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Nuove sfide nello spazio. L’Europa cerca astronauti.

Nuove sfide nello spazio. L’Europa cerca astronauti.

In vista degli appuntamenti con la Luna e con Marte, la ricerca punta all’ibernazione

Nell’era della cosiddetta “New Space Economy”e delle nuove esplorazioni della zona circumlunare, si preparano le nuove missioni nelle zone più remote del sistema solare.
L’Italia è pronta a collaborare con la Nasa per il ritorno dell’uomo (ma già si parla della prima donna) sulla Luna e l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha avviato la sua ricerca di astronauti.
Il settore dell’esplorazione spaziale cresce e non coinvolge più solo le nazioni più ricche ma anche il settore privato che, secondo lo Space Report 2019, copre circa l’80% dell’economia spaziale mondiale. Quasi 330 miliardi di dollari a fronte dei budget governativi, che costituiscono il 20% del totale: circa 85 miliardi di dollari.

A crescere, è anche la ricerca. La scienza è sempre più concentrata sull’obiettivo dell’ibernazione degli astronauti. Un tema non nuovo per la medicina spaziale che tuttavia,  sull’assopimento dei corpi durante il periodo tra il lancio e l’atterraggio, sta raggiungendo nuovi traguardi.

Il bando dell’Esa

E’ attesa per il 16 febbraio la pubblicazione del bando dell’Agenzia Spaziale Europea, alla ricerca di astronauti per le sue nuove sfide nelle spazio. L’ Esa coordina i progetti  aerospaziali di 22 Paesi europei e in calendario ha diverse nuove missioni.
I requisiti per partecipare alla selezione del bando, oltre all’ottima salute fisica, prevedono acquisite competenze  scientifiche, preferibilmente anche in ambito operativo, una laurea -o titolo di studio equivalente-  in Scienze Naturali (fisica, biologia, chimica, matematica), Ingegneria o Medicina,  un’esperienza lavorativa nel settore oppure un’esperienza di volo attivo di almeno tre anni. E’ richiesta inoltre l’ottima conoscenza della lingua inglese e preferibilmente della lingua russa.

Astronauta ibernazione

La Luna e Marte

Le grandi sfide che l’ingegneria aerospaziale mondiale vuole provare a vincere sono le “conquiste” della Luna e di Marte. L’obiettivo è quello di trovare soluzioni per sopravvivere in ambienti ostili quali questi sono per l’uomo.
Se per la Luna si stanno realizzando una nuova stazione spaziale, il missile e la navicella spaziale per le prossime missioni, per Marte si è calcolato che i tempi di percorrenza sarebbero almeno di 9 mesi.

il pianeta Marte
Marte

Un lungo viaggio pieno di insidie per psiche e corpo, che potrebbero però essere aiutati dalla tecnica dell’ibernazione.

Il letargo umano

Gli studi lo confermano: il sonno profondo potrebbe essere la soluzione per consentire agli astronauti di raggiungere pianeti lontani anni luce senza conseguenze. E’ questa una delle principali sfide della medicina spaziale, insieme alle ricerche per contrastare gli effetti del volo spaziale sulla salute, che sono simili a quelli dell’invecchiamento.
“ Ho iniziato a lavorare sull’ibernazione per scopi medico sanitari -racconta il neurofisiologo dell’Università di Bologna Matteo Cerri, autore del libro “La cura del freddo. Come uno spietato killer naturale può diventare una risorsa per il futuro”- Su pazienti gravemente malati e in condizione critica, ogni singolo risparmio di energia è fondamentale. L’ibernazione, sulla quale lavorava Lazzaro Spallanzani nel 1700, è la condizione naturale più vicina alla morte senza però mai diventare un momento in cui la vita cessa. Studiando poi abbiamo scoperto che l’organismo, durante l’ibernazione, lavora in un modo diverso e questa particolarità apre finestre di intervento medico molto interessanti per situazioni patologiche in diversi organi”

Il neurofisiologo dell'Università di Bologna Matteo Cerri ibernazione
Il neurofisiologo dell’Università di Bologna Matteo Cerri

I vantaggi di corpo e mente

Il torpore sintetico, perché così si chiama scientificamente l’ibernazione artificiale, simula una situazione di letargo.
Come quindi succede per altri animali, in quello stato non si mangia, non si beve e non si producono scarti biologici.
Soprattutto, ci sarebbero notevoli vantaggi per corpo e mente. Muscoli e ossa, pur in situazione di microgravità, non perderebbero forza e, non essendo gli astronauti coscienti durante il viaggio, non subirebbe cali psicologici importanti.

“Ultimo fattore ma non meno importante è l’esposizione alle radiazioni – spiega Cerri -Più si va lontano, più si assorbono radiazioni. E’ necessario proteggersi ma, a oggi, i mezzi fisici a disposizione non lo consentono.  Ecco quindi che l’ibernazione sarebbe una soluzione perché le cellule, per la particolare condizione di torpore sintetico in cui si trovano, diventano molto resistenti”.

Una tecnica antica per gli astronauti di oggi

Tracce di questa tecnica si hanno sin da tempi remoti. Le prime scoperte risalgono alla spedizione in Russia di Napoleone. Recuperati sul campo di battaglia i sopravvissuti, i medici dell’esercito osservarono con sorpresa che le cure funzionavano più per i soldati che per gli ufficiali. Capirono alla fine che a determinare la differenza era la temperatura dei luoghi in cui questi uomini erano stati ospitati: stanze riscaldate per gli ufficiali, che morivano però in percentuale maggiore e stanze fredde per i soldati, molti dei quali si salvarono.

Redazione

 

 

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Tag:  astronomia, Esa