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Vent'anni di euro e di lire nascoste. Migliaia di miliardi pronti a ritornare

Vent'anni di euro e di lire nascoste. Migliaia di miliardi pronti a ritornare

2002-2022. Sono passati esattamente vent’anni da quando gli italiani (così come gli europei di altri 11 Paesi), hanno iniziato a familiarizzare con la nuova moneta che, per un paio di mesi, circolò insieme alle lire per dar modo a tutti di dar concretezza e valore a quel cambio per cui 1 solo euro, imparammo tutti presto, valeva 1936,27 lire.
Se oramai il conio europeo è diventato parte integrante del nostro quotidiano, c’è però chi, di fatto, con la vecchia valuta ha ancora molti conti da sbrogliare.
Perché di pasticci all’italiana ne sono stati fatti parecchi.
Tanto che ancor oggi, in circolazione, c’è ancora un tesoretto in circolazione.
Non poche lire: secondo le stime, migliaia di miliardi.

Il tesoretto europeo

Anche in Europa le banconote nazionali fuori corso ancora in circolazione rappresentano un cospicuo tesoretto: secondo l’agenzia americana Bloomberg sarebbe quantificabile in 10 miliardi di dollari.
Ma non dappertutto rappresentano ricchezza perduta.
In Germania, per esempio, non sono stati posti dei limiti temporali alla convertibilità dei marchi.
Ugualmente accade per il Franco belga e lussemburghese, per lo Scellino austriaco e la Sterlina irlandese.
Non hanno previsto scadenze neppure Estonia, Lettonia, Lituania, Slovenia e Slovacchia.

L’Italia tra vecchie lire e decreti

In Italia, invece, in seguito al breve periodo di doppia moneta in circolazione, si è fissato un termine per la conversione e la Banca d’Italia ha quindi versato al bilancio dello Stato il controvalore delle banconote in lire da ritirare, corrispondenti a 1,2 miliardi di euro.
Ed è qui che è nato il primo inghippo.
Il secondo è arrivato invece con il Decreto Monti, che ha anticipato la scadenza di un anno (6 dicembre 2011) per la conversione, operazione annullata nel 2016 dalla Corte Costituzionale in risposta a una vertenza sollevata dall’Unione Nazionale dei Consumatori per conto di cittadini impossibilitati a recuperare il proprio denaro.
Il termine, quindi, è stato riportato a quello iniziale: 28 febbraio 2012.
Di fatto, la vertenza (in realtà più di una) è ancora in atto e per conto dei consumatori ora si sta muovendo l’avvocato veneziano Luciano Faraon.

Non ci possono essere due pesi e due misure

L’assunto alla base di tutto questo è semplice: perché la conversione non si può fare in Italia mentre ci sono Stati europei in cui la convertibilità della valuta è ancora possibile?
Tra le motivazioni del ricorso, quindi, la rivendicazione di uguali diritti per i cittadini europei e la denuncia di incostituzionalità del Decreto Monti.
Le operazioni di cambio eseguite in seguito alla pronuncia della Consulta, nel periodo tra il 22 gennaio 2016 e il 31 dicembre 2021 sono state 264, per un importo complessivo di 2.661.648,61 euro.

Italiani all’estero, imprese e istituti religiosi

In realtà le vecchie banconote fuori corso, sparpagliate nel mondo, sono secondo l’avvocato Faraon infinitamente di più.
“Sono stato contattato da Canada, Africa del Nord, Svizzera, ex Jugoslavia e Austria – rivela  -. Certo, si tratta di soldi per lo più frutto di evasione fiscale e in alcuni casi anche di altre situazioni non legali che tuttavia oggi risulterebbero prescritte. In termini di legittimità possono dunque essere ancora convertiti e rappresenterebbero per lo Stato italiano un recupero di giustizia sostanziale. Si tratta infatti di capitali che, con la conversione – spiega Faraon – diventerebbero tracciabili e quindi tassabili. La rinuncia a tale diritto da parte del nostro Paese costituirebbe invece per me un’illecita distruzione di parte delle ricchezza dello Stato italiano e un danno erariale per il mancato recupero di valori del patrimonio nazionale”.

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3d rendering bank vault opened with bullion inside

Una norma in contrasto con il Trattato di Maastricht

Tassare, quindi, del 30/40% questi soldi pronti a rientrare sul mercato “consentirebbe  il rientro di una parte fiscale. “L’interruzione del diritto alla conversione delle lire in euro ha arrecato e arreca un grave danno all’economia italiana  – continua Faraon – E’ stata tolta la disponibilità di una notevole massa monetaria e ciò con conseguente diminuzione del PIL. L’apposizione di un termine alla conversione Lire-Euro è d’altra parte ingiustificato in quanto norma emanata in contrasto con il Trattato di Maastricht”.
Ma c’è anche un’altra questione legale ancora irrisolta, nonostante siano passati tanti anni.

Le questioni ancora da sciogliere

Per effetto del Decreto Monti, infatti, la Banca d’Italia  ha versato al bilancio dello Stato il controvalore delle banconote in lire allora ancora in circolazione (1,2 miliardi di euro) ma non le può convertire in euro finché il Ministero dell’Economia non le avrà restituito la somma versata. Cosa che il Ministero non ha fatto.
Con il paradosso che, così, si bloccano non solo le richieste dei risparmiatori, ma si sottraggono anche risorse allo Stato (perché gli interessi crescono) stimate in circa 57 miliardi di Euro.
Altra questione riguarda l’applicabilità della sentenza della Corte Costituzionale, che consente la riconversione ma ai soli cittadini in possesso di documentazione idonea a comprovare di aver presentato domanda di conversione prima della scadenza ante Decreto Monti: 28 febbraio 2012.
“Sono condizioni inattuabili visto che dopo il 31 dicembre 2011 non era presentabile alcuna domanda di conversione – rileva Faraon – né era accettata dagli sportelli della Banca d’Italia alcuna domanda né veniva tanto meno rilasciata documentazione comprovante l’accesso agli sportelli della Banca per poterla richiedere”.

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Bank employees sorting and counting money inside bank vault. Large amounts of money in the bank.

Istanze a 360°: la battaglia legale non si ferma

In attesa che la politica affronti il problema (la Lega aveva presentato un’interpellanza parlamentare per riaprire una finestra temporale per la riconversione e Renzi, secondo quanto riferito dall’avvocato, si era impegnato a riaprire i termini su sollecitamento dell’onorevole Laura Castelli, che nel 2016 ha chiesto al Governo “di impegnarsi a porre in essere tutte le iniziative necessarie per estendere anche a coloro che non avessero effettuato la richiesta di conversione Lire-Euro tra il 2011 e 2012, la possibilità di convertire la moneta), la battaglia legale va avanti.
“Faremo una segnalazione alla Corte dei Conti al fine di andare a verificare il danno all’economia dello Stato e ai singoli cittadini in violazione delle norme europee – annuncia Faraon – Andrò per separata istanza anche alla Commissione Europea sulla equivalenza delle normative. Che differenza c’è tra un cittadino italiano e un cittadino tedesco? E’ necessario far luce su tutta la vicenda – conclude -. Che fine ha fatto il patrimonio in lire di Gheddafi in Libia, che convertito in euro toccherebbe all’Italia, che fine fanno fatto i 5 mila miliardi depositati dagli italiani nel Canton Ticino, dove sono le lire confiscate alla Mafia?”

Consuelo Terrin

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