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 Social per i bambini: Instagram temporeggia. Crepet: "meglio di no"

 Social per i bambini: Instagram temporeggia. Crepet: "meglio di no"

“Crediamo che costruire Instagram Kids sia la cosa giusta da fare, ma stiamo mettendo in pausa il lavoro”.
È stato in prima persona Adam Mosseri, il capo di Instagram, ad annunciare nelle ultime ore che, per il momento, resterà in stand by il progetto di una piattaforma social dedicata espressamente ai bambini sotto i 13 anni.
“Useremo questo tempo – ha aggiunto Mosseri – per lavorare con genitori, esperti e responsabili politici per dimostrare il valore e la necessità di questo prodotto. E continueremo a creare strumenti opt-in (ovvero tramite consenso espresso a ricevere informazioni via posta elettronica, ndr) di supervisione dei genitori sugli adolescenti”.

Un social dedicato ai bambini

Le prime voci relative all’intenzione di creare un social network per i più piccoli erano circolate lo scorso maggio. L’idea di fondo, confermata ora da Mosseri, è che i bambini comunque sono in rete e utilizzano i social. E soprattutto Instagram ha grande successo tra i giovani, con oltre il 40% degli utenti con meno di 22 anni e quasi 22 milioni di adolescenti che vi accedono ogni giorno solo negli Stati Uniti. Ma anche TikTok, altra app molto usata dai ragazzini, è arrivata a 1 miliardo di utenti attivi mensili, con un +45% su base annua.

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Sulla base di queste considerazioni, i responsabili di Facebook, che ha acquistato Instagram nel 2012, ritengono dunque che sarebbe preferibile realizzabile piattaforme appositamente studiate per loro.
Le reazioni alla notizia, però, fin dall’inizio, sono state soprattutto negative. Posizioni che hanno trovato ulteriore sostegno nell’inchiesta su Facebook da poco pubblicata dal Wall Street Journal.

L’inchiesta del Wall Street Journal

Il giornale americano ha pubblicato a puntate una ricerca condotta da Facebook negli ultimi tre anni, in cui si è studiata l’influenza dell’uso dei social network sugli utenti più giovani. Secondo quanto pubblicato dal Wall Street Journal, le conseguenze più serie, legate al confronto di immagine stimolato dalle piattaforme, sono ansia, depressone, dipendenza e disagio per il proprio corpo. Un altro studio lega inoltre, nel 40% dei giovani, la scarsa stima del proprio aspetto all’uso di Instagram.
Il fenomeno riguarderebbe soprattutto le ragazze. Quasi 1 su 3, il 32%, ha affermato infatti l’effetto negativo di Instagram, che peggiorerebbe la situazione nei momenti in cui si sentono male con il proprio corpo.
Non si è fatta attendere la risposta di Facebook, attraverso il vicepresidente e responsabile del settore ricerca, Pratiti Raychoudhury. “La ricerca di Instagram – ha sottolineato – mostra che, per 11 delle 12 aree riferite a problemi di benessere e riscontrati dalle adolescenti, la piattaforma le ha rese migliori e non peggiori”.

Le misure a tutela dei minori

Tra le diversità dell’app “Kids” rispetto al tradizionale Instagram, sottolineano i responsabili, ci sarebbero, tra le altre funzionalità, anche la necessità dell’autorizzazione dei genitori all’iscrizione, la mancanza di pubblicità e la previsione di contenuti adatti all’età. E se, tornando a TikTok, la versione cinese ha da poco annunciato un limite di 40 minuti giornalieri di utilizzo per gli under 14, in attesa della ripartenza del progetto specifico per i bambini, Instagram ha comunque già adottato alcune misure.

Da fine luglio, ad esempio, tutti i nuovi profili Instagram dei minorenni sono in automatico privati, con la possibilità comunque di scegliere un account pubblico, invitando i già iscritti a passare alla modalità privata. È stata anche resa facoltativa la visione dei cuoricini e dei like. I gestori dei social si sono attivati poi per ridurre al massimo i contatti indesiderati da parte degli adulti e, negli Stati Uniti, sono state introdotte nuove modalità per l’invio di messaggi da parte degli inserzionisti pubblicitari agli under 18.

Crepet: il social ad hoc? Non usare i social

Il problema di creare un social specifico per gli under 13 nemmeno si pone, per il sociologo Paolo Crepet.

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Paolo Crepet

“Il social ad hoc è il non social” è il suo giudizio tranchant.
Quello di Instagram mi sembra un annuncio solo di facciata, che farà parlare dei social per una settimana: per loro, in questo senso, tutto fa brodo. Ma, alla faccia della libertà, i social non hanno anima, non hanno nemmeno un’ etica, se una minorenne può mandare tranquillamente un video con le sue bellezze non troppo caste – ha commentato Crepet-  E se oggi ci accorgiamo di questo, facendo un tipo di riflessione su Instagram, rendiamoci conto che a Silicon Valley sono già all’opera grandi talenti per capire quello che si userà tra 5 o 10 anni e stabilire come dovremo vivere di conseguenza. Il fatto – ha concluso – è che c’è di mezzo un business troppo grande ed è saltata la stessa soggezione dei privati a un codice: i padroni, di fatto, sono loro stessi. Scelgono pure cosa censurare e cosa no”.

Alberto Minazzi

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