’isola di Murano, creando, di fatto, il cosiddetto Distretto del Vetro. La città è stata inoltre negli anni coperta da una rete idrica in grado di intervenire con tempi e tecnologie una volta impensabili.

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