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L’Italia del gusto corre sui primi piatti

L’Italia del gusto corre sui primi piatti

La classifica delle capitali culinarie d’Europa incorona l’Italia. Nove città nella top 20. In viaggio con la forchetta

Si può partire da Roma inseguendo la cacio e pepe, risalire verso Bologna per le tagliatelle al ragù, fermarsi a Venezia per un risotto al nero di seppia, arrivare a Torino per i tajarin e poi scendere fino a Palermo per una pasta con le sarde, seguendo un itinerario che cambia a ogni tavola.
L’Italia del gusto appassiona. E conquista il podio della classifica europea per le sue tante identità, tutte da assaggiare.
A metterlo nero su bianco è Holidu, il portale di prenotazioni turistiche, che ha preso in esame “100 tra le città europee più grandi, popolari e conosciute e le ha analizzate in base a cinque fattori per determinare quali siano le vere capitali culinarie del continente”.
Sono ben nove le città italiane che hanno conquistato un posto nella top 20 delle capitali culinarie d’Europa.
Roma, Venezia e Napoli impongono un podio tutto tricolore.

Come si arriva in vetta

I criteri con i quali si è disegnata la classifica vanno dal numero di piatti nazionali e locali per i quali una città è rinomata al numero dei ristoranti Michelin nella categoria “Eat Like A Local” fino al numero di food tour disponibili su TribAdvisor e al numero di corsi di cucina in corso.
Quei “cooking classes” che figurano sempre più anche sulle guide turistiche, perché chi arriva in Italia, una parte del viaggio vuol poi poterselo portare anche a casa.


Il turismo gastronomico è diventato infatti uno dei motori dei viaggi contemporanei e la classifica delle capitali culinarie d’Europa elaborata da Holidu fotografa una realtà che gli italiani conoscono bene: il vero atlante del Paese si legge a tavola.
Ma in questo l’Italia ha una marcia in più perché non solo ogni regione ma ogni città custodisce un’identità gastronomica diversa e anche solo un primo piatto riesce a raccontare storia, carattere e tradizioni di un territorio.

Roma: la capitale d’Europa profuma di pecorino e pepe

Prima in assoluto nella classifica è Roma, che in fatto di piatti riserva al turismo anche una sorpresa.
Chi ci arriva per la carbonara, infatti, spesso, rileva Holidu, finisce per scoprire che il vero cuore della città sta in un tris inedito: cacio e pepe, amatriciana e gricia.
E che in una capitale internazionale la grandezza riesce a passare ancora da un piatto fumante servito in trattoria.

cacio e pepe

Da Venezia a Napoli, due modi diversi di raccontare l’Italia

Seconda in Europa, è Venezia: una città che in cucina smentisce il cliché della città-vetrina.
Dietro i bàcari e la tradizione dei cicchetti Venezia sorprende perché svela una cultura gastronomica raffinata che trova nei primi piatti uno dei suoi punti più alti.
Il risotto al nero di seppia, quello ai frutti di mare e le paste con le moeche raccontano con i sapori il suo vivere in simbiosi con la laguna.

La terza città d’Europa per vocazione gastronomica, Napoli, custodisce alcuni dei primi più amati della cucina popolare: gli spaghetti alle vongole, la pasta e patate con provola e il ragù napoletano, che trasforma la domenica in un rito familiare.

Bologna, Milano e Firenze: tre città, tre identità

Sesta in Europa, Bologna conferma la sua fama di capitale della pasta fresca. Le tagliatelle al ragù e i tortellini in brodo sono diventati un riferimento internazionale e continuano a richiamare visitatori da tutto il mondo.
Milano, settima, racconta invece un’altra Italia. Quella del risotto allo zafferano, nato secondo la leggenda nel Rinascimento, della cucina lombarda e di una tradizione spesso oscurata dall’immagine cosmopolita della città.
Firenze chiude la top ten e si conferma la capitale europea dei food tour. Ma dietro il successo turistico resta una cucina profondamente legata alle sue radici, con piatti come la ribollita, la pappa al pomodoro e i pici, espressione di una cultura contadina che ha fatto della semplicità una cifra stilistica.

Torino, Genova e Palermo: i tesori meno scontati

La classifica premia anche Torino, Genova e Palermo.
A Torino i tajarin raccontano la nobiltà della cucina piemontese e trasformano il tartufo in un’esperienza quasi rituale. Genova, che sorprende battendo persino Parigi per numero di ristoranti Michelin “Eat Like a Local”, ha nel pesto la sua firma più celebre, ma è la pasta al sugo di noci a rappresentare una scoperta per molti viaggiatori.
Più a sud, Palermo continua a essere una porta spalancata sul Mediterraneo. La pasta con le sarde, la pasta alla Norma e le influenze arabe, spagnole e francesi trasformano ogni pranzo in un racconto di contaminazioni e storia.

Consuelo Terrin

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Tag:  Cucina, Italia