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Gente di mare. La vocazione marittima dei giovani veneziani

Nella foto in alto: allievi sulla Giorgio Cini II, La Scuola del Mare, Provincia di Venezia

Al Salone Nautico di Venezia anche i ragazzi della scuola Giorgio Cini

Nelle sue aule sono state progettate alcune imbarcazioni rimaste nella memoria storica di Venezia.
Alunni e maestranze le hanno realizzate, varate, messe alla prova in crociere studentesche in cui gli allievi erano personale di bordo e meccanici navali, padroni marittimi e radiotelegrafisti, elettricisti e carpentieri.
Le loro avventure sul mare hanno alimentato la fantasia dei ragazzini degli anni ’60, riempito le pagine dei giornali dell’epoca e contribuito a dare prestigio a una scuola inedita per la sua “praticità” e vicinanza alla vita reale delle professioni.
Nato nel 1952, l’I.P.I.A.M, l’ Istituto Professionale per le Attività Marinare, ha trasformato per decenni l‘isola di san Giorgio Maggiore in un centro per la formazione tra i più frequentati e organizzati in Italia.

 

L’isola di San Giorgio Maggiore, a Venezia

Forniva tecnici preparati alla cantieristica e alle compagnie di navigazione, al terziario e all’industria. La scuola fondata dall’industriale, finanziere e mecenate Vittorio Cini in memoria del figlio Giorgio ebbe una grande fortuna fin dall’inizio. Nei suoi dormitori, nel refettorio, nelle officine, nelle darsene e nel cantiere di San Giorgio Maggiore centinaia di alunni dividevano ogni anno le loro attività e gli spazi con i coetanei meno fortunati dell’Istituto Scilla, i ragazzini orfani ai quali veniva fornita un’istruzione professionale a carattere marinaro.

All’inizio furono le Confraternite

La vocazione marittima di Venezia già nel 1600 aveva portato la città a istruire i suoi ragazzi “nella religione, nella grammatica, nell’umanità e nella scienza della navigazione”. Nel sestiere di Castello a far questo era le Confraternita di San Nicolò; alla Giudecca la Confraternita dei Nobili.
La prima vera scuola nautica con una particolare attenzione alla cantieristica e alla costruzione di navi “più moderne” nacque però nel 1739 e nel 1866, dopo l’annessione di Venezia al Regno d’Italia, diventò Istituto Reale di Marina Mercantile.
Ma “quelli del Cini” aprirono alla formazione moderna, facendo conoscere ai coetanei di tutta la Penisola le loro avventure, diventate mitiche per com’erano descritte sulle pagine del Corriere dei Piccoli.

Un centro marinaro a Venezia

La Scuola nacque per volontà del conte Vittorio Cini. Imprenditore e uomo politico, fu Ministro alle Comunicazioni durante il fascismo ma internato a Dachau per i suoi contrasti con il Duce. Riuscì a salvarsi dal campo di concentramento grazie all’intervento diplomatico svolto dal figlio Giorgio che, però, morì poco dopo, ad appena 31 anni, in un incidente aereo a Cannes.
La disperazione di Vittorio trovò pace solo con l’idea di onorare la memoria del figlio perduto intitolandogli un grande progetto. Individuata l’isola di San Giorgio Maggiore come luogo ideale per concretizzare la sua idea, Vittorio investì enormi capitali nel suo recupero e vi fece costruire il centro marinaro dedicato a Giorgio. Un fiore all’occhiello della città, con annesso convitto con dormitori, refettorio, servizi sanitari, officine per la meccanica industriale e motoristica, un cantiere navale, campi da gioco e sportivi, una piscina, una palestra e un teatro da 500 posti.

Le “barche” del Cini

L’istituto Giorgio Cini fu il primo in Italia ad avere anche una propria nave scuola.
Era una goletta costruita nel 1896 a Nantes, in Francia, per lord Westminster. Acquistata da Vittorio Cini nel 1951, fu messa a disposizione dei marinaretti dello Scilla.
Direttamente nel cantiere del Cini, però, fu costruita una motonave che, come la goletta, portava inizialmente il nome di “Belem“e che fu poi ribatezzata “Giorgio Cini“. A realizzarla furono insegnanti e alunni, che avviarono anche le stagioni delle crociere estive diventando per i lettori del Corriere dei Piccoli “I tigrotti del Cini“.

Panfilo Giorgio Cini

Le avventure dei Tigrotti del Cini

In un numero del 1963 l’inviato Alesssandro Mossotti racconta con toni entusiasti l’avventura di 80 ragazzi che “governavano un grande veliero come gli eroi di Salgari” descrivendo l’imbarcazione Giorgio Cini nei dettagli.
“Un tre alberi lungo una sessantina di metri, verniciata di nero e di bianco, con la carena stretta e svelta, la prua elegante e l’affascinante intrico della sartie, delle scalette, delle gomene attorno ai pennoni – si legge nell’articolo che molti marinaretti e appassionati del mare hanno custodito negli anni – Proprio il veliero col quale da ragazzo avevo sognato tante volte di fuggire verso i mari del sud!”.

