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Mutande intelligenti per rivelare i segreti del nostro intestino

Mutande intelligenti per rivelare i segreti del nostro intestino

Un sensore nascosto nella biancheria intima misura i gas intestinali e svela cosa succede nel microbioma dopo ogni pasto

Vediamo quanto gas emetti e le tue mutande ti diranno come stai.
L’immagine, ben poco poetica, sintetizza però alla perfezione il risultato raggiunto da un team di ricercatori dell’Università del Maryland, negli Stati Uniti. Ovvero un sensore che, inserito nella nostra biancheria intima, consente di monitorare costantemente la nostra produzione di idrogeno, che poi espelliamo attraverso i gas intestinali, mediamente 32 volte al giorno.
Una rilevazione che può strappare un sorriso, ma non va assolutamente sottovalutata. Perché, attraverso le misurazioni di gas effettuate da questa “smart underwear”, è possibile capire in tempo reale cosa sta facendo il nostro microbioma, ovvero i batteri del nostro intestino. E ricavare, così, molte informazioni, come la risposta ai cibi, finora invisibili.

Dal microbioma alle flatulenze

Il buon funzionamento del microbioma è un segnale importante del nostro stato di salute.
Lo studio di questi batteri finora ha però dovuto fare i conti con limiti oggettivi. Si riescono, cioè, a recuperare informazioni puntuali da campioni di feci o di sangue, attraverso un test del respiro oppure con esami invasivi. E, in ogni caso, non si riesce ad avere un quadro “dinamico”, riuscendo oltretutto, in ogni caso, a ottenere indicazioni limitate.
Partendo dalla considerazione che il nostro intestino produce una serie di gas, soprattutto idrogeno, quando digerisce il cibo, i ricercatori statunitensi hanno allora provato un approccio innovativo. Anziché guardare direttamente ai batteri, hanno cioè provato a misurare quel che producono. Ovvero le flatulenze, perché l’idrogeno prodotto dai batteri intestinali viene espulso per via rettale in forma molto più concentrata rispetto a quanto avviene col respiro.

mutande

Come funzionano le mutande “intelligenti”

È stata così progettata una “smart underwear”, ovvero delle mutande all’interno delle quali è inserito un sensore, delle dimensioni di una moneta da 2 euro, che misura i gas intestinali. Posizionato in zona perineale, il sistema, che ricorda nell’idea di base i sensori glicemici continui, oltre a non essere invasivo provoca pochissimi fastidi in chi indossa la biancheria intima “intelligente”, come hanno confermato i test effettuati per oltre 11 ore al giorno su persone reali.
Il sensore è in grado di rilevare i gas senza interruzioni anche per più giorni, inviando le informazioni a una app. E, spiega lo studio, ha dimostrato un’accuratezza del 94,7% nel riscontrare le variazioni delle emissioni dovute alla dieta, registrando correttamente i cambiamenti nel microbioma quando si mangiano alcune fibre. Per la prima volta, così, è possibile valutare le reazioni ai cibi nel corso della stessa giornata, ma anche studiare le variazioni nel tempo e le differenze tra le varie persone.

Flatulenze: non siamo tutti uguali

I dati preliminari mostrano infatti che ci sono alcune persone che, di gas, ne producono pochissimo e altre, al contrario, moltissimo. “Zen digerenti” (che “mangiano fibre a palate ma producono gas come un monaco tibetano”) o “Hyperproducer” (quelli che “trasformano un’insalata in una sinfonia di trombe”, per usare la simpatica terminologia usata da Marco Zambianchi, microbiologo e tecnologo alimentare docente a Milano, nel commentare su Facebook lo studio.
Anche la percezione dei sintomi è molto soggettiva e, suggeriscono i ricercatori, spiega le notevoli differenze che si possono riscontrare per quanto riguarda i disturbi intestinali. La disponibilità di un innovativo sistema per la misurazione oggettiva dei gas intestinali, dunque, permette in prospettiva di pensare di superare limiti storici. Anche perché, sottolinea ancora Zambianchi, l’idea è quella di raccogliere dati da centinaia di persone per capire cosa è normale e cosa no.

Verso migliori diete personalizzate e migliori diagnosi

Sapere cosa succede nel microbioma dopo un pasto, conoscere quali cibi producono più fermentazione, capire come cambia la risposta durante il giorno, in altri termini, potrebbe costituire una solida base scientifica per la miglior personalizzazione delle diete, oltre a consentire di interpretare correttamente il gonfiore e i disturbi intestinali, di monitorare la sindrome dell’intestino irritabile, di testare l’effetto di probiotici o fibre e di studiare il ritmo dell’intestino.

Alberto Minazzi

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Tag:  dieta, ricerca