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Il secolo degli ingegneri: Venezia raccontata attraverso chi l' ha progettata

Il secolo degli ingegneri: Venezia raccontata attraverso chi l' ha progettata

Dalla “Grande Venezia” al MOSE,: cento anni di opere, idee e responsabilità che hanno trasformato la laguna e il suo fragile equilibrio tra acqua e terra

Dal progetto storico “Grande Venezia“, che ha ridefinito il territorio veneziano nei primi decenni del ‘900, al Mo.S.E., il sistema di dighe mobili per la difesa di Venezia dall’acqua alta, passando per la realizzazione del polo industriale di Porto Marghera, la ricostruzione del dopoguerra, le infrastrutture contemporanee e le nuove sfide ambientali.
La storia del territorio metropolitano veneziano è strettamente intrecciata con quella dei suoi ingegneri. Un lavoro spesso poco visibile ma decisivo, che in oltre un secolo ha accompagnato la trasformazione urbana, logistica e produttiva contribuendo a disegnare la Venezia contemporanea.
Per celebrare i suoi cento anni di vita, l’Ordine Ingegneri della Città Metropolitana di Venezia ha organizzato un convegno (presenti 300 ingegneri) e pubblicato un corposo volume che ripercorre un secolo di storia attraverso documenti d’archivio, immagini storiche, infrastrutture simboliche, temi ambientali, rigenerazione urbana e trasformazioni sociali. La storia dell’ingegneria veneziana non è però fatta soltanto di grandi opere, ma anche di una storia civile e sociale che attraversa momenti complessi, un esempio le leggi razziali del 1938 che comportarono l’esclusione di numerosi professionisti ebrei dagli albi e dalla vita pubblica.

Dal 1926, dalla mobilità alle bonifiche, dallo sviluppo industriale alla gestione delle acque

«Celebrare il nostro Centenario significa raccontare un secolo di idee, opere e responsabilità che hanno contribuito a costruire il nostro territorio – dichiara Mariano Carraro, presidente dell’Ordine Ingegneri Venezia – Oggi più che mai l’ingegnere è chiamato a interpretare la complessità, progettare con etica e competenza e contribuire al benessere collettivo. Questo secolo rappresenta non solo un momento celebrativo, ma anche un’occasione per guardare avanti, rafforzando il dialogo tra professioni tecniche, istituzioni e comunità».

L’istituzione dell’Ordine Ingegneri Venezia affonda le sue radici nella legge 1395/1923, che introduce la regolamentazione delle professioni tecniche in Italia. L’Albo veneziano è stato  formalmente istituito nel 1926, raccogliendo i professionisti che già operavano in città e provincia in un contesto in cui l’ingegneria era chiamata ad affrontare sfide decisive come ad esempio la modernizzazione della mobilità, la bonifica delle aree lagunari, lo sviluppo industriale e la gestione delle acque.

Eugenio Miozzi, il re dei ponti

Tra le figure principali, Eugenio Miozzi (1889 – 1979), per molti anni ingegnere capo del Comune di Venezia, protagonista di alcune delle trasformazioni urbane più importanti del Novecento.


A Miozzi, nel periodo antecedente la Seconda Guerra Mondiale, si devono opere che fanno parte della vita quotidiana della città come il ponte degli Scalzi davanti alla stazione ferroviaria di Venezia, il Ponte Littorio (poi della Libertà), il riordino della viabilità, la progettazione di Piazzale Roma, del garage comunale, del Rio Novo (via d’acqua più rapida e diretta tra Piazzale Roma e il Canal Grande) e il Palazzo del Cinema al Lido. Opere pensate per accompagnare la modernizzazione della città mantenendo l’equilibrio con un contesto urbano e monumentale unico al mondo.

