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Virus misterioso in Burundi: 5 morti e decine di contagi. Oms in allerta

Virus misterioso in Burundi: 5 morti e decine di contagi. Oms in allerta

Il virologo Pregliasco: “Nessun allarmismo: non ci sono elementi per pensare a una minaccia internazionale”

Nelle ultime ore, dal Burundi, è arrivata la notizia di una malattia, ancora non definita, che ha causato 5 decessi e colpito 35 persone a Mpanda, nella parte Nord-Ovest del Paese dell’Africa orientale.
Un campanello d’allarme che, comunque, preoccupa ancora in maniera limitata nella prospettiva di una propagazione globale dell’infezione.
Come spiega su “X” l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms/Who), il Burundi ha avviato le indagini sanitarie. E la prima notizia è che “i risultati delle analisi preliminari escludono Ebola, Marburg e altre febbri emorragiche”.
La situazione, come riporta un altro messaggio social dell’Oms, è costantemente monitorata. “Al termine di una visita all’Ospedale di Mpanda, in presenza del capo dell’ufficio facente funzione dell’Oms – è la comunicazione pubblicata sul profilo di Who Burundi – la ministra della Salute pubblica del Burundi (Lydwine Badarahana, ndr) ha assicurato che le indagini proseguono con il sostegno dell’Oms al fine di identificare la causa e prevenire qualsiasi propagazione”.
Sarebbero intanto già decine le persone contatti diretti poste in isolamento preventivo.

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Pregliasco: “Oms ha escluso Ebola, virus di Marburg e febbre gialla. E’ rassicurante”

Le informazioni, al momento, si limitano a questi primi dati.
Ma Fabrizio Pregliasco, professore di Igiene all’Università di Milano e direttore sanitario dell’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, tranquillizza: “In questi casi parliamo di eventi che non sono così rari in alcune aree del mondo, dove la sorveglianza epidemiologica e le capacità diagnostiche possono richiedere più tempo per identificare con precisione l’agente responsabile. I tempi per arrivare a una diagnosi possono variare da pochi giorni a qualche settimana, a seconda della complessità del caso e delle risorse disponibili. Il fatto che l’Oms abbia già escluso patogeni ad alta pericolosità come Ebola, il virus Marburg o la febbre gialla è un elemento rassicurante, anche se ovviamente resta la necessità di approfondire rapidamente la natura dell’infezione”.

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Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene all’Università Statale di Milano e direttore sanitario IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio

Nessun allarmismo o rischi globali

“È importante – prosegue Pregliasco – evitare allarmismi: focolai localizzati di malattie non immediatamente identificabili possono verificarsi, soprattutto in contesti con condizioni sanitarie complesse. Nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni già note, talvolta con presentazioni atipiche, oppure di agenti infettivi emergenti ma circoscritti”. “Dal punto di vista del rischio globale – aggiunge il virologo – al momento non ci sono elementi che facciano pensare a una minaccia internazionale. Tuttavia, come sempre, è fondamentale il lavoro di monitoraggio, isolamento dei casi e tracciamento dei contatti per contenere rapidamente eventuali diffusioni. Nel frattempo, l’approccio prudenziale delle autorità sanitarie locali e internazionali rappresenta la migliore garanzia di controllo della situazione”.

Le prime informazioni su malattia e zona interessata

I sintomi accusati dai contagiati (dal sangue nelle urine ad anemia, ittero e disturbi gastrointestinali, febbre, vomito, diarrea, dolori addominali e affaticamento) assomigliano a quelli di altre febbri emorragiche di natura infettiva, dall’elevato tasso di mortalità.
L’area interessata è rurale, con piccoli villaggi dove vivono circa 110 mila persone, vicina al confine con la Repubblica democratica del Congo, interessata in passato da focolai di febbri emorragiche.
La prima segnalazione risale al 31 marzo e i casi riguarderebbero tutti un unico nucleo familiare, con relativi contatti stretti. Le condizioni degli infetti non sono note, ma ci sarebbero anche alcuni casi gravi.

Alberto Minazzi

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