Nuova giornata di massima allerta, anche nei principali aeroporti italiani, per allarmi-bomba su 25 voli europei: un pericolo poi scongiurato, ma che fa crescere la psicosi e ha elevate ricadute economiche
La minaccia finale contenuta nella mail ricevuta alle 7.26 di ieri, 5 novembre 2026, da Aeroporti di Roma ha bisogno di ben poche spiegazioni.
“Oggi il vostro cielo sarà rosso”, concludeva infatti il messaggio con cui il sedicente gruppo estremista “Combattenti dello Stato Maschile”, nome che richiama un movimento russo, aveva preannunciato la presenza di ordigni esplosivi su due voli in arrivo da Finlandia e Italia.
“Siete tutti complici – esordiva l’ultimatum anonimo, il cui testo è stato pubblicato dall’agenzia di stampa Agi – di un complotto criminale. Lasceremo un segno nella storia. Il vostro regime femminista se ne ricorderà per sempre”.
Dagli allarmi, alla psicosi
L’esplosione, annunciata dopo un’ora, fortunatamente non è avvenuta.
L’aereo partito da Helsinki è atterrato regolarmente a Fiumicino dopo essere stato scortato da caccia della nostra Aeronautica militare.
Quello partito da Dublino, invece, è stato fatto atterrare nella base di Evreux.
Così come non si è concretizzata la minaccia ricevuta con un messaggio, ben più scarno, arrivato a Malpensa e relativo a un volo decollato per la Polonia e due in arrivo da Portogallo e Grecia. Oggetto di una minaccia bomba, confermata da Wizz Air, è stato anche un volo Milano-Bucarest.

In nessuno dei controlli è stato rinvenuto materiale esplosivo. Ma la situazione ha prodotto comunque effetti.
Perché gli allarmi-bomba sono stati ieri ben 25, in scali non solo italiani, ma anche di Francia, Belgio, Austria, Danimarca, Portogallo, Grecia, Repubblica Ceca e Bulgaria.
Tra la popolazione si sta così sempre più diffondendo quella che sta assumendo i contorni di una vera e propria psicosi per una sorta di “guerra senza soldati”. C’è infatti il vicinissimo precedente, di martedì, con i primi annunci di ordigni negli scali europei e anche in circa 280 scuole italiane.
L’ipotesi che ci possa essere un collegamento tra i vari episodi, con un vero e proprio coordinamento a livello europeo, è del resto plausibile. E spinge a mantenere alta l’attenzione, attivando nel contempo i canali di cooperazione internazionale per lo svolgimento delle indagini.
Una “guerra ibrida” con pesanti effetti economici
L’Unione Europea, attraverso il commissario ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, ha puntato l’attenzione sulla sicurezza dei cittadini come priorità, definendo “inaccettabile qualsiasi minaccia contro i civili”.
Ma l’impatto della situazione va considerato anche dal punto di vista economico.
Premesso che una quantificazione precisa del costo di un allarme bomba non è possibile, vi sono comunque diverse voci da tenere in conto. Per esempio, secondo i dati della Difesa, un’ora di volo di un Eurofighter, aereo militare usato per scortare quelli di linea, costa 75 mila euro.

C’è poi l’impatto dei ritardi, che, secondo i parametri di Eurocontrol, incidono per una somma indicativa tra 160 e 2.010 euro al minuto. Per tacere delle necessità di riprogrammazione, assistenza ai passeggeri e necessità di ulteriori rifornimenti.
Si aggiungono infine tutte le più ampie considerazioni legate ai costi della cybersicurezza.
La piattaforma di intelligence sulle minacce informatiche Hackmanac ha per esempio stimato perdite per incidenti informatici pari a 468,18 milioni di dollari nel solo primo semestre 2026 in Italia.
Un aumento delle minacce ibride, hanno provato a calcolare gli economisti della Bundesbank, potrebbe rallentare inoltre l’economia, arrivando a ridurre, negli Stati Uniti, il Pil reale pro capite fino al -1,5% e gli investimenti del -6,2% in un anno.
Alberto Minazzi





