Società +

“No Woman No Panel”: un protocollo contro le disparità di genere

“No Woman No Panel”: un protocollo contro le disparità di genere
Da dx: la Vice Presidente per l’Ambiente, la Sostenibilità e la Cultura di Confindustria, Katia Da Ros, e la Presidente Rai, Marinella Soldi @Confindustria

Il documento è stato firmato da Rai e Confindustria: il mondo delle imprese per la parità di genere

Dalle differenze di salario alla bassa occupazione femminile fino alla poca presenza nelle posizioni di vertice sia nel pubblico che nel privato, nella politica e nelle professioni Stem, le discipline scientifico tecnologiche come scienza, ingegneria, matematica, tecnologia.
In Italia va sempre peggio. Secondo i dati del Global Gender Gap Report 2023, nell’ultimo anno il nostro Paese ha infatti perso ben 16 posizioni nella classifica stilata dal Worl Economic Forum, scendendo dal 63esimo al 79esimo posto su 146 Stati.
L’indice misura annualmente l’evoluzione della parità di genere a livello mondiale su 14 indicatori per quattro dimensioni chiave: la partecipazione economica, le opportunità, il livello di istruzione, salute e sopravvivenza e l’ empowerment politico.

disparità di genere

In un contesto in cui si evidenzia che la strada da fare per colmare almeno in parte il divario è ancora molta, arriva il Memorandum of understanding No Woman No Panel – Senza donne non se ne parla che vede insieme Rai e Confindustria.

Verso una partecipazione bilanciata negli eventi di comunicazione

L’obiettivo del protocollo è quello di eliminare la disparità su temi di merito e genere che ancora sono ben evidenti sotto i nostri occhi a cominciare dai media, responsabili nei messaggi e nel tipo di esempi che si danno ai giovani.
La direzione è quella di diffondere modelli che garantiscano parità di accesso e intervento negli spazi formativi di comunicazione, rispetto della dignità personale professionale e culturale della donna e la valorizzazione del suo ruolo nella società.

Disparità di genere

Il mondo delle imprese per la parità di genere

E’ significativo, come ha sottolineato la Presidente Rai Marinella Soldi, che dopo istituzioni politiche e culturali anche il mondo delle imprese, i luoghi del fare dove nel lavoro quotidiano si sperimentano i vantaggi anche competitivi di una sempre più paritaria partecipazione di uomini e donne, entri a far parte della rete “no Woman No Panel”. Il fulcro di questo protocollo contro la disparità di genere è normalizzare la veduta di uomini e donne che dibattono in termini di competenze. Basti pensare che, secondo dati Istat, ancora il 30% degli uomini pensa che lavorare sia cosa da uomini.

L’agenda 2030 di Confindustria: punto 5 parità di genere

In questo senso le imprese possono dare il loro significativo contributo per cambiare una cultura che ad oggi non è paritaria.
“Una cultura di genere paritaria e, insieme, la sostenibilità sociale, economica e ambientale – ha dichiarato la vice presidente per Ambiente, Sostenibilità e Cultura di Confindustria Katia Da Ros – rappresentano le leve competitive indispensabili per lo sviluppo del Paese. Come Confindustria ci siamo dati un’agenda 2030 e il punto 5 è proprio la parità di genere”.

Ancora troppe le differenze di genere

Certo è che, ritornando al Global gender gap Report 2023, la strada da percorrere per superare le disparità di genere è ancora parecchio lunga. Si calcola che, per raggiungere la parità di genere a livello globale, dovremo attendere il 2154, ben 131 anni. La metà invece se si guarda solo all’Europa che al ritmo attuale dovrebbe raggiungere l’obiettivo in 67 anni: nel 2091.

disparità di genere
UDI @Storie di donne, storie d’Italia

Se poi si guardano i dati di Openpolis su quante donne ricoprano incarichi apicali nella pubblica amministrazione presso Ministeri e Presidenza del Consiglio ne risultano 37 su 122, pari al 30,3% vale a dire sotto il 40% che è generalmente considerata la quota entro la quale è garantito, almeno in parte, l’equilibrio di genere.
Anche osservando in generale il mercato del lavoro italiano, il divario di genere è ancora molto alto. Il Rapporto Banca d’Italia “Women, labour markets and economic growth” riferito al 2022 dice che il tasso di occupazione femminile in Italia è del 51,1%, 18 punti percentuali in meno rispetto a quello degli uomini. E le retribuzioni orarie sono più basse in media dell’11%.

Silvia Bolognini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.


Leggi anche: