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Padova e Venezia fanno scuola sulla transizione energetica

Padova e Venezia fanno scuola sulla transizione energetica

Le tematiche della sostenibilità, non solo economico-ambientale ma sempre più sociali e geopolitiche, saranno al centro del 5° Forum “Duezerocinquezero”, che porterà in primo piano i casi veneti. Intanto, Porto Marghera si candida a hub europeo delle materie prime strategiche

“Ogni scelta accelera il cambiamento. Il cambiamento accelera ogni scelta”.
Lo slogan della 5^ edizione di “Duezerocinquezero”, il forum nazionale sull’energia e sulla sostenibilità che il Centro culturale Altinate/San Gaetano di Padova ospiterà dal 21 al 23 aprile, è la sintesi perfetta di come ragionare di transizione energetica, oggi, costringa ad allargare la discussione ben oltre i confini “classici” di queste tematiche.
Sono del resto sotto gli occhi di tutti gli effetti delle crisi internazionali degli approvvigionamenti energetici innescate dai conflitti (prima quello in Ucraina e ora ancor più quello nel Golfo Persico) e dai mutati equilibri geopolitici globali, che hanno costretto, e stanno costringendo, le economie occidentali a rapidi ripensamenti delle strategie.
Un forum sull’energia, in questo contesto, diventa insomma ben più di un semplice confronto tecnico.
È la sede in cui approfondire, partendo da una riflessione sullo stato dell’arte, le strette connessioni delle dinamiche del settore con la geopolitica industriale e il mantenimento della competitività delle imprese, l‘occupazione e le disuguaglianze sociali.
Ci sarà soprattutto l’occasione di guardare alle prospettive più interessanti per poter continuare a garantire la sicurezza energetica. Aspetto che, nell’appuntamento padovano, metterà in primo piano i casi di Padova e Venezia. Dove non mancano, anzi, molti spunti, che rendono il cuore del Veneto una sorta di laboratorio delle scelte che contano.

Porto Marghera hub europeo delle materie prime strategiche

Nelle ultime ore, per esempio, la Commissione per la Prosperità e la Strategia industriale ha confermato che l’Unione Europea sta valutando il progetto che punta su Porto Marghera come primo sito di stoccaggio continentale per le materie prime critiche, tra cui le “terre rare”: argomento al centro della mattinata del secondo giorno di lavori del Forum.
L’idea europea di guardare all’Italia era già stata affrontata la settimana scorsa nel bilaterale tra il vicepresidente della Commissione, Stéphane Séjourné, e dal ministro italiano dello Sviluppo economico, Adolfo Urso.
L’Italia, relativamente a questo deposito, sta elaborando un dossier, da completare entro ottobre.
Domenica, in un altro incontro, al Vinitaly di Verona, tra Urso e il presidente del Veneto, Alberto Stefani, è stata quindi individuata la possibile sede nell’area veneziana. E, al riguardo, è arrivata ora da Palazzo Balbi, la candidatura ufficiale di Porto Marghera per realizzarvi il deposito strategico, fondamentale per elettronica, energia, sicurezza e transizione tecnologica.

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Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto

“La Regione del Veneto – ha dichiarato il governatore – sostiene il progetto. Garantire l’approvvigionamento delle cosiddette terre rare significa difendere il nostro sistema produttivo, le nostre imprese e il lavoro. Non solo: creare un hub a Marghera è anche un’occasione per rafforzare il ruolo del Veneto come motore industriale del Paese e come protagonista nelle nuove filiere europee. Questo stoccaggio rappresenta una partita geopolitica, prima ancora che industriale”.
Stefani ha confermato i contatti con il Ministero delle Imprese e ha fissato come obiettivo “arrivare in tempi rapidi a una proposta progettuale condivisa e credibile, anche in sede europea”. “Lo dico chiaramente: abbiamo tutte le carte in regola. Porto Marghera è già oggi uno dei principali nodi logistici e produttivi del Paese, con infrastrutture, competenze e aree disponibili per nuovi insediamenti strategici. A questo si aggiunge la Zls Venezia-Rovigo, una delle piattaforme più attrattive d’Italia per gli investimenti”.

