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Riscaldamento del pianeta: le soluzioni "artificiali" al vaglio degli esperti

Riscaldamento del pianeta: le soluzioni "artificiali" al vaglio degli esperti

I cambiamenti climatici causati dalle emissioni di CO2 e dallo sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’uomo sono cosa nota.
Come pure le conseguenze ad esso legate: clima instabile ed eventi meteorologici estremi come alluvioni, siccità, incendi. Ma anche scioglimento dei ghiacciai, innalzamento degli oceani e perdita di biodiversità che influiscono sulla presenza di vita sulla Terra.
Se da un lato la riduzione delle emissioni di CO2 rappresenta la via principale da seguire per rispettare l’Accordo sul clima di Parigi, firmato da 196 Paesi nel 2015 e che prevede di mantenere l’aumento della temperatura globale sotto gli 1,5° C, dall’altro si stanno facendo sempre più strada anche le soluzioni tecnologiche.

L’ingegneria per aiutare a rinfrescare la Terra

Il problema dell’innalzamento delle temperature è reale quanto urgente. Un fenomeno che purtroppo non si può più completamente fermare. Basti pensare che abbiamo già provocato un incremento della temperatura di un grado e le previsioni degli esperti dicono che nel corso di questo secolo crescerà di un altro cambiando le condizioni di vita in molte parti del pianeta. Il cambiamento climatico però si può e si deve limitare con ogni soluzione possibile. Gli scienziati e esperti del clima stanno infatti lavorando in questa direzione provando a suggerire come “rinfrescare” la Terra. Una branca dell’ingegneria, chiamata “ingegneria solare” si concentra proprio sui modi in cui si può interferire con le radiazioni solari per rallentare il riscaldamento globale. Una neonata disciplina che ha stimolato diverse Università a offrire master e corsi specialistici che ruotano attorno alla questione clima.

IPCC

« Si parla sempre più di adattamento ai cambiamenti – sottolinea Francesco Laio, Direttore del Master sul clima al Politecnico di Torino – e questa è la grande sfida. La tecnologia e lo sforzo ingegneristico ci salveranno rispetto alla velocità con la quale stanno avvenendo i cambiamenti. Tutto sta avvenendo in tempi molto rapidi, con grande velocità e entità del cambiamento. Questo richiede risposte immediate. Parlando di adattamento mi viene in mente il sistema Mose a Venezia, un’opera di grande ingegneria idraulica. Molto dipende oggi dalla tecnologia, che deve essere congrua alla velocità dei cambiamenti in atto».

Le soluzioni artificiali al vaglio degli esperti

Gli studiosi stanno valutando varie soluzioni per “rinfrescare” il pianeta.
Oltre a quelle “naturali”, che prevedono una limitazione alla deforestazione, la tutela e il ripristino di ecosistemi capaci di assorbire CO2 e una gestione più oculata dei terreni agricoli, ce ne sono anche di “artificiali” che potrebbero essere adottate.
Una di queste, attualmente in fase di test, è il “Sai – stratospheric aerosol injection”, ovvero un aerosol nella stratosfera.

Sai, l’aerosol che “copia” i vulcani

Gli scienziati stanno prendendo spunto dalle eruzioni vulcaniche che rilasciano naturalmente anidride solforosa in forma nebulizzata nella stratosfera, raffreddando così la terra sottostante. Cosa che si pensa possa essere possibile anche artificialmente. Con questo metodo tra i 15 e i 50 km dalla superficie terrestre verrebbero rilasciate grandi quantità di particelle molto piccole che, legandosi all’acqua, rifletterebbero una buona parte dei raggi solari impedendo che raggiungano il nostro pianeta e lo scaldino. “Sai” permetterebbe anche di decidere con una buona precisione quali parti della Terra raffreddare e, calcolando la quantità di aerosol da rilasciare, per quanto tempo farlo.

Stratosfera

Piccole bolle riflettenti sul mare

Il cosiddetto “ocean foaming” consiste invece nel ricoprire larghe porzioni di mare con schiuma o grandi quantità di piccole bolle che riescano a riflettere i raggi solari.
Questa soluzione segue la semplice logica.
Poiché l’acqua di mari e oceani è scura soprattutto nei punti più profondi, il colore attira i raggi solari e trattiene enormi quantità di calore, mentre più chiara è la superficie esposta al sole, meno si riscalda.

Cambiare il colore delle città

La “regola” del colore chiaro che fa riscaldare meno può essere valida anche per le città.
Un tetto bianco, infatti, rispetto a uno scuro, arriva a essere anche il 30% più freddo.
Non è un caso che zone particolarmente calde come il Medio Oriente, Gracia, Marocco, Algeria, Cipro, Italia e Spagna del sud abbiano la maggior parte di abitazioni bianche.

Nuove soluzioni sotto ai mari

Diversi scienziati in Germania, Canada e India hanno anche studiato la fertilizzazione dell’oceano con solfato di ferro per stimolare la crescita di alghe, la vita marina che assorbe anidride carbonica e rilascia ossigeno. Tale metodo però rischierebbe di ridurre la popolazione ittica essendo in competizione con altre forme di vita acquatica. I ricercatori stanno considerando poi l’idea di costruire grandi banchi sottomarini di sabbia laddove i ghiacci incontrano l’oceano per arginarne la scomparsa e il conseguente innalzamento del livello del mare.

Al Politecnico di Torino si formano gli specialisti del clima

La specializzazione in “Cambiamenti Climatici”, d’altra parte, sta diventando una delle proposte più innovative delle università.
Il Politecnico di Torino, per esempio, prevede, nell’ambito della Laurea Magistrale in Ingegneria per l’ambiente e il territorio, un corso di due anni, interamente in inglese, l’unico in Europa che dedica particolare attenzione ai problemi tecnici e ingegneristici derivanti dalle conseguenze del cambiamento climatico. L’obiettivo è quello di formare una nuova generazione di ingegneri qualificati che possano operare sia in Italia sia all’estero.

Silvia Bolognini

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