Gusci di conchiglie, liquidi della pesca e reti abbandonate diventano risorse industriali grazie alla blue circular economy: start-up e ricerca sperimentano soluzioni che filtrano l’acqua, riducono l’erosione e creano nuovi prodotti
Tutto ciò che fino a “ieri” era considerato uno scarto, diventa materia prima per l’industria del futuro.
Prende forma, in Veneto, una nuova frontiera dell’economia del mare.
Gusci di conchiglie, residui della lavorazione del pesce e materiali di scarto della pesca non finiscono più nella spazzatura ma entrano in un circuito virtuoso che unisce ricerca, start-up e innovazione.
È la blue circular economy, che sta passando dalla teoria alla sperimentazione concreta, con progetti capaci di trasformare i rifiuti marini in soluzioni per la depurazione delle acque, la tutela degli ecosistemi e la creazione di nuovi prodotti ad alto valore aggiunto.
Se ne è parlato ad Albettone nel corso del convegno “Blue Circular Economy: un’opportunità straordinaria per le filiere del recupero e dei servizi ambientali del Veneto” – organizzato dalla rete innovativa regionale Veneto Green Cluster – dove sono stati illustrati in particolare 3 esempi di pratiche di questo tipo che hanno avuto successo.
Dai gusci di conchiglia al riff di ostriche piatte
La prima è quella sviluppata dalla start-up “Circular Venice Srl”. La società benefit di ingegneria ambientale di Porto Viro (RO), illustra Enrico Cancino, coordinatore di Veneto Green Cluster, è riuscita a recuperare i bioclasti, ovvero le conchiglie di bivalvi che creano accumuli più o meno naturali, che spesso creano problematiche a livello ambientale.

Un prodotto, dalla disponibilità elevata, con cui la start-up ha portato avanti in particolare 2 operazioni. Con primo progetto, finanziato anche attraverso il Pnrr, tonnellate di bioclasti insacchettati sono state usate per riempire una sorta di “materassi” in rete metallica.
Circa 700 di questi sono stati forniti a Ispra, che li ha utilizzati affondandoli in alcuni siti dell’area adriatica per creare una sorta di barriere coralline in cui favorire la riproduzione di ostriche piatte.

Inserita nei materassi in larve o esemplari semi-adulti, questa “specie-ingegnere”, nativa dell’Adriatico ma poi andata distrutta, ha infatti la capacità di creare un riff da cui derivano molteplici vantaggi ecosistemici come la creazione di un habitat di biodiversità adatto alla flora marina, la protezione dall’erosione e il contributo alla pulizia dell’acqua. Una sola ostrica filtra infatti fino a 200 litri di acqua marina al giorno, trattenendo le impurità e sequestrando CO2.
Altre pratiche di successo della blue circular economy veneta
“Si tratta di un esempio clamoroso di riuso e riciclo di un sottoprodotto normalmente lasciato in mare”, sottolinea Cancino.
La stessa start-up, utilizzando un brevetto olandese, ha avviato anche un’altra sperimentazione. Utilizzando la polvere delle conchiglie è stata infatti creata una sorta di intonaco per ricoprire gli oggetti e renderli adatti alla riproduzione. E, dagli stessi gusci polverizzati, trattati chimicamente per renderli più pregiati, è inoltre possibile ricavare un polimero naturale per lo stampaggio di oggetti, in particolare cassette per il trasporto di prodotti ittici.

Un secondo esempio presentato al convegno è quello del gruppo di giovani startupper della veneziana “Belisama Yacht Srl”. In questo caso è stato creato un prototipo, di cui è già iniziata la vendita, di un’imbarcazione completamente elettrica, alimentata al 100% con energia solare, dotata di tecnologie specifiche per le “water operation” come la raccolta di macroplastiche e la pulizia dei versanti dei canali fluviali. Una delle caratteristiche di questo nuovo filone portato avanti da Veneto Green Cluster è del resto proprio quello di aggregare imprese e organismi di ricerca.

