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Ucraina. Il Veneto sequenzia i profughi positivi. A caccia di varianti

Ucraina. Il Veneto sequenzia i profughi positivi. A caccia di varianti

Scatta in regione il secondo livello del piano di accoglienza per chi scappa dal conflitto

I profughi provenienti dall’Ucraina giunti in Veneto dall’inizio della guerra sono ufficialmente poco meno di 4 mila, sui circa 44 mila complessivi in Italia.
La percentuale di positivi al Covid è al momento ritenuta bassa: tra il 2% e il 3%.
“Ho però chiesto ai direttori generali delle Ulss – ha spiegato il presidente della Regione, Luca Zaia – di sequenziare i tamponi positivi. Abbiamo necessità di capire – motiva – con che variante si sono contagiati, perché potrebbe trattarsi anche di una mutazione subdola che non conosciamo, in grado di diffondersi pian piano anche da noi. E il rischio sarebbe quindi quello di farci trovare impreparati e vedere ripartire una nuova ondata. La situazione ci preoccupa”.

Il secondo livello dell’accoglienza

Avvicinandosi gli arrivi a quota 4 mila (la maggior parte, 1.234, sono nel Trevigiano, poi 674 nel Veneziano e 603 nel Padovano), il Veneto è intanto pronto a far scattare il secondo livello del piano di accoglienza, tarato proprio sul numero di profughi. “Stiamo riaprendo gli ospedali dimessi per arrivare a mille posti pubblici a disposizione– ha così annunciato Zaia –. Intanto continuiamo a trattare con gli albergatori per aggiungere altri posti a prezzo super calmierato”.
Da domani, 16 marzo, saranno così disponibili 150 posti letto riattivati all’ex ospedale di Monselice, giovedì 17 toccherà ad Asiago con altri 120, quindi a Malcesine. I ricoverati, al momento, sono 19, di cui 12 bambini, compresi molti oncologici. Un’altra struttura-satellite a disposizione è quella di Farra di Soligo, attivata in collaborazione con l’Inps per gli Ucraini positivi.

I veneti hanno aperto le loro case per i profughi

Infine, insieme alla raccolta fondi (che ha raggiunto 2.373 donatori per complessivi 412 mila euro), la generosità dei Veneti si è tradotta in 3.957 persone che si sono offerte per ospitare i profughi a casa propria, per complessivi 8.100 posti letto.
“Li stiamo già utilizzando – ha fatto il punto il presidente – ed è bello vedere anche come le persone si mettano insieme, unendo le rispettive disponibilità, magari ognuno per una settimana, ma raggiungendo così periodi anche di 2 o 3 mesi”.

Il bollettino Covid

Al di là delle cifre specifiche sui profughi, il complessivo bollettino quotidiano del Covid in Veneto parla di altri 7.313 positivi (tasso di prevalenza all’8,38% su 87.237 tamponi) individuati nelle ultime 24 ore.
Continuano però a scendere i ricoveri, ora a quota 814 (-16), di cui 61 in terapia intensiva.
Il dato dei decessi, invece, è vicinissimo a quota 14 mila (ne mancano 3 per toccare questo livello) da inizio pandemia.

“La domanda che tutti si fanno in questi giorni – ha commentato Zaia – è cosa succederà dopo il 31 marzo, quando verrà meno lo stato di emergenza. In particolare, ci si interroga sul tema delle restrizione. Mi sembra che i dati confermino che siamo passati dalla pandemia all’endemia, per cui penso che sarebbe giusto abbandonare le restrizioni, tornando dalla responsabilità collettiva a quella individuale”.

L’accordo con l’Inps per i pazienti oncologici

Il punto stampa di Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale, ha fornito l’occasione anche di presentare l’accordo tra la Regione Veneto e l’Inps sul certificato oncologico di invalidità.
Come ha sottolineato il direttore regionale dell’ente assistenziale, Antonio Pone, questo accordo, che è stato sottoscritto anche da tutte le Ulss, si tradurrà in una sburocratizzazione e un risparmio economico per i pazienti. Che, in Veneto, sono circa 30 mila in più ogni anno.

Inps
Il direttore regionale dell’Inps Antonio Pone

Infatti, l’unico onere sarà quello di presentare la domanda. Senza necessità di sottoporsi a ulteriori visite, sarà quindi lo specialista che segue il malato in una struttura regionale a inviare all’Inps un certificato con tutte le informazioni necessarie per la valutazione del caso da parte dell’istituto.
Verrà quindi meno anche la necessità di rivolgersi al medico di medicina generale per ottenere, a pagamento, il certificato introduttivo che dà diritto di accedere a tutte le prestazioni connesse allo stato di malato oncologico: dai permessi ai benefici economici.
“In Veneto – ha sottolineato Pone – già adesso sfruttiamo la possibilità di accedere agli atti nel 72% dei casi contro una media nazionale del 22%. Con questo accordo, infine, potremo garantire una risposta alla pratica entro 15 giorni dalla presentazione, rispetto alla media attuale di 30-32”

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