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I calchi di Pompei riscrivono la storia dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

I calchi di Pompei riscrivono la storia dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
Pompei (Napoli)

Una mostra permanente ricostruisce la storia della tragedia momento per momento esponendo 22 calchi delle vittime e una selezione di reperti organici straordinariamente conservati

Sono stati attimi di terrore e distruzione materiale e umana.
Tuttavia, l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. ha congelato Pompei nell’istante stesso in cui l’ha devastata, preservando eccezionalmente le tracce della vita quotidiana della città e dei suoi abitanti rimaste completamente coperte da metri di lapilli e cenere. Come se vi fosse stato calato sopra un manto protettivo, questa coltre ha permesso di conservare edifici, decorazioni, arredi, oggetti e perfino le vittime della tragedia.
Se le uniche testimonianze scritte dell’evento arrivano da Plinio il Giovane, che in due lettere racconta allo storico Tacito la morte dello zio Plinio il Vecchio, famoso naturalista, oggi grazie a questa conservazione naturale è stata allestita nella Palestra Grande del parco Archeologico la prima esposizione permanente dedicata ai calchi delle vittime che ricostruiscono la storia dell’eruzione.

pompei

I calchi, testimonianze dirette della tragedia

L’intera eruzione durò circa 32 ore.
Dopo una prima fase in cui piovvero pomici, una serie di correnti piroclastiche, nubi calde e veloci composte da gas e frammenti vulcanici, travolse la città e la più violenta di queste circa una ventina di ore dopo l’inizio dell’eruzione segnò la fine di Pompei causando distruzione totale e la morte di migliaia di persone.
Le persone rimaste intrappolate durante la seconda fase della tragedia, ovvero dopo la caduta dei lapilli, furono infatti avvolte dalla nube ardente di cenere vulcanica, appunto la corrente piroclastica, che si solidificò attorno ai loro corpi. Con il tempo i corpi e tutti i materiali organici si decomposero, lasciando degli spazi vuoti nella cenere indurita.
Nell’800 questi vuoti intercettati durante gli scavi, per la prima volta furono riempiti di gesso per creare calchi fedeli delle vittime e sono oggi una forte testimonianza che permette di “vedere” gli oggetti andati distrutti e le persone che vissero e morirono in quel momento.

Pompei ricostruisce la sua storia

I calchi non sono semplici reperti, ma consentono di restituire i volti e i gesti degli abitanti dell’antica città. Il nuovo percorso espositivo vuole proprio portare i visitatori in un viaggio a 360 gradi nel memoriale che racconta la fine di Pompei e le sue vittime. Il percorso espositivo si articola nei portici sud e nord della Palestra Grande, l’imponente edificio quadrato che si trova di fronte all’Anfiteatro, un tempo destinato alla formazione dei cittadini.
Nel braccio sud vi è la sezione vulcanologica, dedicata al Vesuvio e al racconto dell’eruzione, anche attraverso un video che ne ripropone la dinamica.
Proseguendo c’è una parte dedicata agli animali e alle piante, con una collezione dei reperti organici straordinariamente conservati che raccontano il rapporto tra l’uomo e le risorse naturali.
Esposti in modo da raccontare tre temi principali – alimentazione, lavoro e attività produttive e abbigliamento e tempo libero -,sono accompagnati da un apparato grafico di testi e riproduzioni iconografiche di fauna e flora presenti in famosi affreschi pompeiani, alcuni di recente scoperta come quelli provenienti dalla casa del Tiaso.

premio mondiale di archeologia
Il termopolio regio di Pompei ®luigispina

La sezione dedicata ai resti umani

Il braccio Nord, accanto a una piccola parte sugli arredi con due calchi di porte, ospita la grande sezione dedicata ai resti umani che espone una collezione di calchi originali delle persone colpite dall’eruzione, le testimonianze più famose e commoventi di Pompei.
Spesso confusi con corpi pietrificati, sono in realtà il risultato di un processo unico, reso possibile dalle condizioni create dall’eruzione e da una tecnica archeologica sviluppata nel tempo. Anche se sono noti tentativi fatti negli anni precedenti, fu nel 1863 che l’archeologo Giuseppe Fiorelli, versando gesso liquido in queste cavità, riuscì per primo a restituire la forma originaria delle vittime. Una volta indurito il gesso e rimossa la cenere circostante, riemergevano figure umane sorprendentemente dettagliate, spesso con ossa ancora presenti al loto interno.
Ad accompagnare l’allestimento, si trovano foto d’archivio che documentano i contesti o i calchi in fase di scavo o restauro e contenuti multimediali dedicati alla tecnica di realizzazione dei calchi dalla loro invenzione ad oggi e a contenuti storici e aspetti emozionali legati alla vista di questi reperti.
L’intero nuovo percorso espositivo permanente offre contenuti audio, video il LIS e ISL, strumenti in Comunicazione Aumentata Alternativa e due sezioni tattili dedicate alla parte sulle vittime umane e a quella sugli animali e le piante con modellini 3D dei reperti, accompagnati da testi in braille.

Silvia Bolognini

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Tag:  Pompei