In questo senso, la vicentina Evap Srl ha sviluppato una particolare tecnica, adattando tecnologie utilizzate a livello industriale per disinquinare le acque reflue, basata su sistemi di evaporazione e compressione per estrarre e distillare dai liquidi derivanti dalla lavorazione dei pesci sostanze come una serie di molecole bioattive e altre componenti preziose. Queste, poi, possono essere impiegate in molti ambiti: dagli integratori per animal food a prodotti nutraceutici.
Una nuova economia da affiancare al manifatturiero
Le sperimentazioni in atto, ricorda Cancino, sono comunque anche molte altre.
“Una delle principali sfide e dunque un ambito che è possibile sviluppare ancora molto – ammette – è quello delle reti da pesca, che costituiscono un bel problema, visto che non sono facilmente recuperabili. E poi c’è il tema del packaging sostenibile”. La chiave sta però nel cambio di prospettiva, in un contesto particolarmente fragile, che il Veneto ha iniziato ad applicare concretamente.

“In letteratura e nella scienza – riprende il coordinatore di Veneto Green Cluster – si può trovare di tutto, sulla blue economy. Il vero problema è che, poi, queste idee assolutamente condivisibili non vengono praticate per una serie di problematiche di realizzazione. Ci vuole infatti un insieme di risorse economiche, tecnologie e imprenditori, ma anche un tessuto imprenditoriale coeso, per trovare soluzioni che permettano di uscire da situazioni di criticità”. Gli operatori di settore hanno provato insomma a dare la scossa rendendosi conto che le imprese recepiscono poco gli inviti.
“Gli esempi del Delta del Po, dove centinaia di microimprese e allevatori hanno dismesso la propria attività, o della pesca in alto mare – conclude Cancino – testimoniano come le mutate condizioni climatico-ambientali hanno ridotto sostanzialmente la produttività del nostro mare. Secondo noi, la sfida su come riportare in queste aree il business, sempre tenendo conto della tutela dell’ecosistema, passa attraverso la differenziazione e lo sviluppo di un’economia che, trasferendo e adattando l’esperienza accumulata nel manifatturiero, non sostituisca, ma affianchi quella tradizionale”.
Da rifiuti a risorsa: una nuova prospettiva con cui guardare al mare
“La blue circular economy – commenta Massimo Bitonci, assessore allo Sviluppo economico Regione Veneto – è una sfida strategica per il futuro del Veneto, della sostenibilità e dell’innovazione. Il Veneto ha costruito una propria identità produttiva sulla capacità di innovare e fare rete, di trasformare le risorse disponibili in valore economico e sociale. Questa vocazione ci porta oggi a guardare al mare, alle sue filiere, ai suoi ecosistemi, ai suoi scarti con una prospettiva completamente nuova”.

“L’economia circolare – continua l’assessore rappresenta un vero cambio di paradigma, vuol dire trasformare ciò che ieri era considerato un costo, uno scarto, in una risorsa, creando filiere in cui nulla viene sprecato e tutto può essere riutilizzato. Vuol dire unire crescita economica e tutela ambientale in modo concreto e stabile. Accanto a questo, assumono un ruolo centrale fondamentale le nuove tecnologie che sono dedicate alla salvaguardia ambientale e alla pulizia delle acque”.
“Per trasformare questo potenziale in risultati – conclude Bitonci – servono collaborazione, competenze e visione comune. Questo ecosistema esiste già e può crescere ulteriormente, accelerando lo sviluppo di progetti capaci di generare occupazione, competitività e sostenibilità. Una sfida ambientale che non deve essere vista come un limite, ma come un’occasione di sviluppo: la blue circular economy può diventare per il Veneto un grande vantaggio competitivo e un modello di riferimento a livello nazionale. Sta a noi costruire questa opportunità, insieme”.
Alberto Minazzi