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Porto Marghera, Venezia

La “resilienza climatica” di Venezia

Resilienza urbana ai cambiamenti climatici: il caso di Venezia” sarà invece il titolo dell’incontro, organizzato da Venice Sustainability Foundation (Vsf), in programma a Padova il 22 aprile dalle 13,15 alle 15. Nell’occasione, si approfondirà proprio il modello di resilienza climatica del capoluogo lagunare, esportabile a livello internazionale, che parte dal Mose e da un approccio di sistema in cui si integrano infrastrutture innovative e soluzioni basate sulla natura per strategie di sostenibilità globale.
Venezia, non a caso, è riconosciuta come “resilience hub” nell’ambito della rete globale “Making Cities Resilient 2030” promossa dalle Nazioni Unite. “Il modello Venezia – sottolinea Silvia Oliva, coordinatrice dei progetti di ricerca di Vsf – riesce a dare risposte coerenti con l’aumento dei rischi climatici e a sviluppare strategie favorevoli a processi di decarbonizzazione e di trasformazione della mobilità in chiave sostenibile”.

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Silvia Oliva

A Venezia, gli investimenti e i progetti infrastrutturali per la salvaguardia offrono “la possibilità di sviluppare efficaci strategie di sostenibilità con un approccio integrato”, aggiunge Oliva.
“La resilienza – aggiunge Elisa Andreoli, responsabile dell’Unità studi e progetti ambiente e territorio di Thetis – si costruisce attraverso soluzioni basate sulla natura, la pianificazione adattiva e l’integrazione tra politiche urbane, infrastrutture e comunità.

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Elisa Andreoli

Il Comune ha intanto già iniziato, anche sul piano energetico, a realizzare progetti che hanno permesso di raggiungere con 4 anni di anticipo, nel 2016, l’obiettivo-Kyoto, in un percorso che prevede la riduzione del 72% delle emissioni di CO2 nel 2030, verso una decarbonizzazione totale entro il 2050. Risultati che, tra le altre azioni, passano per gli investimenti su energie rinnovabili e mobilità sostenibile, come l’impianto per la produzione di idrogeno che dovrebbe entrare in funzione a giugno, preceduto di un mese dall’arrivo di 90 nuovi autobus alimentati a idrogeno.

 

La spinta padovana verso la transizione energetica

Come verrà evidenziato nel corso del Forum “Duezerocinquezero”, gli scenari presenti e futuri richiedono del resto scelte capaci di indirizzare e accelerare la transizione energetica ed ecologica con un’urgenza sempre più crescente a causa delle tensioni internazionali. E i temi principali sono quelli noti: sicurezza energetica, materie prime critiche e industria, sostenibilità sociale e delle imprese, governance collaborativa, intelligenza artificiale. Tra gli ospiti, è atteso, mercoledì 22, anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.

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Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin

“Padova – commenta il vicesindaco, Antonio Bressa – si conferma un punto di riferimento a livello nazionale per il confronto sui grandi temi della transizione ecologica ed energetica. Ospitare anche quest’anno il forum significa mettere la nostra città al centro di un dibattito strategico che riguarda il futuro del Paese e delle nostre comunità. È sempre più evidente quanto sia necessario accelerare con decisione sulla produzione di energia da fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica. È una scelta ambientale, ma anche economica e sociale”.
Il Comune di Padova, ricorda Bressa, sta dunque “portando avanti con convinzione questo percorso, investendo su comunità energetiche, riqualificazione del patrimonio edilizio e sviluppo di modelli sostenibili per la città. Iniziative come questa rafforzano la capacità dei territori di fare rete, condividere buone pratiche e costruire risposte concrete alle sfide che abbiamo davanti”. La città, non a caso, è stata scelta tra le 100 europee che dovranno raggiungere la neutralità climatica nel 2030.
“Il contesto energetico – aggiunge l’ad di AcegasApsAmga, Carlo Andriolo – continua ad essere sempre più complesso e incerto. Le dinamiche degli ultimi anni incidono in modo diretto sulla competitività delle imprese e sulla qualità della vita delle comunità. In questo scenario, la sfida non è solo produrre o consumare energia in modo diverso, ma lavorare su tecnologie e infrastrutture per garantire servizi sempre più affidabili, sostenibili e accessibili. E le infrastrutture, non solo energetiche, hanno un ruolo centrale”.

Alberto Minazzi

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