 


Poi ci furono il panfilo “San Giorgio II Maggiore” e, ultima grande imbarcazione costruita dai ragazzi del Cini, il motopeschereccio “Marinaretto” seguito però da diverse imbarcazioni minori. L‘Istituto professionale ha dovuto lasciare l’isola di San Giorgio nel 2006. Oggi è accorpato all’Istituto Nautico Venier, con sede a Castello. Da quest’anno si è nuovamente trasformato per rispondere a un’economia in crescita legata al mare.
Al polo nautico Cini-Venier l’amministrazione ha destinato uno spazio di 400 mq proprio all’interno dell’Arsenale.
Un nuovo cantiere per una scuola votata al mondo della nautica in tutte le sue declinazioni.

Tecnici della cantieristica navale: a Venezia un corso unico in Italia

L’Istituto Giorgio Cini resta un’eccellenza della formazione nel campo della cantieristica navale.
Da quest’anno si è trasformato in “Industria e Artigianato per il Made in Italy con indirizzo Cantieristica Navale”e risulta un indirizzo di studi quinquennale unico in Italia.
Qui gli alunni saranno in grado di trasformare il legno in mascarete, sandoli, caorline, pupparini, gondole, bragozzi e sanpierote.
Tutte imbarcazioni tipiche veneziane; un patrimonio storico e culturale che rischiava di andare perduto.

Al lavoro all’Istituto Cini di Venezia

La caparbietà di alcuni professori ha voluto diversamente. Progettato il nuovo corso approvato dal Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), hanno avviato il nuovo indirizzo, che porterà risorse importanti a settore in costante crescita.
La diportistica minore a Venezia, infatti, non conosce crisi. Negli ultimi anni il trend di crescita sta segnando una continua espansione. Il paradosso è che manca il personale qualificato.E’ nato quindi per rispondere alle esigenze del territorio il corso quinquennale. Dal Cini usciranno tecnici altamente qualificati e con un sicuro sbocco lavorativo.

Il corso

La città di Venezia torna così a imporsi nel campo della formazione degli “artigiani del domani”. Al termine del quinquennio i giovani studenti dovranno superare l’esame di Stato per ottenere il diploma professionale e con esso la possibilità di iscriversi all’Università.
“In realtà esisteva già un corso triennale – ci spiega Fabrizio Fiori, coordinatore dell’Indirizzo – e formava Operatori per il montaggio e la manutenzione delle imbarcazioni da diporto. Ci siamo tuttavia resi conto che tre anni non erano sufficienti per creare figure professionali con alta specializzazione e una formazione completa. Le pressioni presso il MIUR per il riconoscimento del quinquennio e dell’indirizzo Cantieristica sono stati per noi una vittoria, perchè da quest’anno scolastico l’Istituto Cini può vantare questo segmento formativo unico in Italia“.

Perchè “Made in Italy”

Una delle ultime riforme del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha riguardato proprio il sistema dell’istruzione professionale. Il Ministero ha voluto investire in ambiti strategici che caratterizzano il cosiddetto Made in Italy, e cioè la formazione in arti e mestieri dalla riconosciuta qualità e creatività. Grazie alla riforma, gli istituti professionali godono di una didattica personalizzata e dopo un biennio in cui vengono affrontate materie comuni a tutti gli istituti, per il triennio successivo si possono proporre percorsi di studio per lo sviluppo di competenze specialistiche. “L’aspetto fondamentale sarà il legame con il territorio – continua Fiori – In tal senso, stiamo lavorando per istituire un Comitato Tecnico Scientifico che vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Fincantieri, ACTV e Amministrazione Comunale per azioni di supporto e collegamento tra la scuola e il mondo del lavoro per favorire l’inserimento post diploma”.

 

 

 

 

1 commento su “Gente di mare. La vocazione marittima dei giovani veneziani”

  1. Perché non inserire il recupero del Motopesca “Marinaretto” nel programma di studio dell’istituto? Costruito dagli allievi del vecchio “Cini” nel cantiere della scuola di S. Giorgio e rimasto in forza come nave scuola al Cini-Venier fino a tre anni fa fu venduto per obsolescenza a un privato che lo sta recuperando con grande difficoltà per riportarlo a navigare. Si tratta di NAVE STORICA essendo stata varata nel 1954 ed immatricolata come “NAVE”. Interamente in legno, dopo 65 anni ricorda a tutti i Veneziani e ai ragazzi che con essa sono diventati veri marinai, che può ancora dare molto, ai costruttori navali, ai macchinisti e agli allievi del “Nautico” e del “Cini”. Un gioiello da salvare con tutte le sinergie disponibili nella città lagunare, un fiore all’occhiello da valorizzare, un tesoro dell’arte nautica veneziana e dei suoi trascorsi marinareschi da far rivivere. Salviamo il “Marinaretto”
    Per info vedere su f “Associazione Culturale Il Marinaretto”

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