Dal cuore della laguna all’entroterra trevigiano, una gondola riaccende il legame antico tra fiumi e comunità, trasformando il paesaggio in un racconto
Nel porto di Casier, in provincia di Treviso, da sabato 11 aprile, è apparsa un’imbarcazione insolita per le acque del fiume Sile: una gondola veneziana.
Non un oggetto da cartolina, ma una gondola vera e propria, pronta a navigare tra Casier e Silea e a raccontare una storia più ampia.
A portarla nella Marca è stato Paolo Ferraresso, presidente dell’ASD Squero di Venezia, realtà nata da poco ma già attiva nella valorizzazione delle imbarcazioni tradizionali.
L’immagine è potente: una gondola, simbolo della laguna di Venezia, che scivola in un fiume di risorgiva dell’entroterra trevigiano. Ma dietro c’è molto più di un colpo d’occhio: un tentativo concreto di ricucire un legame antico tra acqua, territorio e memoria.
Un progetto nato per caso, diventato visione
“In realtà il progetto è nato un po’ per caso – racconta Paolo Ferraresso -. Ho visto Casier, ho approfondito la sua storia e sono rimasto affascinato dalla tradizione del trasporto fluviale, dai burci, dai mestieri legati al fiume”.
Da lì, l’idea: portare una gondola fuori dal suo habitat naturale per usarla come strumento di racconto.
Ormeggiata fino a fine settembre, l’imbarcazione diventa il centro di un progetto che unisce turismo lento, educazione e memoria storica.
Con l’obiettivo di riportare l’acqua al centro del territorio.
Il Sile, i burci e la memoria che scorre
Il Sile è stato per secoli una via di lavoro attraversata dai burci, grandi barche da carico che collegavano Treviso alla laguna.
Un mondo oggi quasi scomparso, ma ancora visibile in luoghi simbolo come il Cimitero dei Burci, poco distante da Casier.
“Ci sarebbero tante storie e tanti mestieri da raccontare riguardo quel territorio e al fiume. La gondola è invece un emblema del territorio lagunare ma è proprio su questo terreno che può trovar un nuovo significato. Il mio è un piccolo gesto – dice Paolo -.A volte basta per fare da apripista: magari questo inizio può invogliare anche altre remiere a partecipare, a organizzare insieme degli eventi. Si possono creare tante iniziative per far conoscere le imbarcazioni tradizionali e la loro storia alle nuove generazioni”.

La gondola fuori contesto (ma non fuori storia)
La gondola non appartiene al sistema fluviale del Sile: è nata e si è evoluta nei canali di Venezia.
Eppure, portarla qui serve a ricordare che acqua dolce e acqua salmastra non sono mondi separati.
“Il Sile è un fiume di risorgiva. Un tempo sfociava in laguna, poi il suo corso è stato deviato. Le acque arrivano dai monti e la Serenissima Repubblica di Venezia si è costruita grazie all’entroterra. Per secoli – rileva Paolo – il sistema tra Treviso, il Sile e Venezia ha rappresentato una rete continua di scambi, commerci e relazioni”.
Oggi quel legame è meno visibile, ma a volte possono bastare anche “piccoli gesti”, come li chiama lui, per ricordarlo.
“Il varo della gondola, per esempio – racconta – è stato fatto sul Brenta, in occasione della manifestazione “Riviera Fiorita”. Anche lì, dove un tempo navigavano barche storiche, si sta perdendo la tradizione. Ed è un peccato”.

La gondola sul Sile diventa così un segnale: un modo per riattivare connessioni dimenticate, non solo geografiche ma culturali.
Che riporta a un sistema unico, dove fiumi, canali e laguna funzionavano come un organismo continuo.
“Anche il Canal Grande -conclude – è un proseguimento del Brenta”.

Un’aula galleggiante per le nuove generazioni
Il progetto guarda soprattutto ai più giovani.
Nei prossimi mesi l’obiettivo è coinvolgere scuole e centri estivi del territorio.
“Stiamo collaborando con l’amministrazione – spiega Paolo Ferraresso -. Se ci saranno adesioni, prima dell’estate partiremo con le attività”.
L’idea è trasformare la gondola in una piccola aula galleggiante: navigazioni brevi tra Casier e Silea, spiegazioni sulle imbarcazioni tradizionali, racconti sulla storia dell’acqua.
Perché conoscere il sistema idrico veneto significa anche imparare a leggere il territorio.
Il Sile come un diorama vivente
La gondola sul Sile potrebbe funzionare un po’ come un diorama: il fiume diventa scenografia, l’imbarcazione diventa simbolo, il paesaggio diventa racconto.
Con la differenza che, rispetto a un museo, qui tutto è reale e in movimento.
«Le acque collegano tutti i nostri territori – conclude Paolo Ferraresso -. Hanno tante storie da raccontare e mi piacerebbe fossero raccontate, anche da persone anziane che ancora ne conservano il ricordo”.
Consuelo Terrin



