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Venezia compie 1600 anni. Ecco perché è giusto festeggiarla

Venezia compie 1600 anni. Ecco perché è giusto festeggiarla
Venezia 1600 anni

di Alberto Toso Fei

Sul portale monumentale dell’Arsenale di Venezia campeggiano due grandi e bellissime iscrizioni che ricordano al mondo l’anno nel quale – prima ancora di abbellirsi con i vari leoni giunti come bottino di guerra da varie zone della Grecia – fu eretto l’ingresso a uno dei luoghi più emblematici e vitali della Serenissima. “Christi Incarnatione 1460”, sta scritto su un contrafforte sul lato destro, ovvero l’anno di edificazione. “Ab Urbe Còndita 1039”, si legge a sinistra; “a 1039 anni dalla fondazione della città”. Ovvero, 421.

Arsenale Venezia
Il maestoso ingresso dell’Arsenale di Venezia


Alle Gallerie dell’Accademia invece non si può non soffermarsi davanti al grande trittico di Jacobello del Fiore, che ritrae Venezia come Giustizia (in cui compare anche l’arcangelo Gabriele, essendo Venezia nata secondo la leggenda lo stesso giorno dell’Annunciazione) che fu realizzato nel 1421 per celebrare i primi mille anni di esistenza della Repubblica.

“More veneto”: secondo l’uso veneto

Quello della nascita di Venezia il 25 marzo 421, con la fondazione della chiesa di San Giacomo di Rialto, è senza dubbio un mito nato nel Medioevo.
Maturato in età umanistica, ha finito per mettere radici profonde nell’immaginario veneziano, al punto da condizionarne addirittura il calendario.
Per questo motivo fino alla caduta della Repubblica, il capodanno si festeggiò il primo marzo, e nei documenti ufficiali – allo scopo di evitare fraintendimenti con gli Stati in cui era in vigore il calendario gregoriano – la data era indicata con MV, more veneto, ovvero “secondo l’uso veneto”.

Tra mito e realtà storica

Dunque la data di nascita è fittizia e figlia del mito, sì, ma ha condizionato l’esistenza di milioni di persone .
D’altronde, lo ha affermato anche Gherardo Ortalli, docente emerito di Storia Medioevale all’università Ca’ Foscari di Venezia e attuale Presidente dell’Istituto Veneto di Lettere Scienze ed Arti.
In occasione della Costituzione del Comitato per le celebrazioni del milleseicentenario Ortalli ha ricordato come la ricorrenza sia assolutamente determinante “per arrivare finalmente a capire l’importanza della vicenda storica di Venezia e di come Venezia abbia saputo costruire la sua immagine, magari inventando, ma creando con una capacità per la quale il racconto diventava più vero della verità”.

Lo sostenne a suo tempo anche Giannantonio Paladini, fino al 2004 docente di storia moderna e contemporanea presso la facoltà di lingue e letteratura straniere di Ca’ Foscari. Da storico raffinato ed eterodosso qual era, non mancava di sottolineare una verità semplice: che un fatto leggendario o mitologico, creduto vero nella storia da uomini e donne ai quali veniva narrato e che lo tramandavano, finiva per incidere nelle loro vite quanto una verità storica acclarata.

Un’origine storica controversa

Verità che – peraltro – è da decenni oggetto di disputa accademica tra storici: Venezia è“figlia” di Torcello e della fuga di massa verso la laguna per sfuggire alla morsa delle invasioni oppure ha origine romana, come sosteneva Wladimiro Dorigo per il quale – per esempio – la triangolazione di campo dei Mori era il risultato di un incrocio nella centuriazione? E’ una diramazione dell’Impero bizantino, coi primi dogi nominati dall’Esarcato di Ravenna, oppure è stata influenzata dai Carolingi, come sembrerebbe leggere da alcuni affreschi rinvenuti a Santa Maria Assunta – ancora a Torcello – l’archeologo Diego Calaon?
Venezia ha un’origine storica controversa, che si intreccia col mito.

Secondo alcune fonti, i primi colonizzatori della laguna sarebbero partiti dalla Paflagonia, un’area dell’attuale Turchia affacciata sul Mar Nero. Un’indagine operata sul dna di alcune delle famiglie di più antica origine veneziana avrebbe in parte confermato questa ipotesi. Anche il mito viaggia su binari differenti. La “Cronaca Altinate” – la stessa in cui compare la data di nascita della città – spiega come i Veneti fondarono Venezia tredici anni dopo il loro arrivo. La colonizzazione di Torcello invece, secondo altre leggende, sarebbe venuta per mezzo degli Altinati che – attraverso una visione del vescovo oppure, seguendo le varianti, sotto la guida dei tribuni Ario e Aratore – raccolte le loro cose, sarebbero fuggiti alle torme inarrestabili di Attila.

La consapevolezza e la bellezza del mito

In attesa di una verità storica, non vi è nulla di sbagliato ad affidarsi al mito. Basta esserne consapevoli.
Neppure sul fatto che le spoglie conservate in Basilica siano di San Marco c’è certezza: il modo in cui il suo corpo è arrivato (e anche quale corpo); il modo in cui è stato perduto e ritrovato per due volte; il fatto stesso che sia effettivamente stato portato a Venezia, è più frutto di leggenda che di fatti storici acclarati. Detto questo, nessuno si sognerebbe mai di abolire la ricorrenza del 25 aprile, né di impedire ai veneziani di comprare una rosa per l’amata, il giorno del loro santo.


Appartengono invece proprio alla leggenda le prime parole che l’angelo avrebbe detto all’Evangelista al suo primo arrivo a Venezia preconizzandogli un ritorno post mortem: “Pax Tibi Marce, Evangelista Meus”.
Parole che campeggiano da sempre sul gonfalone e che la Repubblica riportò ovunque.

Il Gonfalone di Venezia

Non c’è nulla di storico in questo avvenimento. Ma ha segnato la storia e nessuno, c’è almeno da sperarlo, si sognerebbe mai di chiedere la cancellazione di quelle parole dal libro che il leone tiene sotto la zampa, in funzione di una purezza storica che non esiste.
La Serenissima ha storicizzato quell’avvenimento leggendario, e noi tutti lo accettiamo.
Ma ha storicizzato anche la leggenda delle sue origini. Dove sta la differenza?

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Tag:  Venezia 1600

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