Crescono casi e morti sospette tra Congo e Uganda. In Italia nessun contagio. OMS: rischio molto alto: stanziati milioni di dollari per fermare il virus in Congo
In Uganda, da dove sono rientrate in Italia due persone – un uomo e una donna della provincia di Como – con sospetto di aver contratto il virus, poi scongiurato dai test effettuati a Milano, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha innalzato il livello di rischio nella Repubblica Democratica del Congo da alto a molto alto. I numeri confermano l’allerta nel Paese.
In Uganda vi sono 7 casi confermati, 101 nella Repubblica Democratica del Congo con 10 decessi, e altri 900 casi e 119 decessi sospetti.
Per valutare personalmente la situazione, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus si è recato in Congo assieme al direttore esecutivo del Programma per le emergenze sanitarie Oms Chikwe Ihekweazu. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta infatti supportando i governi dei Paesi interessati dall’Ebola, in stretta collaborazione con l’Africa CDC, i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie.
Oms: “L’epidemia è estremamente grave e difficile”, stanziati 3,9 milioni di dollari
Proprio lo scorso venerdì, a margine dell’Assemblea mondiale della sanità, è stata convocata una riunione dei ministri della Salute africani per fare il punto sulla situazione e sollecitarli ad agire.
In particolare è stata sottolineata l’importanza degli interventi a livello comunitario.
L’agenzia delle nazioni Unite per la Salute è presente sul territorio e supporta le autorità nazionali in ogni aspetto, tra cui il tracciamento dei contatti, l’istituzione di centri di trattamento, il rafforzamento delle capacità d laboratorio, la gestione dei casi, la prevenzione e il controllo delle infezioni, la comunicazione del rischio e il coinvolgimento delle comunità. Sono stati inoltre stanziati 3,9 milioni di dollari dal fondo di contingenza per le emergenze dell’Oms.

Ebola in rapida diffusione in Africa
Come precisa il numero uno dell’Oms, nonostante attualmente si stiano intensificando gli interventi, l’epidemia corre veloce ed è in rapida diffusione. Ciò è innanzitutto dovuto a un ritardo nell’individuazione del primo focolaio che si somma a una sfiducia nelle autorità esterne. Secondo i dati del Ministero della Sanità del Paese, al 23 maggio, il focolaio da virus Bundibugyo risulta attivo in tre province della Repubblica Democratica del Congo: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu.
I decessi sospetti sono 119 e al momento sono stati identificati 1.817 contatti, anche se il tasso di monitoraggio resta ancora basso, al 20%.
A rendere più difficile la situazione ad Ituri, epicentro dell’epidemia, è la situazione conflittuale che vivono quasi 5 milioni di persone: una persona su 4 ha bisogno di assistenza umanitaria e 1 su 5 è sfollata internamente. La violenza in corso sta costringendo alla fuga anche gli operatori sanitari e umanitari, situazione che rende difficile l’intensificazione del tracciamento dei contatti per identificare le infezioni in tempo utile e agire di conseguenza.
Nessun allarme in Italia
Per quanto riguarda l’Italia, il Ministero della Salute comunica che il rischio resta molto basso.
I test per Ebola effettuati al “Sacco” di Milano su due persone, un uomo e una donna rientrati dall’Uganda con sintomi assimilabili al virus, sono risultati negativi. Le due persone sono state sottoposte a titolo precauzionale a valutazione clinica specialistica nell’ambito delle attività di monitoraggio con riferimento all’epidemia di malattia da Ebola.
I pazienti, che restano sotto osservazione da parte degli specialisti infettivologi, sono risultati negativi anche ai test per malaria e per i principali virus respiratori attualmente monitorati. L’assessore regionale della Lombardia al Welfare ha precisato che al momento non sussistono elementi di allarme per la salute pubblica.
Silvia Bolognini



