Il medico sudafricano ricoverato nel Padovano non è infetto. Restano però quattro persone in isolamento in Italia. Le regole del Ministero della Salute in una circolare
Arriva dall’ospedale di Padova, in Veneto, la prima notizia rassicurante: il test sul medico 50enne sudafricano è negativo all’hantavirus. Lo ha comunicato il direttore della Prevenzione al Ministero della Salute, Mara Campitiello, escludendo così il contagio.
Nel frattempo, restano quattro persone in isolamento asintomatico, individuate dopo possibili esposizioni legate al viaggio sulla nave da crociera MV Hondius, già collegata a un focolaio partito dall’Argentina e a un decesso in Sudafrica. Si tratta di tre marittimi di Torre del Greco, in Campania, e Villa San Giovanni, in Calabria, e di una 37enne fiorentina. Le autorità sanitarie ribadiscono: il rischio è basso, ma la sorveglianza resta ancora massima.
Per questo, le autorità sanitarie di tutto il mondo si stanno muovendo per rafforzare le attività di sorveglianza sanitaria e garantire una risposta adeguata qualora si presentassero emergenze legate alla possibilità, ritenuta comunque “limitata” di trasmissione interumana. Lo ha fatto l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha aggiornato le linee guida, E lo ha fatto anche il Ministero della Salute italiano, pubblicando una serie di indicazioni all’interno di una circolare.

Le regole nella circolare ministeriale: la priorità nei test
Anche se, come hanno sottolineato gli esperti fin dall’inizio, fortunatamente siamo in presenza di un virus che presenta una contagiosità decisamente inferiore rispetto a quella del Covid, a 6 anni dall’inizio della pandemia in Italia si torna però a ragionare per esempio di mascherine e quarantena e tornano di attualità concetti come quello di “casi sospetti”, “contatti” e “soggetti sintomatici”.
Una delle principali regole contenute nella circolare del Ministero della Sanità riguarda proprio questi ultimi, prevedendo per loro una priorità nell’esecuzione dei test. In particolare, i controlli saranno effettuati sui soggetti sintomatici che presentino “un quadro clinico compatibile con sindrome cardiopolmonare da Hantavirus Andes”. Una decisione presa “al fine di garantire una tempestiva gestione clinica e l’attivazione delle appropriate misure di prevenzione e controllo delle infezioni”.

La quarantena per i contatti “ad alto rischio”
La circolare punta infatti “all’identificazione precoce di eventuali casi sospetti e all’adozione tempestiva delle misure di contenimento previste per i casi confermati”.
In queste situazioni, il Ministero ha stabilito una doppia strategia. Ai cosiddetti “contatti ad alto rischio”, ovvero, secondo le indicazioni del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie Ecdc, tutte le persone imbarcate sulla nave e quelle che hanno avuto “una o più esposizioni a un caso probabile o confermato”, è raccomandata una quarantena fiduciaria per 6 settimane.
Queste persone devono utilizzare una stanza propria, mantenere una distanza di almeno 2 metri dai membri della famiglia, non utilizzare le stesse stoviglie, aprire le finestre per garantire la ventilazione. L’uscita di casa per preservare la salute mentale e il benessere è possibile, ma indossando una mascherina chirurgica resistente ai liquidi ed evitando gli assembramenti e non vanno utilizzati i mezzi di trasporto pubblico, così come i voli commerciali per il rimpatrio. Nell’arco dei 42 giorni successivi all’esposizione sarà attivato un monitoraggio quotidiano da parte di Regioni o Asl.

L’incubazione e i contatti a basso rischio
Anche se l’infezione da hantavirus ha normalmente un periodo di incubazione tra le 2 e le 4 settimane, la finestra temporale più ampia si spiega con la non sempre chiara ricostruzione dei possibili eventi di esposizione. Le dovute cautele hanno spinto il Ministero, sempre partendo dall’approccio al tracciamento dei contatti dell’Ecdc basato sul rischio, a prevedere una serie di precauzioni anche per i cosiddetti contatti “a basso rischio”. Ovvero le persone che non hanno avuto contatti diretti o prolungati con un caso probabile o confermato.
Vi rientrano i passeggeri di aerei al di fuori della zona di vicinanza definita, chi ha avuto contatti brevi in transito, nei porti o occasionali, chi ha condiviso ampi spazi all’aperto senza interazioni prolungate e gli operatori, sanitari e non, che hanno utilizzato dispositivi di protezione adeguati durante l’intero periodo di esposizione. In questi casi, è raccomandato, sempre per 6 settimane dall’ultima esposizione, un automonitoraggio passivo di febbre, mialgie, cefalea, affaticamento, sintomi gastrointestinali o respiratori, comunicando alle autorità sanitarie locali l’eventuale comparsa di sintomi, a cui deve seguire immediato isolamento.
L’Ecdc non esclude che nelle prossime settimane emergano, tra ex passeggeri e membri dell’equipaggio (tra cui non figurano comunque cittadini italiani), altri casi di hantavirus legati alla nave da crociera. Anche per questi motivi, il Ministero della Salute ha richiamato nella circolare il ruolo fondamentale, nella gestione della situazione, svolto da Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera.
Alberto Minazzi






