I mosaici di Venezia nelle opere d’arte del mondo. Tra vetro, oro e colore

Fornace Orsoni, la Biblioteca dei colori

Orsoni Venezia 1888, l’unica fornace a fuoco vivo ancora presente in città e l’unica a poter produrre “l‘Oro San Marco” destinato al restauro artistico della Basilica, è tornata operativa.
Non è stato un anno facile: l’acqua alta dello scorso 12 novembre ha inondato sia la “Biblioteca del colore” che la fornace e il tetto dell’edificio è stato parzialmente scoperchiato dal vento, che quella notte soffiava fortissimo. Nonostante ciò, due giorni dopo l’alluvione, Orsoni Venezia aveva già ricominciato a produrre mosaici sia pur lavorando con le impalcature.
Poi la forzata chiusura per l’emergenza sanitaria.
Oggi, però, è tornata a produrre le sue splendide tessere multicolore e i mosaici a fogli d’oro 24K, “oro colorato e smalti veneziani in ben 19 sfumature auree diverse”, puntando anche all’ obiettivo di promuovere l’utilizzo del mosaico per usi residenziali e spazi pubblici di pregio, anche al di fuori e al di là degli edifici di culto.

I mosaici veneziani nei capolavori del mondo

Sono molteplici i capolavori artistici che, nel tempo, hanno reso grande quest’eccellenza dell’artigianato veneziano: Antoni Gaudì usò gli smalti di vetro prodotti a Venezia da Orsoni per le decorazioni musive delle guglie della Sagrada Familia. Gli stessi mosaici che, pochi anni prima, avevano già ottenuto un grande successo alla prestigiosa Esposizione Universale di Parigi del 1889, dove Angelo Orsoni, fondatore della storica fornace veneziana, presentò un pannello multicolore che racchiudeva infinite sfumature.
Il nome Orsoni è anche legato alla decorazione di importanti opere come il Trocadero, la Basilica del Sacro Cuore e l’Hotel de la Ville di Parigi, il Santuario di Lourdes e poi, fuori dalla Francia, la cattedrale di Saint Paul a Londra, l’interno dell’Altare della Patria a Roma, la Tomba di Rudolf Nureyev.
Innumerevoli  poi gli altri capolavori musivi della cultura architettonica araba e orientale come i Buddha dorati di Bangkok, i palazzi dei Re in Arabia Saudita, la Pagoda del Gran Palazzo dei Reali di Thailandia, fino al Mausoleo di Ataturk ad Ankara, in Turchia.

La Biblioteca del colore: tutte le sfumature della vita

Ma il nome Orsoni è sempre rimasto intimamente legato nel tempo alla città di Venezia e agli storici spazi che la fornace occupa a Cannaregio, con la sua “Biblioteca del colore”, un ambiente senza tempo che conserva più di 3.500 diverse tonalità
 e sfumature di smalti in pasta di vetro.
Un luogo magico, nato dall’ambizione del fondatore Angelo Orsoni di “voler catalogare tutti i colori del mondo, per custodirli in una biblioteca di legno dalle ampie mensole, come si custodiscono i libri preziosi, affinché non ne andasse perduto nessuno”.
I metodi di lavorazione sono antichi, artigianali e tramandati da quattro generazioni.
Il crogiolo, cuore della fornace stessa, fonde vetro e colore a elevate temperature dando vita agli smalti di vetro. La traccia indelebile di questo processo è rappresentata dalle infinite tonalità che ne risultano sulla superficie, vere e proprie opere d’arte. La preziosa foglia d’oro viene inserita tra uno strato di vetro trasparente e un vetro sottile, neutro o colorato, che ne protegge la superficie.
Oltre alla spettacolare “Biblioteca del colore”, anche altri ambienti della fornace sono ricchi di fascino e di storia, come l’Art Cafè, il cui pavimento è ispirato dalle decorazioni di smalto tagliato a mano della Sagrada Familia di Gaudì, o la lussuosa sala da bagno per gli ospiti, che un tempo custodiva le piastre di vetro e oro.

Tutto iniziò con L’Esposizione Internazionale di Parigi: i mosaici divennero arte

La storia di quest’eccellenza tutta veneziana parte da lontano, quando nel 1889 Angelo Orsoni varcò i confini francesi con l’obiettivo di dimostrare che all’Esposizione Internazionale di Parigi, accanto alle più ardite realizzazioni della tecnica proiettate verso il futuro, potesse esistere un posto d’onore per un materiale nobile e antichissimo: il mosaico.
Il successo fu grandissimo: il pannello multicolore, nato come campionario di smalti e ori musivi, rappresentò per Angelo Orsoni, muranese, ex operaio di fornace, il primo importante traguardo di una vita votata al mosaico.
Era, quella, l’epoca del liberty, un momento privilegiato in cui il mosaico usciva dalla sfera limitante dell’arte sacra per scoprire una inedita vocazione civile, nell’arte e nella decorazione. E fu in quell’epoca che il fondatore, mentre affinava ulteriormente la ricerca sul colore, migliorò anche il processo produttivo, introducendo il riscaldamento a carbone e inventando una pressa a cilindro rotante, in modo da ottenere una maggiore uniformità sulla superficie delle tessere.

Un nuovo inizio che guarda anche alla moda

E veniamo a tempi più recenti. Nel 2003 Trend Group di Vicenza ha acquisito la Angelo Orsoni arricchendo così l’azienda internazionale, già nota per la produzione e commercializzazione del mosaico industriale, con la storica fornace artigianale veneziana. Lucio Orsoni, è tutt’ora consulente artistico nonché Presidente Onorario dell’azienda. Lo scorso ottobre Orsoni Venezia 1888 ha partecipato alla Venice Fashion Week, condividendone l’impegno nel promuovere moda e design sostenibile, artigianato e ricerca. In occasione di quell’evento è stato presentata ufficialmente la neo-nata associazione Alto Artigianato Venezia, frutto delle prime collaborazioni tra aziende storiche e designer contemporanei. In esposizione alcuni accessori moda creati dal giovane stilista inglese Patrick McDowell riutilizzando materiale di recupero dalle tessere di mosaico, oltre ad una capsule collection firmata Tiziano Guardini per Tessitura Luigi Bevilacqua.

A breve sarà inaugurata a Phnom Penh, capitale della Cambogia, la tomba di un personaggio governativo di alto rango, uno stupa rivestito con 300 metri quadri di tessere a foglia d’oro. In questo momento Orsoni Venezia 1888 sta lavorando alla realizzazione delle tessere mosaico che decoreranno gli interni della più grande chiesa ortodossa al mondo in costruzione a Bucarest.

 

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