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Minori e social: anche l’Italia prova a darsi delle regole

Minori e social: anche l’Italia prova a darsi delle regole

Si moltiplicano i disegni di legge depositati su un tema al centro dell’attenzione in tutto il mondo, con alcuni Stati che hanno già iniziato ad applicare norme concrete

Il fatto è ormai comprovato: i limiti di età fissati per l’utilizzo dei social network troppo spesso sono tali solo sulla carta.
In tutto il mondo, infatti, i ragazzi riescono ad accedere tranquillamente alle piattaforme molto prima di quanto in teoria potrebbero.
Secondo Save the Children, per esempio, oltre il 62% dei ragazzi tra 11 e 13 anni ha almeno un account. E una ricerca promossa dal Mimit con l’Università Cattolica ha evidenziato il 70% di quelli tra 8 e 10 anni usano regolarmente social e piattaforme streaming.
Un tema che, ben al di là della semplice configurazione di una semplice violazione di legge, si traduce in problematiche molto serie, fino all’alterazione dei ritmi cerebrali stimolata dagli ambienti virtuali appositamente pensati per massimizzare coinvolgimento e tempi di permanenza.

Il caso del 13enne che, lo scorso marzo, ha accoltellato la sua professoressa di francese trasmettendo il suo gesto in diretta su Telegram è diventato un simbolo di questa realtà.
E ha rilanciato ulteriormente a livello politico il confronto sulle misure da adottare.
Già da inizio 2026 era iniziato, a livello parlamentare, il deposito di alcuni disegni di legge sul tema. E l’accelerazione decisa dal Governo ad aprile ha ulteriormente stimolato la presentazione di provvedimenti, mentre buona parte del resto del mondo ha iniziato a muoversi concretamente.

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Palazzo Chigi

Il ddl 1136 e le mosse del Governo

Uno dei punti più dibattuti, in materia, è quello del limite d’età da applicare.
Il ddl 1136, contenente “Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale” e attualmente fermo al Senato, fissa la soglia dei 15 anni (uno in più rispetto a quanto previsto per il consenso digitale) per l’attivazione di un account. Un limite che è stato confermato anche da Palazzo Chigi, che ha impresso nel vertice del 5 aprile un’accelerazione all’iter di concretizzazione del provvedimento.

L’obiettivo di passare dal normale dibattito parlamentare a un’azione normativa di urgenza ancora non ha portato a risultati concreti, anche se va ricordato che il Governo, nell’occasione, ha fissato anche la scadenza tecnica perentoria dell’ormai sempre più vicino 30 giugno per l’operatività del “digital wallet” nazionale, integrato con quello europeo.
Sarà così possibile superare il sistema dell’autocertificazione, permettendo alle piattaforme di verificare l’età nel rispetto della privacy.

Il ddl 1136 prevede poi la nullità, anche retroattiva, dei contratti per account creati e detenuti da under 15 e affronta la tematica degli influencer sopra i 15 anni ma ancora minorenni. Il testo governativo, pur a livello di bozza, punta anche a introdurre, per genitori ed esercenti la potestà sui minori, l’obbligo di assicurare l’implementazione di filtri e sistemi di controllo parentale, con la previsione di pesanti sanzioni per chi non lo osserva.

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Gli altri disegni di legge

Oltre a quello della senatrice Mennuni, sono stati presentati comunque anche altri disegni di legge. In quello depositato alla Camera dalla deputata Latini, per esempio, si propone il divieto all’uso dei social ai minori di 15 anni, consentendolo per gli Under 18 solo se c’è il consenso verificabile dei genitori.
Quanto agli obblighi per i gestori dei social, le misure da adottare non si limitano alla verifica dell’età, ma anche alla mitigazione dei rischi connessi a contenuti nocivi.

Inserito nel quadro dei regolamenti Ue, questo ddl prevede per i fornitori inadempienti multe fino al 6% del fatturato globale annuo, introduce programmi di educazione digitale obbligatori nelle scuole e istituisce un Osservatorio nazionale dedicato.
La proposta di legge illustrata dalla deputata Carfagna, invece, abbassa a 13 anni il divieto di utilizzo dei social, consentendolo tra i 13 e i 16 anni solo con un profilo specifico per adolescenti in configurazione e limitazioni. Il ddl della senatrice Sbrollini si incentra invece sull’obbligo di verifica dell’età degli utenti.

Già la senatrice Stefani aveva depositato un ddl per vietare l’accesso a social e servizi di messaggistica agli under 14, vincolando al consenso dei tutori legali l’uso dei primi fino ai 16 anni. C’è infine la proposta di legge del deputato Vaccari che intende tra l’altro obbligare le piattaforme a prevedere account dedicati ai minori tra 14 e 16 anni, attivabili solo con il consenso genitoriale qualificato, stabilisce divieti di profilazione commerciale dei minori e sposta sui gestori della piattaforma l’onere della prova della verifica effettiva dell’età dell’iscritto.

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Minori e social: uno sguardo nel mondo

A novembre 2025, il Parlamento europeo aveva invitato a fissare a 16 anni l’età minima per l’iscrizione ai social. La prima a muoversi in tal senso, con multe pesantissime, è stata però l’Australia, che ha introdotto a dicembre 2025 un divieto assoluto di social per gli under 16.
Analoga misura è in vigore dal 1° giugno 2026 anche in Malesia, mentre a marzo di quest’anno l’Indonesia ha imposto lo stop a piattaforme come TikTok e Roblox sempre a chi ha meno di 16 anni.

In Cina non è invece in vigore un divieto, ma una serie di restrizioni temporali per i minori di 16 anni.
Ci sono poi Stati, tra cui Francia, Portogallo, Regno Unito, Danimarca e Spagna, che hanno avviato un iter legislativo in materia, anche se questo non è stato ancora completato. Sono a buon punto anche le proposte di legge di Norvegia, Brasile, Grecia e Austria. La Germania (che però punta al limite dei 14 anni) è più o meno allo stesso livello dell’Italia. E negli Usa, in attesa di una normativa federale, hanno norme in materia alcuni Stati come Florida, Tennessee e Missisippi.

Alberto Minazzi

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