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IL PROGETTO “DRONI TUTTOFARE” PREMIATO DAL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE

IL PROGETTO “DRONI TUTTOFARE” PREMIATO DAL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE

Alla scoperta dei piccoli velivoli radiocomandati con l’Ipsia Galileo Galilei di Castelfranco Veneto

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Può capitare di vederli sorvolare le nostre città e i nostri paesi, alla ricerca di qualche scatto o video che immortali la realtà sottostante. I droni sono diventati ormai un fenomeno d’interesse generale. Si tratta di piccoli velivoli radiocomandati in grado di spostarsi nell’aria, utilizzati già in ambito militare e nella ricerca scientifica e fotografica.
Ma chi pensa che i droni servano solo a fare la guerra o per le riprese dall’alto negli stadi,  dovrebbe fare un giro dalle parti di Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso. Qui potrebbe imbattersi in droni che fanno le pulizie, versano la grappa o illustrano l’opera di Giorgione, vigilano sul parcheggio di un supermercato o consegnano farmaci a domicilio.Un’idea di successo, quella partita dai banchi dell’Istituto professionale di Stato per l’industria e l’artigianato (Ipsia) “Galileo Galileo” della cittadina murata, dove i ragazzi della classe 5 A (anno scolastico 2013-2014) per proporre una tesina originale all’esame di Stato, hanno ideato diverse applicazioni non convenzionali per questi strumenti d’avanguardia. Da questa intuizione è nato DroneLab, un vero e proprio laboratorio permanente all’interno dell’Istituto Superiore, con l’obiettivo di allargare l’utilizzo di questa strumentazione  mettendola  potenzialmente,  al servizio dell’uomo. Gli studenti hanno iniziato realizzando, nei laboratori della scuola, alcuni bicotteri, cioè droni con doppia elica, in gradi di alzarsi in volo, comandati tramite iPhone o iPad. Le prime prove di volo hanno dato buon esito, anche se su distanze brevi – poche decine di metri – ma l’utilizzo finale di questi velivoli, e ambizioso obiettivo dei ragazzi, era la consegna di farmaci a domicilio a casa degli anziani. Ecco quindi che con la collaborazione di una farmacia locale, è stato sperimentato l’utilizzo del drone come “postino del farmaco” per consegnare le medicine ad alcuni residenti. Ma la sperimentazione non si è fermata, perché dai bicotteri si è passati ai quadricotteri, ovvero velivoli dotati di 4 eliche, in grado di effettuare spostamenti più lunghi all’interno della città, mentre il passo ulteriore sarà dotarli di Gps e controllarli con un apposito comando wireless.
Con il progetto “Droni Ttuttofare”, l’Ipsia di Castelfranco ha vinto la selezione della “Call 4 School” organizzata in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, per partecipare alla “Maker Faire”, la fiera dedicata all’innovazione e alla creatività che mette in mostra oltre 500 progetti e invenzioni da tutto il mondo.
L’evento si è svolto dal 3 al 5 ottobre all’Auditorium Parco della Musica di Roma e sono state solamente 17 le scuole italiane selezionate per parteciparvi. Ne parla il prof. Daniele Pauletto, insegnante di elettronica e telecomunicazioni, che segue i ragazzi in tutti i progetti.
Prof. Pauletto, anzitutto ci racconti com’è andata la due giorni romana al Maker Faire. «In fiera è stato molto apprezzato il progetto del drone che trasporta farmaci salvavita. È stata molto gradita anche l’esposizione che hanno realizzato, con appositi cartelloni che attraverso dei codici QR spiegavano tutti i processi messi in atto fin qui e le ricerche effettuate.  Dopo questa esperienza anche Fondazione Nordest ci ha contattato per avviare una sorta di FabLab, un laboratorio di ricerca finanziato dal crowdfunding, e ora vedremo come si svilupperà questa idea».
Tutto è iniziato un anno e mezzo fa, grazie alla tesina di alcuni suoi studenti maturandi, ora quali sviluppi e quali prospettive intravedete? «Anzitutto l’interesse delle aziende private locali, delle associazioni di categoria, come ad esempio la CNA che ha già finanziato l’acquisto di un prototipo da sperimentazione. Grazie a questa donazione, infatti, i giovani dell’Ipsia Galileo Galilei di Castelfranco Veneto sono tra i primi in Italia a sperimentare il FireFly6, l’aerodrone di ultima generazione prodotto dalla statunitense BirdsEyeView Aerobotics www.birdseyeview.aero. Questo è molto positivo e interessante.  Di recente siamo stati contattati dal Direttore dell’Ulss 8 per una sperimentazione specifica sull’area pedemontana, per soccorso e trasporto salvavita in situazioni di difficoltà, e questo non solo ci lusinga ma ci fa sentire una grande responsabilità sul potenziale utilizzo di questi “droni tuttofare”, come sono stati ribattezzati, mettendoli a servizio delle comunità».
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Naturalmente siete in fase di sperimentazione, ma quali scenari si possono prospettare per l’utilizzo di questi strumenti? «Non siamo un’azienda quindi naturalmente ci concentriamo sulla ricerca. Con i ragazzi del DroneLab abbiamo fatto sperimentazione a 360 gradi. Al momento i droni vengono utilizzati per foto e video riprese aeree, mentre noi abbiamo potuto constatare come sia un oggetto davvero multifunzionale, sono moltissime infatti le applicazioni indoor (all’interno dei luoghi) ed è proprio su questi che si concentra la nostra ricerca e la sperimentazione. Gli utilizzi possibili sono tantissimi e mano a mano che si svilupperà la nanotecnologia capiremo ancora meglio come impiegarli nella quotidianità. Il nostro obiettivo è proseguire questo percorso e capire quali possono essere le idee più originali, che possono dar vita a vere e proprie start-up imprenditoriali. Certo la maturazione della tecnologia richiederà ancora qualche anno, nel frattempo i nostri ragazzi acquisiscono competenze e maturano la capacità di interfacciarsi tra mondo della ricerca e mondo imprenditoriale».
Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate? Burocratiche, normative? «Sicuramente l’aspetto normativo è il maggiore freno, ci blinda in maniera molto forte, in particolare il regolamento dell’Enac, che deve ancora arrivare, necessario soprattutto nella sperimentazione della aree cosiddette critiche, cioè le aree urbane. Stiamo lavorando anche sotto quell’aspetto, cercando di dialogare con gli enti preposti per snellire le procedure».
Su cosa state lavorando adesso? «Anzitutto sono aumentate le classi che stanno portando avanti le sperimentazioni, le quinte dello scorso anno hanno contaminato anche le quarte e le terze, quindi ci sono più ragazzi che lavorano attorno allo stesso prototipo. Nei giorni scorsi abbiamo presentato al Politecnico di Milano, insieme agli imprenditori di Vicenza, un progetto molto ambizioso, ma è ancora prematuro parlarne, magari tra qualche settimana avremo anche qualche bella novità da presentarvi…».
 

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