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L'ambasciatore Casardi: "i piani di Putin non sembrano tali da poter tollerare a lungo una situazione di stallo"

L'ambasciatore Casardi: "i piani di Putin non sembrano tali da poter tollerare a lungo una situazione di stallo"
L'ambasciatore Paolo Casardi

La guerra ai confini dell’Europa ha superato abbondantemente il mese di scontri, di morti, di distruzioni, di ferite.
Nonostante i negoziati in corso e la ricerca di una strada verso la pace, il conflitto va avanti, con evidenti conseguenze tragiche per l’Ucraina, solo immaginate nella Russia blindata dalla censura e crescenti fratture politiche nell’Unione europea.
Il ventaglio di posizioni dei 27 sul caso gas ne è una testimonianza evidente con l’Ungheria di Viktor Orban (impegnato nelle elezioni politiche del 3 aprile) che ha spaccato il Gruppo di Visegrad non votando le sanzioni alla Russia da cui dipende al 90% per il gas.
Altro caso l’Olanda, contraria a price-cap o stoccaggi comuni della Ue per difendere il “suo” Ttf, il mercato del gas naturale. Intanto, in Italia l’inflazione torna ai livelli del 1991 con un 6,7% a marzo su base annuale, in larga misura conseguenza della sfrenata corsa della bolletta energetica (+52,9%).

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Un trittico di difficile soluzione

Diplomazia, campi di battaglia ed economia. Il trittico di questa guerra.
“Del resto, il presidente ucraino Zelensky ha sempre mantenuto un atteggiamento chiaro: l’Ucraina difenderà fino all’ultimo la sua indipendenza contro l’aggressione militare russa” ricorda l’ambasciatore Paolo Casardi già Ispettore generale del ministero e degli Uffici all’estero della Farnesina intervistato da Metropolitano.it

I fronti della guerra

Questo vuol dire che proprio dal campo o dalla diplomazia dovrà uscire un chiaro vincitore: Usa, Unione europea, Regno Unito non faranno sconti al Cremlino evidentemente.
“Infatti, molto dipenderà dall’evoluzione dello scontro sul terreno” osserva l’ambasciatore Casardi – che nella sua carriera diplomatica ha prestato servizio anche a Londra, Parigi, Bruxelles e New York – Anche il nostro Paese si rende disponibile a proseguire l’invio di strumenti militari all’Ucraina e soprattutto darà avvio con gli altri partner del Consiglio europeo al rafforzamento della politica di sicurezza e difesa comune”.

Il ruolo della diplomazia

Tuttavia, l’opzione militare non è l’unica strada percorribile. Non a caso, nella lunga telefonata Draghi-Putin di mercoledì, il premier italiano ha esordito con un chiaro obiettivo “Presidente Putin, parliamo di pace”.

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Secondo fonti di Palazzo Chigi, il numero uno del Cremlino non si sarebbe sottratto, indicando così che le sanzioni occidentali stanno minando la già debole economia russa.
“Ufficialmente, le sanzioni vengono presentate come strada per rispondere all’aggressione militare russa verso l’Ucraina. Senza dubbio, all’esterno della Russia, e forse anche in ambienti all’interno, ci si augura che queste sanzioni possano portare a un cambiamento di regime” ammette Paolo Casardi, al netto peraltro dell’acqua sul fuoco gettata sulla prospettiva di un putsch a Mosca evocata da più parti, a cominciare dal presidente americano Biden, nel corso della sua visita in Polonia e successivamente “interpretato” dal segretario di Stato Blinken.

L’Ucraina sarà l’Afghanistan di Vladimir Putin?

“Diciamo che, oltre all’attenzione mondiale e in particolare europea, e la personalità del presidente russo, i suoi piani, mai veramente rivelati, non sembrano tali da tollerare a lungo una situazione di stallo – spiega l’ambasciatore Casardi -. Solo se il quadro dovesse trincerarsi allora si potrebbe arrivare a uno scenario tipo Afghanistan o Vietnam”.
Dopo le giornate della “diplomazia occidentale” di Bruxelles e Versailles, dopo l’incontro tra ministri degli Esteri delle parti belliggeranti di Istanbul sotto l’attenta e orgogliosa regia del presidente turco Erdogan e nel lavorio sottotraccia proprio della Cina (alla quale l’instabilità innescata dal conflitto non fa certamente comodo per il suo disegno mondiale) e forse anche della Santa Sede, si era diffuso un cauto ottimismo almeno su un cessate il fuoco. Auspicio presto contraddetto dal gelo di Mosca, nuove ostilità e reciproci sospetti ai quali inoltre si aggiungono le continue manovre sull’insidioso terreno dell’informazione, della controinformazione e della disinformazione.

Il ruolo della comunicazione internazionale

Casardi, attualmente Consigliere scientifico della Marina Militare, lo considera un fronte che va presidiato e monitorato con estrema attenzione: “Sono aspetti che hanno un peso significativo sulle sensibilità e sull’opinione pubblica in Occidente come pure nei paesi in conflitto. Non più tardi del 22 marzo scorso l’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, nel corso di un’audizione congiunta alle Commissioni Difesa di Camera e Senato, ha presentato le minacce che vengono proprio dall’attività di comunicazione internazionale quale nuovo terreno di scontro”.

Agostino Buda

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