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Case green entro 10 anni: primo ok di Strasbugo

Case green entro 10 anni: primo ok di Strasbugo

La Commissione per l’energia del Parlamento Europeo approva la proposta di revisione della direttiva sulle performance energetiche degli edifici. I timori di Confedilizia per l’Italia

Leggendola nella prospettiva dell’ambiente, la notizia è positiva: la revisione della direttiva europea sulle performance energetiche degli edifici, che mira a portare tutti gli immobili almeno alla “classe D” entro il 2033, ha compiuto un primo passo avanti, con l’ok della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia dell’Europarlamento.
Vi è però un rovescio della medaglia. Su questo fronte, infatti, l’Italia risulta particolarmente indietro, rispetto agli standard che, qualora anche la sessione plenaria di marzo del Parlamento di Strasburgo dovesse dare il proprio voto positivo, dovrebbero essere applicati con importanti interventi da effettuare sul patrimonio edilizio entro 10 anni.
Già poco meno di un mese fa, dunque, Confedilizia ha definito questo progetto una “eco-patrimoniale europea”, che graverebbe in maniera pesante sulle tasche degli italiani in un momento già difficile dal punto di vista economico.
L’organizzazione che raggruppa le associazioni dei proprietari immobiliari ha quindi nuovamente invocato un intervento del Governo.

case green

Il progetto di revisione

La proposta di revisione alla direttiva, che rientra nel pacchetto “Fit for 55”, è stata approvata, senza introdurre modifiche rispetto al compromesso che era stato definito nei giorni scorsi, con 49 voti favorevoli, 18 contrari e 6 astenuti in sede di Commissione per l’energia del Parlamento Europeo.
Il progetto complessivo si basa su step progressivi al fine di ridurre in maniera significativa, per via normativa, le emissioni di gas a effetto serra e il consumo finale di energia nel settore edile dell’Unione Europea.
Il traguardo finale, con orizzonte 2050, è quello di arrivare a un patrimonio immobiliare che risulti “climaticamente neutro”.
Nel testo che ha ricevuto ora il primo via libera si fissano però anche due date intermedie.
La prima è il 2030, quando le case residenziali dovranno raggiungere almeno la classe energetica “E”. La seconda sarà poi quella, già citata, del 2033, entro quando dovranno essere effettuati obbligatoriamente ulteriori interventi per guadagnare la classificazione quanto meno in classe “D”.

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Le classi energetiche delle case italiane

Il calcolo per determinare la classe di assegnazione dell’immobile nell’attestato di prestazione energetica, conosciuto con l’acronimo Ape, si basa su una serie di diversi requisiti, che vanno dalle dimensioni dell’immobile alla qualità dei materiali, dal tipo di finestre e infissi utilizzati alla dispersione di calore, dall’utilizzo di fonti di energia rinnovabile all’effettuazione di interventi di ristrutturazione.
A redigere il certificato energetico è un tecnico abilitato, che, a tal fine, effettua un sopralluogo nell’edificio per ottenere tutte le informazioni su come l’immobile stesso sia stato costruito sotto il profilo dell’isolamento termico e del consumo energetico.

case greenEnea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, monitora sul sito www.siape.enea.it il patrimonio immobiliare dal punto di vista dei certificati analizzati.
Il totale, attualmente, è di 5.177.311, con circa un terzo degli edifici (il 32,8%) che ricade nell’ultima classe energetica (la “G”) e solo il 28,2% del totale che rispetterebbe la nuova direttiva, rientrando nelle classi dalla “D” in su.

I timori per il patrimonio immobiliare italiano

I numeri, va comunque aggiunto, sono puramente indicativi, visto che la direttiva europea prevede anche una riclassificazione degli immobili, sulla base della quale si stima che circa il 15% del patrimonio più energivoro che finirà in classe “G”.
Che il quadro, per l’Italia, sia problematico è testimoniato innanzitutto dal fatto che gli eurodeputati appartenenti ai tre principali partiti che formano l’attuale maggioranza di Governo sono tra coloro che hanno votato contro la direttiva.
Ma ancor più preoccupata appare Confedilizia, il cui presidente, Giorgio Spaziani Testa, ha parlato di “effetti disastrosi”, invocando un intervento dell’Esecutivo italiano.
Già a metà gennaio, del resto, l’organizzazione aveva lanciato l’allarme in un comunicato, in cui si fa riferimento anche all’Unione internazionale della proprietà immobiliare, non a caso intitolato “Scongiurare l’arrivo della eco-patrimoniale europea”. Nel testo, si sottolineano negativamente non solo la “tempistica molto ravvicinata”, ma anche il fatto che questa “contrasta in modo netto con le peculiarità del patrimonio immobiliare italiano (risalente nel tempo e di proprietà diffusa, sovente di tipo condominiale”.

“Senza considerare che – conclude Confedilizia – in moltissimi casi gli interventi richiesti non saranno neppure materialmente realizzabili, per via delle particolari caratteristiche degli immobili interessati. Nell’immediato, poi, l’effetto sarà quello di una perdita di valore della stragrande maggioranza degli immobili italiani e, di conseguenza, un impoverimento generale delle nostre famiglie”.

Alberto Minazzi

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