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Sei italiani su 10 non arrivano a fine mese: il nuovo volto della povertà in Italia

Sei italiani su 10 non arrivano a fine mese: il nuovo volto della povertà in Italia

Il Rapporto Eurispes 2026 fotografa un Paese che tira avanti. Ma sempre più famiglie vivono sull’orlo della fragilità economica. E il 10% più ricco concentra quasi il 60% della ricchezza nazionale

Non è tutto oro ciò che luccica.
In Italia si consuma meno, si rinviano spese, chi ha dei risparmi accumulati con fatica è costretto a metterci mano e chi non ne ha, arranca.
Con dignità, spesso nascondendo il fatto di non riuscire ad arrivare a fine mese.
6 su 10. Tanti sono gli italiani in difficoltà.
Più della metà dei cittadini, a fronte di un 10% che concentra invece circa il 60% della ricchezza nazionale.
E’ l’immagine di una forbice che si allarga sempre più quella fornita dal Rapporto Italia 2026 di Eurispes presentato a Roma.
Un rapporto che racconta di un’ Italia stanca, compressa dall’aumento del costo della vita e da una disuguaglianza diventata oramai strutturale.
C’è chi può. E una larga parte di chi non può.
Il 62,1% degli italiani ha dichiarato che arrivare a fine mese è sempre più un’acrobazia.
E nella percentuale si allarga il ceto medio. Quello composto da persone con lavori e stipendi stabili ma non più sufficienti, da famiglie monoreddito, da pensionati costretti a fare i conti con bollette sempre più elevate, mutui, affitti.
Mentre la forbice si allarga.

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La normalità della rinuncia

La povertà italiana del 2026 si nasconde dentro vite apparentemente normali.
Famiglie che lavorano ma tagliano le visite mediche private. Coppie che rinviano l’acquisto di una casa. Genitori che riducono vacanze, sport, attività extrascolastiche per i figli.
Il 45% delle famiglie dichiara difficoltà nel pagamento dell’affitto, soprattutto nelle grandi città, dove il costo della casa continua ad aumentare più velocemente dei salari.

Il ceto medio che scivola verso il basso

Non si tratta di povertà assoluta, è vero.
Ma l’impoverimento è progressivo.
L’inflazione ha eroso il potere d’acquisto, gli stipendi sono rimasti fermi e i piccoli imprenditori, gli impiegati, i professionisti, i lavoratori autonomi sono entrati a far parte di una fascia sociale sempre più fragile.
La precarietà, sottolinea Eurispes, “non è più un’eccezione generazionale: è diventata una condizione trasversale”.

La ricchezza si concentra sempre di più

L’altro volto dell’Italia raccontata dal rapporto è quello della concentrazione della ricchezza.
Il 10% più ricco possiede il 59,9% del patrimonio nazionale. Una polarizzazione che rende il Paese sempre più diseguale.
Da una parte chi riesce ancora a investire e accumulare patrimonio. Dall’altra chi consuma i risparmi accumulati nel passato e vive con la costante percezione dell’incertezza.
Il rischio, avverte Eurispes, è che “la disuguaglianza economica si trasformi progressivamente in disuguaglianza sociale, educativa e sanitaria”.
E’ così che nasce l’instabilità di un Paese.

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Fara: “Non bastano più i rattoppi”

Nel presentare il rapporto, il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara ha usato parole dure.
Ha definito l’Italia del 2026 un Paese davanti a “una costellazione di crisi” che non possono più essere affrontate con soluzioni temporanee o interventi emergenziali.
Le difficoltà economiche delle famiglie non sono effetti passeggeri di una fase complicata ma il sintomo di un cambiamento reale.
Per questo il rapporto insiste su un punto centrale: senza una strategia di lungo periodo il rischio è quello di una società sempre più fragile, sfiduciata e polarizzata.

Consuelo Terrin

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