Miliardi di persone in scarsità d’acqua e sistemi naturali oltre i limiti di rigenerazione. Tra siccità, ondate di calore e costi in crescita, la crisi dell’acqua diventa strutturale anche in Europa e in Italia
L’emergenza-acqua, a livello globale, è sotto gli occhi di tutti. Ma l’allarme diventa ancor più serio di fronte all’ammissione contenuta nel recente rapporto dell’United Nations University-Istituto per l’acqua e l’ambiente e la salute delle Nazioni Unite: molte regioni del Mondo stanno vivendo al di sopra delle possibilità idrologiche e molti sistemi idrici critici sono già in “bancarotta”.
Concetto nuovo, quest’ultimo, da poco introdotto dall’Onu per definire una situazione in cui l’uso dell’acqua supera stabilmente la capacità dei sistemi naturali di rinnovarla. E altri campanelli d’allarme arrivano dall’Eurostat, le cui ultime rilevazioni, relative al 2024, evidenziano tendenze e costi dell’aumento della siccità, e dall’Oms, con l’Italia tra i Paesi più colpiti dalle ondate di calore.
La bancarotta idrica globale
L’idea di “bancarotta idrica globale”, nel rapporto Onu, non è solo un concetto astratto, traducendosi al contrario in alcuni dati purtroppo molto concreti. Per esempio, sono circa 4 miliardi gli abitanti del pianeta che si trovano a dover affrontare per almeno un mese all’anno una grave scarsità d’acqua. Non a caso, tre quarti della popolazione mondiale vive in Paesi classificati come insicuri o gravemente insicuri dal punto di vista delle risorse idriche.
Ancora, le Nazioni Unite sottolineano che negli ultimi 50 anni il pianeta ha perso zone umide naturali per circa 410 milioni di ettari: un’area grande quasi come l’Unione Europea, oltre il 70% delle principali falde acquifere mostra un declino a lungo termine e più della metà dei grandi laghi del mondo ha perso acqua dall’inizio degli anni ’90 dello scorso secolo, con conseguenze dirette per circa un quarto dell’umanità. Perdite strutturali che non risparmiano anche ghiacciai e falde.
Tra conseguenze e cause
Con un riconoscimento formale della bancarotta idrica si può dunque pensare a iniziare a invertire una tendenza che ha prodotto e continua a produrre sempre più conseguenze economiche e ambientali difficili da compensare, come la perdita di servizi ecosistemici, danni ai terreni agricoli, sprofondamento delle città. Anche perché, guardando alle cause, non ci si può limitare alla diminuzione delle precipitazioni o all’aumento degli eventi estremi.
La Terra è in bancarotta idrica per la combinazione di sovrasfruttamento cronico (legato principalmente ai bisogni per l’agricoltura), inquinamento, degrado del suolo, deforestazione e riscaldamento globale. E, spiega il rapporto, questa situazione di ridotta disponibilità può sussistere anche insieme agli allagamenti, quando nel tempo i prelievi superano la capacità di ricarica. Per tacere, quando anche la risorsa è disponibile, della qualità dell’acqua.
La siccità e le ondate di calore
Dalla carenza idrica spesso deriva la desertificazione delle aree dovuta alla siccità. Secondo Eurostat, a esserne colpiti nel 2024 sono stati 156.703 km quadrati: un’area grande come la Tunisia o 6 volte la Sicilia. Pur lontani dal picco del 2022 (558.313 km quadrati), il trend decennale è chiaro, se si pensa ai circa 50 mila km quadrati del 2014. Con un peso anche economico: secondo il Libro Bianco della Community Valore Acqua, il costo pro capite annuo della crisi idrica è di 227 euro.
I danni climatici, nel 2024, in Italia hanno raggiunto 8,5 miliardi di euro e, in particolare, la produzione agricola italiana è scesa del -7,8%. A questi dati si aggiungono infine quelli del Lancet Countdown on Health and Climate Change dell’Oms e dell’University College London: nel solo 2024, nel nostro Paese, si sono registrate 46 giornate di ondate di calore, con circa 7.400 decessi dovuti al caldo in media tra il 2012 e il 2021, più che raddoppiando i dati di fine anni ’90.
Acqua in Italia: situazione sotto controllo
Nonostante la prima ondata di calore del 2026 abbia decisamente anticipato i tempi, la situazione idrica in Italia al momento sembra comunque sotto controllo. Secondo l’ultimo bollettino sullo stato di severità idrica a scala nazionale, aggiornato da Ispra il 24 maggio 2026, nei sette distretti idrografici in cui è ripartito il territorio nazionale non si segnalano infatti scenari di severità idrica media o alta.
Nei distretti dell’Appennino settentrionale, della Sardegna e della Sicilia, anzi, la situazione è normale: lo scenario, in altri termini, non è critico, presentando valori degli indicatori di crisi idrica (portate, livelli, volumi e accumuli) tali da prevedere la capacità di soddisfare le esigenze. Per i distretti del fiume Po, delle Alpi orientali, e dell’Appennino centrale e meridionale si sale invece a una severità bassa, in cui la domanda idrica è soddisfatta ma gli indicatori mostrano un trend peggiorativo.
Alberto Minazzi



