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Euro e vecchie valute: un “tesoretto” perduto da 10 miliardi di dollari

Euro e vecchie valute: un “tesoretto” perduto da 10 miliardi di dollari

Sono passati 20 anni, dal 1° gennaio 2002, quando in 12 Paesi (insieme all’Italia, l’Austria, il Belgio, la Finlandia, la Francia, la Germania, la Grecia, l’Irlanda, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, il Portogallo e la Spagna) entrò in vigore l’Euro come nuova moneta unica dell’Unione Europea.
E ne sono passati 10 dalla data del 28 febbraio 2012, poi anticipata al 6 dicembre 2011 dal Decreto Monti, fissata come termine ultimo per cambiare in Euro le vecchie Lire in banconota rimaste in portafogli e cassetti.
Eppure, ha stimato Bloomberg, gli Italiani sarebbero in possesso ancora di circa 1,2 miliardi attuali (al cambio fissato nel 1999 in 1936,27 lire per euro) della valuta nazionale, ormai buona solo per i collezionisti.
E non siamo gli unici…

valute

Le valute nazionali ancora in circolazione

Il valore delle banconote nazionali fuori corso ancora in circolazione a fine 2021 in Europa ammonterebbe, secondo l’agenzia di stampa americana, a circa 10 miliardi di dollari.
A superare le Lire italiane, per importo complessivo, sono le Pesetas spagnole, il cui controvalore di banconote circolanti sarebbe pari a 1,6 miliardi di euro (ma il cambio, in questo caso, è stato possibile fino al 30 giugno 2021). Subito dietro l’Italia, invece, si posiziona la Francia, il cui vecchio Franco non è più convertibile dal 17 febbraio 2012.
Ma non tutti gli Stati hanno adottato le stesse regole.
La Germania, ad esempio, non ha posto limiti temporali alla convertibilità dei Marchi, al tasso fissato di 0,5113 per euro. Non è un caso, allora, che, pur non potendo più essere utilizzati per le transazioni, siano stimati ancora nelle tasche dei tedeschi ben 6,3 miliardi di euro in vecchia valuta.

Le strategie nazionali per il cambio

Anche il Portogallo, 11° nella classifica di Bloomberg per vecchie banconote ancora in circolazione, è prossimo ad allinearsi agli altri Paesi che hanno escluso la possibilità di convertire la valuta nazionale.
Tra questi, la Grecia e la Finlandia, ma anche Malta e Cipro, che hanno adottato l’Euro successivamente al 2002 (così come Slovenia, Slovacchia, Estonia, Lettonia e Lituania, mentre la Croazia dovrebbe farlo dal 1° gennaio 2023).
Fino a quella data, le banconote in Escudo possono essere convertite presso l’istituto centrale della Banca del Portogallo. Per le monete portoghesi, invece, il termine è scaduto ancora a fine 2002.
La differenziazione di convertibilità tra banconote (ammessa) e monete (non più possibile) vale anche per Franco belga e Franco lussemburghese (senza scadenze) e per il Fiorino olandese (fino al 1° gennaio 2032).
Scellino austriaco e Sterlina irlandese, invece, possono ancora essere cambiati sia in formato cartaceo che metallico. Tra gli ultimi entrati nell’Euro, infine, non hanno previsto scadenze Estonia, Lettonia e Lituania, mentre Slovenia e Slovacchia hanno già chiuso alle monete, ma non alle banconote.

Il cambio della Lira in Euro

La scelta italiana, con il passaggio dalla Lira all’Euro, è stata quella di adottare un breve periodo di doppia circolazione, dal 1 gennaio al 28 febbraio 2002, quando è cessato il corso legale delle Lire.
Per banconote e monete della vecchia valuta la possibilità di conversione è rimasta in piedi fino al 6 dicembre 2011.
La Banca d’Italia ha quindi versato al bilancio dello Stato il controvalore delle banconote in lire ancora in circolazione.

In seguito a una sentenza della Corte Costituzionale, è stata però concessa, a gennaio 2016, la facoltà di cambio a chi ha dimostrato di aver presentato richiesta entro il 28 febbraio 2012.
Le operazioni di cambio eseguite nel periodo tra il 22 gennaio 2016 e il 31 dicembre 2021 sono state 264, per un importo complessivo di 2.661.648,61 euro.
Restano però in piedi alcune questioni legali.
La Banca d’Italia non può infatti convertire le Lire in Euro finché il Ministero dell’Economia non le avrà restituito la somma versata.
Con il paradosso che, così, si bloccano non solo le richieste dei risparmiatori, ma anche si sottraggono risorse allo Stato, stimate in circa 57 miliardi di Euro.

Alberto Minazzi

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