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PRODUZIONE LOCALE

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Segreti e filosofia delle aziende del territorio: l’esempio della veneziana Fitem, specializzata nella realizzazione di motori per tende da sole e tapparelle
L’importanza del made in Italy a volte la si vede nei piccoli dettagli. Lo sanno bene le aziende del nostro territorio che non si limitano ad assemblare in loco i propri prodotti ma che ricercano ogni singolo componente di produzione italiana, a garanzia della qualità del prodotto finito. «Nel nostro settore siamo gli unici nel Veneto a poter dire che dalla prima all’ultima vite utilizzata, tutto è fatto in Italia» spiega con malcelato orgoglio Giorgia Berengo titolare della Fitem, azienda di Maerne specializzata nella realizzazione di motori per tende e tapparelle. Quella della Fitem è una storia che ha origini lontane e che idealmente è la continuazione della F.lli Berengo fu Pietro a Mestre, specializzata nella realizzazione di ingranaggi e macchine per armamenti ferroviari. Proprio a quella generazione di Berengo si devono i brevetti dei motori poi sviluppati dalla Fitem e ancor oggi prodotti, con un mix di romanticismo e tradizione. Una storia continuata grazie alla caparbietà ed allo spirito imprenditoriale di Giorgia Berengo che ha ripercorso le tappe del padre ripartendo da zero sul finire degli anni Settanta, rilevando la Fitem per la quale lavorava e che all’epoca era un’azienda specializzata nella realizzazione di reti metalliche, fino a portarla ad essere la realtà che è oggi. Un’azienda che dal 2000 ha cuore pulsante nella nuova splendida sede da 5.500 metri quadri.
«Io credo che per quanto riguarda le aziende del nostro territorio che si occupano di produzione ci siano alcuni concetti di fondamentale importanza. Il primo, come detto, è relativo alla produzione interamente italiana in contrapposizione a chi assembla qui componenti provenienti dall’estero, il secondo è relativo alla produzione manuale a confronto con la produzione automatizzata e l’ultimo è legato all’importanza dei brevetti».
Andiamo per ordine partendo dal made in Italy. «A mio avviso la delocalizzazione non ha fatto bene perché si è arrivati a fare grossi numeri a scapito della qualità. Noi abbiamo preferito limitarci nei quantitativi pur di garantire alti standard di efficienza».
Parlando di produzione manuale e produzione automatizzata, perché la vostra azienda preferisce affidarsi alla prima? «Il fatto che dietro ad ogni prodotto ci sia una persona, si sposa con l’esigenza di testare continuamente quello che facciamo per dare il massimo in termini di omogeneità di produzione. E con un certo orgoglio possiamo dire che noi non abbiamo mai rientri legati a malfunzionamenti. Senza dimenticare che nel nostro settore è solo con l’utilizzo a lungo che si capisce se un motore è valido oppure no».
L’importanza dei brevetti: si dice che siano questi i segreti dietro i quali si celano le fortune di ogni azienda produttiva. «È proprio così: ogni azienda ne va fiera e li custodisce gelosamente. Nel nostro ambito questo vale soprattutto per la meccanica dei motori ma si pensi che anche dietro le componenti plastiche c’è un brevetto, un segreto che ne cela la formula vincente affinché mantengano inalterate le caratteristiche nel tempo».

Ricerca e sviluppo quanto contano nel settore? «Moltissimo. Nel’ambito dei motori per tende e tapparelle oggi a livello di meccanica non si inventa più nulla ma si lavora invece sull’elettronica. Noi abbiamo un ufficio tecnico che è sempre in fase di sviluppo e ricerca, soprattutto per trovare nuove applicazioni ai nostri articoli: grazie a questo oggi abbiamo 74 tipi di prodotti più tutta l’elettronica e le centraline meteorologiche che gestiscono l’apertura e la chiusura di tende e tapparelle. Strumenti in grado di programmare dettagliatamente a seconda delle esigenze. Si tratta di domotica a tutti gli effetti».
Quanto conta per un’imprenditrice capire la tecnologia e saper prevedere i cambiamenti del mercato? «Nel 1974 ho acquistato la mia prima macchina contabile che faceva contabilità attraverso schedine con banda magnetica accorgendomi che quella era la strada da percorrere. Oggi, posso dire di aver passato tutte le macchine arrivando fino al pc, grazie al fatto che allora ho capito dove si voleva andare. Con lo stesso spirito dico, in relazione ad un mercato attualmente fermo per via della crisi, che bisogna interessarsi e cercare di vedere sempre se ci si può migliorare»
DI VALENTINA KENT
 

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Tag:  motori