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Ingegneria tra territorio e comunità

Accanto a Miozzi va ricordato anche Ferdinando Forlati (1882 – 1975), veneziano, figura di riferimento nel campo del restauro monumentale e della tutela del patrimonio storico. Risalgono al periodo in cui operavano Miozzi e  Forlati le grandi opere di bonifica del Veneto orientale che ridefiniscono il rapporto tra terra e acqua, creando nuove aree agricole e insediative.
Il secondo dopoguerra vede l’ingegneria veneziana impegnata nella ricostruzione di edifici, infrastrutture e aree industriali. La tragedia del Vajont nel 1963 rappresenta uno spartiacque storico per il tema della sicurezza, della responsabilità professionale e della valutazione dei rischi nelle opere pubbliche. L’Ordine, come molte istituzioni tecniche italiane, si confronta con la necessità di una maggiore attenzione ai processi decisionali, alla gestione delle opere complesse e al rapporto tra ingegneria, territorio e comunità. La ricostruzione diventa così un laboratorio di innovazione tecnica e di maturazione etica.

Porto Marghera

ra gli anni Sessanta e Settanta Porto Marghera, avviato nel 1917 e sviluppato negli anni successivi, diventa uno dei più importanti poli industriali d’Europa.
L’ingegneria veneziana è coinvolta in grandi progetti di ampliamento impiantistico, infrastrutturale e logistico, accompagnando la crescita del settore petrolchimico e di nuove industrie meccaniche e manifatturiere.
Il rapporto tra sviluppo economico e sostenibilità ambientale, ancora poco tematizzato, inizia a farsi strada attraverso le prime normative e le prime consapevolezze sui rischi e sugli impatti produttivi.
Questa stagione del ‘900 segna un salto tecnologico e organizzativo che influenzerà profondamente le decadi successive fino al contemporaneo.

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Archivio Edison Media center, 2025 – Centrale termoelettrica di Marghera Levante, Venezia

Il M.o.S.E., un Modulo Sperimentale molto avanzato

A partire dagli anni Ottanta, la crisi del polo industriale veneziano genera una trasformazione profonda del tessuto produttivo e del rapporto tra città e impianti. Emergono i temi dell’inquinamento, della bonifica dei suoli e della tutela della laguna come ecosistema fragile, che portano alla messa a punto di opere depurazione come quelle di Fusina e alla definizione di sistemi integrati di controllo delle acque. Parallelamente, la Legge Speciale per Venezia (1973) inaugura una stagione di interventi idraulici e infrastrutturali su scala territoriale. Si avvia in questo periodo il lungo percorso di studio e realizzazione del M.o.S.E. (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico), destinato a diventare uno dei più complessi sistemi di difesa costiera al mondo. Le barriere mobili, integrate con opere complementari di regolazione idraulica e interventi morfologici, riflettono una visione tecnologica avanzata capace di rispondere all’aumento del livello del mare e agli eventi meteorologici estremi. La gestione delle acque resta un tema centrale per il futuro della città e per l’identità stessa dell’ingegneria veneziana.

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Archivio MAPEI, Paratoie del sistema MOSE in funzione

Non solo M.o.S.E., l’inizio del XXI secolo è caratterizzato da importanti opere di modernizzazione, soprattutto in terraferma: il Passante di Mestre, la linea del Tram, il nuovo Ospedale dell’Angelo, gli interventi portuali e sulla viabilità metropolitana, l’ampliamento dell’aeroporto Marco Polo, il Bosco dello Sport che ospiterà il nuovo stadio.
Cresce così un’ingegneria multidisciplinare, chiamata a coniugare innovazione tecnologica, qualità urbana e benessere collettivo.

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Archivio FM Ingegneria, 2026 – Arena del Bosco dello Sport in fase di costruzione a Tessera, Venezia

La cultura in questi ultimi anni si conferma uno dei motori della rigenerazione urbana. Oltre agli spazi museali e ai progetti culturali diffusi, la trasformazione culturale del territorio passa anche attraverso grandi opere simboliche. Tra le più importanti c’è il Museo M9 di Mestre, esempio di rigenerazione urbana e di architettura innovativa così come lo era stata la ricostruzione del Teatro La Fenice, divenuto simbolo di rinascita dopo l’incendio del 1996. In queste opere emerge la capacità dell’ingegneria di integrare estetica, funzione e sicurezza, lavorando accanto ad architetti,

storici, urbanisti e artisti.

Claudia Meschini

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