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Il cervello invecchia? Arriva lo spray nasale per invertire la rotta

Il cervello invecchia? Arriva lo spray nasale per invertire la rotta
Nel laboratorio di Shetty, i ricercatori sviluppano un innovativo spray nasale mirato all'invecchiamento cerebrale (ph.@Divisione di Marketing e Comunicazione della Texas A&M University)

Il sorprendente risultato di uno studio statunitense: la “nebbia cerebrale” dovuta all’infiammazione legata all’età potrebbe essere reversibile con appena 2 spruzzi

Un paio di spruzzi nel naso e la mente si snebbia.
In futuro, potrebbe bastare questa nuova terapia, semplice e assolutamente non invasiva, per recuperare ciò che il nostro cervello ha perso a causa dell’invecchiamento.
Ad aprire a questa nuova prospettiva sono i risultati raggiunti da un team di ricercatori della Texas A&M University, presentati in uno studio pubblicato sul Journal of Extracellular Vesicles.

Lo spray nasale che cancella la nebbia cerebrale

La conclusione a cui è giunto il lavoro degli scienziati statunitensi suggerisce la reversibilità della lenta combustione, chiamata “neuroinfiammatoria”, che, quando invecchiamo, si produce al centro del nostro cervello. Col passare degli anni, l’organo al centro del nostro sistema nervoso infatti non solo si consuma, ma inizia anche a scaldarsi. Questo processo crea una sorta di “nebbia cerebrale” persistente, che rende più difficile pensare, formare nuovi ricordi o persino adattarsi a nuovi ambienti. Ed è stato finora considerato inevitabile.

Il team di Shetty, le cui scoperte evidenziano il ruolo di Texas A&M come leader nella ricerca (ph.@Texas A&M University Naresh K. Scuola di Medicina Vashisht)

Il team è però riuscito a sviluppare uno spray nasale che ha dimostrato di essere in grado di ridurre drasticamente l’infiammazione cerebrale, ripristinare le centrali elettriche cellulari del cervello e migliorare significativamente la memoria. I test comportamentali sui modelli animali trattati con l’innovativo prodotto hanno mostrato notevoli miglioramenti non solo nel riconoscere oggetti familiari, ma anche nel rilevare nuovi oggetti e cambiamenti nel loro ambiente. “Abbiamo visto i sistemi di riparazione del cervello accendersi, guarire l’infiammazione e ripristinarsi”, spiega Ashok Shetty, guida del gruppo di lavoro.

Il ruolo dei micro Rna e delle vescicole extracellulari

Il principio attivo dello spray è rappresentato dai microRna necessari per modulare e regolare molte vie genetiche e di segnalazione nel cervello. Una volta assorbiti nelle cellule immunitarie residenti del cervello, questi sopprimono infatti i sistemi e le vie di segnalazione noti per guidare l’infiammazione cronica nel cervello che invecchia. E il trattamento consente di ricaricare le “centrali elettriche” all’interno dei neuroni, riattivando i mitocondri, riducendo lo stress ossidativo e migliorando fisicamente la capacità del cervello di elaborare e memorizzare le informazioni.

spray nasale
Una delle chiavi dell’innovativa soluzione è rappresentata poi dalle microscopiche vescicole extracellulari (Ev) inserite nello spray, che trasportano i microRna. Le Ev sono in grado di bypassare lo scudo protettivo del cervello e viaggiare direttamente nel tessuto cerebrale, dove vengono assorbiti, rendendo in tal modo possibile il trattamento senza la necessità di procedure invasive. Il trattamento, per il quale sono risultate sufficienti appena 2 dosi con effetti duraturi per mesi, ha dato oltretutto risultati coerenti e simili tra entrambi i sessi, mostrando un’ampia possibilità di applicazione.

Verso una possibile rivoluzione nel trattamento delle malattie neurodegenerative

Pur essendo necessarie ulteriori ricerche, si potrebbe dunque in futuro assistere a una vera e propria rivoluzione nel campo delle terapie neurodegenerative. “Le malattie cerebrali legate all’età come la demenza – sottolinea Shetty – sono una delle principali preoccupazioni per la salute in tutto il mondo. Quello che stiamo mostrando è che l’invecchiamento cerebrale può essere invertito. La tendenza segnala un urgente bisogno di politiche e interventi innovativi che possano ridurre al minimo sia il rischio che la gravità dei disturbi neurodegenerativi”.

Ashok K. Shetty, professore alla Texas A&M University Naresh K. Vashisht College of Medicine (ph.@ Texas A&M University)

In prospettiva, si può pensare anche ad aiutare i sopravvissuti all’ictus a ricostruire la funzione cerebrale perduta, ma anche rallentare o persino invertire gli effetti dell’invecchiamento cognitivo negli esseri umani. “Il nostro approccio – conclude il ricercatore – ridefinisce cosa significa invecchiare. Il nostro obiettivo è un invecchiamento cerebrale di successo: mantenere le persone impegnate, vigili e connesse, per aiutarle a rimanere mentalmente acute, socialmente impegnate e libere dal declino legato all’età. Non solo vivere più a lungo, ma vivere in modo più intelligente e sano“.

Alberto Minazzi

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Tag:  cervello, ricerca