Via Cappuccina, il cuore della Mestre industriale che fu

Storici prodotti della Lizier di Mestre (dal libro
Nella foto in alto: Storici prodotti della Lizier di Mestre (dal libro “Paolini Villani. La “Compagnia veneziana delle Indie” di Massimo Orlandini)

Riuscite a immaginare una fabbrica di caramelle là dove generazioni di mestrini hanno frequentato la scuola elementare Cesare Battisti?
O uno stabilimento di produzione di vino chinato in quella che è stata la caserma dei Vigili del fuoco, poi ufficio anagrafe e ora sede della Polizia Municipale?
È una parte importante della storia di Mestre che molti degli attuali residenti non conoscono. Eppure, basta risalire di un secolo, anno più o anno meno, per trovare una città completamente diversa. Con un “cuore industriale” oggi inaspettato: via Cappuccina.

La storia industriale di via Cappuccina

Prima della nascita di Porto Marghera, la zona prescelta dalle imprese veneziane per le proprie produzioni fu proprio il quadrante compreso tra il Canal Salso e quella che si chiamava “zona Bandiera”. Ovvero la parte finale di via Cappuccina, nei pressi della stazione ferroviaria. Dove si insediarono anche molti depositi importanti per Venezia.

«Mestre – racconta lo scrittore di storia locale e studioso di storia d’impresa Massimo Orlandini – fu la prima piattaforma di sbarco per le imprese che avevano bisogno di spazio e metrature e che, per motivi sanitari, non potevano insediarsi in certe zone. E la zona della stazione, in questo senso, fu la più attrattiva dal punto di vista logistico per la sua spiccata vocazione commerciale. Basti pensare che le levate di posta qui erano 3 ogni giorno. E che un ordine, ad esempio di un barilotto di china da Torino, arrivava già la sera successiva alla sua spedizione».

Una pubblicità d’epoca della Guadalupi di Mestre (dal libro “Paolini Villani. La “Compagnia veneziana delle Indie” di Massimo Orlandini)

Una Mestre votata all’industria

La prima trasformazione di Mestre partì con la lottizzazione dei terreni della vedova Bianchini, proprietaria di villa Erizzo. «Dalla villa alla stazione – ricorda Orlandini – era un unico giardino. Si partì, nel 1912, realizzando le case di un vero e proprio hub veneto dei ferrovieri. Poi si posizionarono molte aziende, soprattutto alimentari e di manufatti, che presto ebbero successo e diventarono famose». Nomi famosi come Guadalupi, che produceva il vino chinato diventato famoso con una cartolina che lo pubblicizzava al fronte per le sue qualità ricostituenti. Oppure come le caramelle Lizier, che coloravano gli edifici dell’attuale scuola elementare Cesare Battisti. O anche la fabbrica di alimentari e dolciumi Giacomuzzi.

Il carico/scarico avveniva su via Dante. Ma era tutta la zona di via Cappuccina a essere coinvolta. Fino a quella che si chiamò, fino agli anni ’50, piazza Bandiera e che oggi ospita la rotonda senza nome tra via Cappuccina e la stazione.
«In via Vicinale della Bandiera, ora via, Ca’ Marcello – prosegue Massimo Orlandini – c’erano ad esempio una manifattura di cemento e una fabbrica di mattonelle di vetro colorato che esportava in tutto il mondo. E poi la storica ditta di bibite Pagnacco, famosa per la spuma. Dietro la Paolini Villani, c’erano anche depositi di birra e altri materiali, che raggiungevano la Laguna via treno o barca».

I segreti della Mestre produttiva

L’avvio dell’avventura produttiva si verificò insieme allo sviluppo della Mestre della Belle Epoque.
Era lo stesso Comune, allora autonomo, a favorire l’insediamento di nuovi stabilimenti. Ma erano tanti i fattori che spingevano a scegliere questa zona per le proprie produzioni. In primo luogo, la disponibilità di maestranze.
«C’erano parecchie giovani ragazze contadine – sottolinea lo storico – che d’inverno non lavoravano e, per sbarcare il lunario, si mettevano a disposizione della manifattura a prezzi inferiori ad altre realtà d’Italia. In più, Mestre era città di grandi garage, avendo così sviluppato una certa competenza meccanica, non solo per le macchine agricole».

E poi il retroterra mestrino aveva una produzione agricola molto importante. In particolare di frutta di alta qualità.
«A Mogliano e Maerne si producevano le migliori pesche d’Italia. E, soprattutto negli anni ’20 e ’30, c’era un grandissimo flusso di esportazione verso Germania, Francia e Svizzera. Il vero polo attrattivo erano però i fasci ferroviari, visto che, anche sul lato di Marghera, ancor prima del polo industriale, sorsero realtà importanti come Cita e Vidal.
A interrompere questo sviluppo produttivo fu proprio la nascita di Porto Marghera, che spinse le fabbriche a spostarsi dal centro di Mestre. La zona Bandiera, inoltre, fu oggetto di pesanti bombardamenti negli anni ’40, cambiando così radicalmente volto.

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