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Via libera alla deroga energia, per l’Italia pronti 14 miliardi in 3 anni

Via libera alla deroga energia, per l’Italia pronti 14 miliardi in 3 anni
La sede del Parlamento europeo, a Bruxelless

Bruxelles allenta il Patto di stabilità per il caro-energia. Nuove deroghe mirate per sostenere famiglie e imprese

L’Italia spenderà “14 miliardi di euro nei prossimi 3 anni per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, che colpisce chiaramente le famiglie vulnerabili e le imprese energivore”.
L’annuncio, affidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni a un videomessaggio, è la diretta conseguenza del via libera deciso dalla Commissione Europea alle deroghe al patto di stabilità anche per misure in campo energetico.

La deroga Ue: una “vittoria” per l’Italia

Quella illustrata in conferenza stampa dal commissario Ue per l’economia, Valdis Dombrovskis” è “una flessibilità fiscale limitata per affrontare la crisi”, inizialmente prevista solo per la difesa e ora valida anche per l’energia.
“La Commissione ha recepito le nostre proposte”, ha commentato con soddisfazione il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.
“L’Italia – ha sottolineato la premier Meloni – ha indicato la strada, e oggi l’Europa la sta percorrendo. Nel corso degli scorsi giorni avevo scritto personalmente alla presidente von der Leyen per affrontare la questione e ribadire come, in questa fase, fosse prioritario consentire maggiore deficit non solo per le spese in sicurezza e difesa ma anche per gli interventi sul caro energia”.
“È quindi – conclude Meloni – un risultato estremamente importante, è un risultato che in molti consideravano impossibile, ma che abbiamo costruito con determinazione, con pazienza, e che conferma la capacità dell’Italia di far valere i propri interessi, e di proporre soluzioni efficaci e di buon senso all’intera Europa”. “È un altro successo del Governo italiano, frutto della nostra credibilità in Europa”, ha aggiunto il vicepremier Antonio Tajani.

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Il meccanismo sbloccato dalla Commissione

In concreto, l’Esecutivo Ue ha esteso l’ambito di applicazione della clausola nazionale di salvaguardia per la difesa. Questa prevede la possibilità di utilizzare, nel triennio dal 2026 al 2028, fino allo 0,3% del Pil, anche se con un limite complessivo dello 0,6%, per misure temporanee e mirate come quelle per investimenti e sostegni alle famiglie sul passaggio a fonti rinnovabili: Restano però fuori, a differenza di quanto auspicato dal nostro Paese, i tagli alle accise.
All’interno dei paletti costituiti dall‘esclusione di misure che sostengano l’uso di combustibili fossili o di sussidi a pioggia, per affrontare le sfide della crisi e della transizione energetica gli Stati membri dell’Unione possono cioè ricorrere allo strumento dell’ampliamento della clausola di salvaguardia, sempre però senza sforare il limite iniziale pari all’1,5% del Pil in 4 anni che esclude il conteggio dai vincoli di bilancio europei.
Al riguardo, Dombrovskis ha precisato che gli Stati membri che hanno già utilizzato l’intera flessibilità dell’1,5% del Pil per la difesa possono chiedere l’utilizzo della clausola anche per l’energia, pur con una valutazione aggiuntiva della sostenibilità del debito. “Riteniamo che la crisi energetica si stia rivelando più persistente di quanto inizialmente previsto”, ha concluso il commissario in conferenza stampa.

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Le raccomandazioni di Bruxelles all’Italia

Il documento della Commissione comprende delle raccomandazioni per l’Italia: mantenere la correzione dei conti pubblici, garantire che eventuali misure contro il caro-energia siano temporanee e mirate, accelerare l’attuazione di Pnrr e fondi di coesione, sostenere ricerca e innovazione, rafforzare pubblica amministrazione e giustizia, spingere sulla transizione energetica e intervenire su mercato del lavoro, istruzione, sanità e inclusione sociale.
Quanto infine ai possibili schemi di sostegno, il presidente Dombrovskis ha in generale ricordato come ne esistano già alcuni attivati da diversi Stati membri: “Alcuni sostengono l’acquisto di veicoli elettrici. Altri sostengono la sostituzione degli impianti di riscaldamento domestico, passando da petrolio e gas alle pompe di calore. Altri ancora sostengono l’installazione di pannelli solari nelle abitazioni. Oppure l’installazione di batterie per immagazzinare energia elettrica”.

Le mosse dell’Italia

Al riguardo, Giorgetti ha spiegato che “nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo, il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime della Commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni”.
Il tutto sempre fermo restando il via libera al provvedimento, che appare comunque scontato, anche da parte del Consiglio Ue.
Per oggi pomeriggio, intanto, è prevista una riunione del Consiglio dei Ministri in cui è atteso il varo di nuove misure a sostegno delle fasce più deboli. Al riguardo, potrebbe non essere prorogato lo sconto sui carburanti in scadenza il prossimo 6 giugno, che potrebbe essere sostituito, secondo le ipotesi circolate nelle ultime ore, da un voucher da 100 euro riservato alle sole famiglie con Isee sotto i 15 mila euro, che già beneficiano della card “Dedicata a te”.
Sul fronte energetico, sulla base del decreto dello scorso ottobre, ma assolutamente in linea con le ultime indicazioni di Bruxelles, va infine ricordato che dal 3 giugno sono entrate in vigore le norme che introducono nuovi requisiti minimi per le prestazioni energetiche degli edifici. Con la direttiva europea “Case green” cambia infatti l’attestato di prestazione energetica (Ape), che amplia i parametri del comportamento energetico dell’edificio presi in considerazione, pur restando in vigore fino alla scadenza ordinaria gli attestati già rilasciati e ancora validi.

Alberto Minazzi

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