Il Senato approva il disegno di legge per riscrivere la disciplina di 15 ordinamenti professionali tra cui giornalisti e consulenti del lavoro, architetti e ingegneri. Le linee generali e i possibili cambiamenti
Per alcuni sono un argine necessario contro l’incompetenza e l’ improvvisazione.
Per altri, un residuo di un’ Italia fatta di corporazioni e barriere all’ingresso.
Gli Ordini professionali stanno per entrare in una nuova fase: il mondo intorno a loro è cambiato più velocemente delle regole che li governano, il mercato chiede nuove competenze, a mettere in discussione il valore del lavoro intellettuale è subentrata pure l‘intelligenza artificiale e i cittadini si chiedono chi possa garantire ormai la qualità di una prestazione professionale.
Ecco quindi che anche gli Ordini si preparano a un nuovo ruolo e a un nuova cornice all’interno della quale dovranno muoversi nei prossimi due anni ridisegnando le proprie funzioni.
Sono 15 quelli interessati.
Per loro, il Governo dovrà riscrivere la disciplina e i relativi decreti attuativi. Il via libera è arrivato ieri dall’aula del Senato con 81 voti favorevoli, nessun contrario e 50 astensioni. Ora l’approvazione definitiva passa alla Camera.
15 professioni verso la riforma dei rispettivi Ordini
A essere coinvolti dal testo, varato a settembre 2025 dal Consiglio dei ministri, sono gli Ordini di consulenti del lavoro, assistenti sociali, agrotecnici, architetti, attuari, spedizionieri doganali, consulenti in proprietà industriale, giornalisti, agronomi e forestali, geologi, geometri, ingegneri, periti agrari, periti industriali e tecnologi alimentari, coinvolgendo quasi 700 mila professionisti.
Al riguardo, bisogna ricordare che la riforma degli avvocati è stata approvata definitivamente dal Senato il 22 luglio e sono già state avviate anche quelle dei commercialisti e dei profili sanitari.
Va quindi chiarito, a priori, che il disegno di legge delega traccia solo le linee generali, valide per tutti gli Ordini, a cui dovrà attenersi il Governo nella definizione delle leggi di riforma degli Statuti professionali.
Per esempio, ai professionisti dovrà essere attribuita anche l’attività di consulenza, lasciando libertà a tutti i professionisti di svolgere le attività non riservate. Come ha sottolineato il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, presente a Palazzo Madama, il “cuore della riforma” saranno però i decreti attuativi, “che dovranno definire gli aspetti specifici di ogni professione”. Se alcune novità saranno trasversali, altre potranno infatti avere effetti specifici solo su alcune categorie.
“Sono 63 anni – ha dichiarato Bartoli – che i giornalisti sono ancorati a norme professionali ormai superate, se si escludono i principi generali che restano sempre validi. Ed è dai decreti attuativi che si vedrà la volontà di rendere quella dei giornalisti una professione moderna, autonoma e al passo dei tempi”. “È un provvedimento – commenta Rosario De Luca, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro e di Professioni Italiane – che ridisegna il ruolo delle professioni regolamentate adeguandole ai cambiamenti della società, dell’economia e della tecnologia. Un traguardo che è stato possibile raggiungere grazie anche al grande spirito di collaborazione tra i 15 ordinamenti professionali coinvolti”.
Le ipotesi di cambiamento, Ordine per Ordine
Pur solo a livello di ipotesi, è intanto già possibile prospettare, professione per professione, alcuni tra i cambiamenti concreti più significativi che potranno derivare dalla riforma. Per i giornalisti, per esempio, si va innanzitutto verso l’introduzione di di principi deontologici specifici sull’utilizzo dell’Ai, con l’obiettivo di garantire che il contenuto pubblicato resti frutto della responsabilità professionale del giornalista.
L’inserimento dell’uso dell’Ai nei principi deontologici riguarderà comunque tutte le professioni, come assistenti sociali e consulenti in proprietà industriale.
Ogni Ordine, del resto, dovrà garantire che il risultato professionale derivi da competenze specifiche e non sia semplicemente prodotto dagli algoritmi. Un altro tema delicato è quello della definizione delle attività riservate (oltre a quelle esercitabili in concorrenza con altre professioni), che interesserà, tra gli altri, consulenti del lavoro, agrotecnici, architetti (che potranno inoltre essere chiamati a svolgere formazione anche sulle tecnologie digitali e sull’Ai, puntando alla loro valorizzazione), attuari, geologi, ingegneri (con anche nuovi percorsi di specializzazione) e periti industriali.
Una revisione delle competenze professionali dovrebbe verificarsi anche per dottori agronomi e forestali, geometri, periti agrari e tecnologi alimentari, mentre l’ordinamento professionale degli spedizionieri doganali potrà essere adeguato alle nuove esigenze del commercio internazionale e della digitalizzazione. Altri temi generali sono quelli relativi al tirocinio, con l’introduzione di un diritto al rimborso per le spese sostenute e la possibilità di prevedere un’indennità economica, all’equo compenso e alla responsabilità professionale. Infine, si intende introdurre regole più moderne sul piano della governance degli Ordini, puntare sulla formazione continua, definire più chiaramente le modalità di accesso alla professione (prevedendo espressamente titoli universitari abilitanti) e a ridefinire le regole sulle società tra professionisti.
Alberto Minazzi



