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Il patrimonio della Serenissima rinasce nei cantieri di Palazzo Ducale

Il patrimonio della Serenissima rinasce nei cantieri di Palazzo Ducale

Due interventi di restauro d’eccezione riportano alla luce il potere simbolico della Serenissima e aprono una nuova stagione nella tutela dei monumenti della città. La Scala dei Giganti e il Ratto d’Europa

Per secoli ha accolto ambasciatori, principi e il momento più solenne della vita politica veneziana: la cerimonia in cui al nuovo Doge veniva consegnato il corno ducale, simbolo della sua autorità.
Oggi la Scala dei Giganti accoglie restauratori e studiosi, diventando un laboratorio dove il passato viene analizzato per costruire il futuro della conservazione.
La stessa sfida riguarda il “Ratto d’Europa” di Paolo Veronese, custodito nella Sala dell’Anticollegio: due luoghi simbolo della Serenissima che raccontano una Venezia impegnata a proteggere la propria memoria e che oggi sono sottoposti a un importante intervento di restauro.

La Scala dei Giganti

La Scala dei Giganti, opera di Jacopo Sansovino, era il monumentale ingresso al cuore del potere veneziano.
Realizzata alla fine del Quattrocento, non era soltanto un elegante collegamento con gli appartamenti dogali, ma una vera e propria scenografia: qui venivano accolte le ambascerie straniere in visita a Palazzo Ducale, in un percorso studiato per impressionare ospiti e rappresentanti delle potenze europee.

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Il nome fa pensare a una leggenda, ma deriva semplicemente dalle due enormi statue di Marte e Nettuno collocate alla sua sommità nel 1567, in rappresentanza del dominio della città sulla terra (Marte) e sul mare (Nettuno).
Perfino il momento più solenne della Repubblica avveniva nel cortile all’aperto, dove c’è l’imponente scala, e non nella Sala del trono. Un dettaglio che quasi nessuno nota è che tra le statue di Marte e Nettuno vi era un Leone di San Marco, simbolo della Repubblica. In questo modo il Doge durante la cerimonia si trovava sotto lo sguardo del leone marciano e tra le due divinità che proteggevano il potere veneziano e gli facevano da guardia.

La manutenzione modello per altri interventi in città

Il manufatto è estremamente delicato perché prevalentemente composto da marmo cristallino.
La Scala dei Giganti è già stata sottoposta negli ultimi 40 anni a due campagne di restauro, tuttavia nel tempo continua a mostrare segni di deterioramento anche se le cause non sono del tutto chiare: il degrado potrebbe essere legato sia ai materiali utilizzati nei precedenti interventi di restauro, sia a fattori ambientali e climatici in cambiamento. Proprio per questo si è reso necessario un cantiere pilota per approfondire analiticamente l’origine di tali fenomeni e definire un protocollo di intervento efficace per future manutenzioni programmate. Lo scalone monumentale è quindi un laboratorio di analisi all’avanguardia, che avrà la durata di sei mesi.

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Il dipinto “Ratto d’Europa”

L’altro restauro a Palazzo Ducale riguarda il dipinto “Ratto d’Europa”, opera di Paolo Veronese che la realizzò intorno al 1580 per il patrizio veneziano Jacopo Contarini e successivamente entrata a far parte delle collezioni di Palazzo Ducale.
La scena rappresentata deriva dalle Metamorfosi di Ovidio. Europa, principessa fenicia figlia del re Agenore, sta raccogliendo fiori sulla spiaggia quando viene notata da Zeus. Per avvicinarla senza destare sospetti, il dio si trasforma in un magnifico toro bianco, docile e mansueto. Europa, incuriosita, gli sale sul dorso; a quel punto il toro si getta in mare e la porta fino all’isola di Creta. Qui Zeus rivela la propria identità e dall’unione nasceranno tre figli, tra cui Minosse, il futuro re di Creta.

Veronese sceglie un momento molto particolare del racconto: l’istante prima della fuga. Non rappresenta un rapimento violento, ma una scena elegante e teatrale dove Europa risulta seducente, tranquilla e sembra quasi incuriosita dal toro; le ancelle cercano di trattenerla o assistono stupite; gli amorini (putti) volano sopra la scena, anticipando il carattere amoroso dell’episodio e il paesaggio luminoso e i colori preziosi trasformano il mito in una festa aristocratica, tipica dello stile del pittore. Nel Palazzo Ducale i soggetti mitologici non erano scelti solo per decorazione. Essi alludevano a valori politici e morali cari alla Repubblica di Venezia quali la protezione divina, la prosperità, la bellezza e l’armonia del governo veneziano.

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Il mito di Europa, inoltre, evocava simbolicamente le origini del nome del continente europeo e il legame tra Oriente e Occidente, un tema particolarmente significativo per una potenza marittima come Venezia. Pur non essendo questo il significato originario del mito greco, nel Rinascimento queste letture allegoriche erano molto apprezzate.

Il restauro a vista di un capolavoro

Grazie al laboratorio allestito lungo il percorso di visita di palazzo Ducale, i visitatori possono assistere al restauro della tela, scoprendo il dietro le quinte della conservazione del patrimonio artistico e le tecniche impiegate per preservare un’opera di eccezionale valore. L’intervento in corso è finalizzato alla rimozione delle vernici applicate durante il restauro del 1971 che oggi risultano alterate e sono responsabili dell’opacizzazione della superfice pittorica. La pulitura consentirà di recuperare brillantezza ristabilendo un corretto equilibrio cromatico dell’opera. Nel corso dei lavori non mancheranno interventi di integrazione pittorica delle lacune e l’applicazione della verniciatura finale, indispensabile per garantire una corretta protezione della superficie  e una piena leggibilità del dipinto.

Silvia Bolognini

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