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Giorgio Palù, presidente di Aifa, a Venezia per lanciare la mostra sulle pandemie

Giorgio Palù, presidente di Aifa, a Venezia per lanciare la mostra sulle pandemie
L'Ospedale San Giovanni e Paolo di Venezia

Il Green Pass ha un antesignano. Anzi, più d’uno.
Sono le “Fedi di sanità” e le “Patenti di sanità” della Repubblica Serenissima, quelle che Venezia  rilasciava per garantire l’immunità delle persone e garantire viaggi sicuri.
Attestati introdotti nel tentativo di evitare il diffondersi della malattia, in particolare la peste, salvaguardando così salute e affari.

Fedi di sanità
Insieme a molte altre testimonianze che raccontano la nascita dei lazzaretti, della quarantena, dei medici della peste e del primo cordone sanitario internazionale, i documenti sono esposti alla Scuola Grande di San Marco, dove la mostra Le pandemie, una lunga storia: dalla peste al Covid-19“, progetto scientifico curato dal dottor Walter Pasini, chirurgo ed epidemiologo dell’Ulss 3 Serenissima e dalla figlia Isabella Angela Pasini, farmacista con tesi sulle patologie infettive che possono colpire i viaggiatori, è stata lanciata anche dal presidente di Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) Giorgio Palù.

mostra covid

Il documento per contenere il diffondersi dei contagi

L’antico green pass non fu in uso solo nella Venezia dell’epoca dei Dogi.
Successivamente, anche altre città italiane ed europee come Napoli, Trieste, Lubiana, Corfù e Amsterdam, istituirono sia la “Fede di sanità“, attestato di cui si doveva obbligatoriamente munire chi iniziava un viaggio via terra, che la “Patente di sanità“, analogo documento che veniva invece rilasciato dalle autorità portuali come lasciapassare per le imbarcazione.

fedi di sanità

Le Fedi di sanità

Le “Fedi di sanità” e le “Patenti di sanità” erano “veri e propri passaporti sanitari che le autorità, nel timore di frodi, seguivano attentamente dal momento della stampa fino a quello della consegna a chi lo doveva compilare”, si legge nei dettagliati pannelli esplicativi della mostra.
Gli antesignani del green pass venivano accuratamente revisionati da funzionari o medici deputati al controllo sanitario.

fedi di sanità

Le “patenti” di Napoli e Corfù

Se le imbarcazioni provenivano da porti considerati sospetti o se durante la navigazione la barca era stata attaccata dai corsari, l’equipaggio, i passeggeri e il carico erano messi in quarantena.
Tra le “Patenti” in mostra all’Ospedale Civile, quella rilasciata a Napoli il 5 luglio 1787 a padron Felice Mizzi “che al comando della paranza “Il Crocefisso” salpa per Civitavecchia con 7 persone di equipaggio e 5 passeggeri, tutti sani, o la Patente rilasciata a Corfù il 7 luglio 1828 a Padron Angelo Celendi che, al comando di “Leonida“, si accinge a partire per Barletta.
Patente valevole in tutti i porti per l’equipaggio, i passeggeri e il carico.
In alcuni casi, per evitare contraffazioni, le merci venivano “disinfettate alla fiamma” come è scritto nella Fede di sanità per merci, rilasciata ad Amsterdam il 23 gennaio del 1723.

L’isolamento nei Lazzaretti veneziani

“Gli Stati si fidavano gli uni degli altri, c’era rispetto reciproco quindi in presenza di un attestato di sanità si aveva la certezza che merci ed equipaggi provenissero da luoghi sani, in cui non c’era la peste”, spiega Walter Pasini.
Oltre all’invenzione delle Fedi e delle Patenti di sanità si deve alla Serenissima anche un altro merito: “La Repubblica fu il primo Stato ad aver compreso che alcune malattie, come ad esempio la peste, fossero contagiose, che un soggetto malato potesse infettare uno sano e fosse quindi necessario isolarlo. Da questo dato di fatto nacque l’idea di istituire i Lazzaretti, un’invenzione anche questa tutta veneziana”, aggiunge Pasini.

Il passaporto sanitario

Mentre le Patenti di sanità erano il più delle volte belle stampe, le Fedi erano spesso piccoli e semplici foglietti manoscritti compilati da un impiegato del comune.
Alcune Patenti erano prestampate per un uso specifico, alcune per il trasporto del sale, altre per accompagnare le barche da pesca, altre ancora accompagnavano i passeggeri imbarcati o le merci che riempivano la stiva o gli animali. Lo stesso dottor Pasini, in tempi lontani rispetto all’attuale pandemia di Coronavirus, aveva compreso l’importanza di un attestato di sanità. “Negli anni’90 – racconta l’epidemiologo emiliano – avevo realizzato un passaporto sanitario, ovvero un documento che conteneva la storia clinica del viaggiatore: le malattie pregresse, le allergie, le vaccinazioni effettuate. L’azienda tedesca Bayer l’aveva distribuito in milioni di copie, si ritirava in farmacia e doveva essere compilato dal medico curante”.

Pasini: “Le pandemie non sono un retaggio del passato”

Epidemie e pandemie hanno funestato per secoli la vita degli uomini. Alcune di esse come la peste, il vaiolo, la sifilide, il colera e la pandemia influenzale del 1918-19 hanno cambiato il corso della storia per i loro effetti demografici, economici e sociali.
“La mostra vuole portare a conoscenza del pubblico i devastanti effetti delle pandemie avvenute nel corso dei secoli e l’impegno degli Stati, della medicina e della scienza per fronteggiarle.

mostra covid
Walter Pasini

Questo patrimonio di conoscenze e di valori acquisito in secoli di lotta alle grandi epidemie non deve essere disperso, ma tenuto sempre presente per comprendere i possibili scenari futuri, in caso di nuove epidemie, naturali o deliberatamente provocate che siano – conclude il curatore della mostra – La pandemia da Covid-19 ha drammaticamente dimostrato come epidemie e pandemie non siano un retaggio del passato, ma calamità mondiali contro le quali occorre sempre confrontarsi utilizzando tutte le risorse della scienza e dell’organizzazione sanitaria”.
La mostra resterà aperta fino all’8 ottobre ed è consultabile sul sito: www.scuolagrandesanmarco.it

Claudia Meschini

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