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Elezioni 2022, Feltrin: “Gli Italiani torneranno a votare”

Elezioni 2022, Feltrin: “Gli Italiani torneranno a votare”
Il politologo Paolo Feltrin

Il ruolo dei ragazzi della “Generazione Z” nella “fuga dall’astensionismo”

Di astensione al voto, il politologo Paolo Feltrin se ne intende.
Non a caso, è stato scelto dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, tra gli esperti dell’apposita commissione che, in poco più di 3 mesi di lavoro, ha predisposto il “Libro bianco” intitolato “Per la partecipazione dei cittadini, come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto”.
Così, se molti temono che le prossime elezioni politiche del 25 settembre possano far registrare un nuovo record di persone che non si presenteranno alle urne, il direttore dell’Osservatorio elettorale della Regione Veneto si pone in controtendenza: “La mia idea – spiega Feltrin – è che ci sarà una partecipazione elettorale elevata, attorno al 65-70%, ovvero sulla linea della media europea”.

Ritorno al voto? Le ragioni di Feltrin

Se le ultime elezioni amministrative hanno indubbiamente fatto registrare un calo molto forte dei votanti, il politologo veneto premette però che, tradizionalmente, “l’Italia aveva in precedenza un eccesso di partecipazione al voto”. E chiarisce che “almeno la metà delle astensioni, diciamo un 20-25% se si tocca il 40-45%, ha natura involontaria”.
Da considerare, poi, il dato consolidato secondo cui “alle elezioni politiche la gente va sempre molto di più a votare, perché sa che dall’esito dipende il futuro del loro lavoro e della loro famiglia”. In più, quest’anno, Feltrin aggiunge un “motivo tecnico”: “Votare a fine settembre è un esperimento, da cui vedremo alla fine cosa deriverà. Forse, essendo tornati tutti dalle vacanze, voterà più gente che a giugno. Io, anche in ragione della data, sono moderatamente ottimista”.

Astensione, il ruolo dei giovani

Sul tema dell’astensionismo, il direttore dell’Istituto Cattaneo di Bologna, Salvatore Vassallo, ha nelle ultime ore ha dichiarato che i ragazzi della “Generazione Z”, nati tra la fine degli anni Novanta e il primo decennio del Duemila, sono molto più interessati alla politica.
“Di tutto questo interesse – commenta Paolo Feltrin – io non me ne sono accorto, anche perché non vedo particolari movimenti giovanili”.
Se anche però ci fosse in effetti un dato superiore alla media nel voto dei più giovani, aggiunge il politologo, “questa è la generazione numericamente più sottile della storia d’Italia, per cui l’effetto sull’astensione totale sarà minimo”. Né, secondo l’esperto, peserà la prima volta dei diciottenni ammessi al voto anche per il Senato. “È una decisione che ritengo interessante e utile. Era giusto farlo e non è mai troppo tardi. Ma è un aspetto che non ha mai avuto influenze particolari sulla partecipazione”.

Voto lontano da casa: presto sarà possibile

Un aspetto preso in considerazione dal Libro bianco è invece quello della possibilità di votare lontano dalla città di residenza.
“Sono soprattutto i ragazzi di 18-19 anni – sottolinea il direttore dell’Osservatorio elettorale del Veneto – a vivere questa condizione, per motivi di studio e non solo. L’idea che abbiamo portato avanti è quella di poter votare dove si è e non dove si risiede ufficialmente”.
In altri termini, se ad esempio un ragazzo veneziano studia a Milano o a Torino, potrebbe decidere di non tornare in Laguna solo per votare. Se potesse farlo nella città universitaria, magari, si recherebbe invece alle urne. “Sarebbe sufficiente – spiega Feltrin – una sorta di “green pass elettronico”, per risolvere i problemi. Ed eravamo al lavoro per realizzarlo nel 2023”.

Giovani: ambiente il “tema caldo”

Anche se i giovani, secondo il politologo, guardano meno alla politica delle generazioni passate, ci sono però alcuni temi che stanno loro particolarmente a cuore.
“Dopo gli anni Ottanta – riassume Paolo Feltrin – il voto è diventato più semplice, perché lo Stato non viene più visto come un “imprenditore”, visto che molte cose le fa il privato. Sono venuti meno gli aspetti ideologici del conflitto tra capitale e lavoro e la stessa comunicazione è evoluta progressivamente dalla tv pubblica, a quella privata, fino a internet”.

Pur con una percezione diversa del ruolo della politica, delle istituzioni e dello Stato, vi è comunque un aspetto molto importante: “La novità – sottolinea Feltrin – è la centralità del tema ambientale. I giovani vivono fin dall’inizio in mezzo ai grandi temi “green”. Non è più cioè il comunismo, ma l’inquinamento, un tema dominante, che avrà peso anche nella campagna elettorale. E vedremo chi saprà intercettare meglio le tematiche rilevanti emergenti, se il centro-destra o il centro-sinistra. Un terzo polo? Il ragionamento andrà aperto dal 26 settembre…”.

Astensione, il peso degli anziani

Il problema dell’astensionismo, per il direttore dell’Osservatorio elettorale veneto, è invece legato molto più agli anziani.
“L’astensione involontaria – conclude Feltrin – in buona parte dipende dai “grandissimi anziani”. Basta infatti pensare che, in 50 anni, gli over 75 in Italia sono aumentati da 1 a 7,5 milioni. E, a far pesare ancor di più questo dato, c’è anche l’attenzione non molto forte da parte dei partiti a farli votare. Le scene degli anziani prelevati da casa per portarli al seggio appartengono a un’altra epoca”.

Alberto Minazzi

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